Sia Emmanuel Macron che Mark Carney hanno condannato un'operazione eseguita senza il consenso dell'Onu e in violazione del diritto internazionale.
Il centrodestra ha affossato la proposta di legge sulla settimana lavorativa corta
La proposta di Avs, M5S e Pd prevedeva quattro giorni di lavoro a parità di stipendio. La maggioranza ha deciso che non se ne farà nulla.
La settimana lavorativa corta non arriverà in Italia, nemmeno in forma sperimentale, nonostante oltre il 70 per cento degli italiani sia favorevole all’idea, secondo una recente rilevazione del Censis. A sancirlo è stato il voto di ieri della Camera, dove la proposta sulla settimana corta è stata affossata tramite l’approvazione di un emendamento che ha cancellato integralmente il testo di legge presentato da Avs, Movimento 5 Stelle e Partito democratico. La proposta prevedeva una fase di sperimentazione triennale, durante la quale le imprese avrebbero potuto adottare la settimana lavorativa di quattro giorni tenendo invariata la retribuzione dei dipendenti. L’applicazione sarebbe stata definita attraverso la contrattazione collettiva, con accordi tra aziende e lavoratori su turni e orari. Per favorire l’adozione del modello erano previsti incentivi economici, in particolare esoneri contributivi per i datori di lavoro che avessero ridotto l’orario mantenendo inavariati i salari.
Come ricostruisce Il Fatto Quotidiano, a far saltare la proposta è stata la platea molto ampia di lavoratori che la fase di sperimentazione avrebbe potuto includere: il testo, infatti, non escludeva esplicitamente i lavoratori della pubblica amministrazione. Questo elemento è diventato uno dei punti più discussi, dato che l’estensione della riduzione dell’orario anche al settore pubblico avrebbe comportato un impatto significativo sui conti pubblici e sull’organizzazione dei servizi. La Ragioneria generale dello Stato ha dato dunque parere negativo sulla proposta e il centrodestra ha successivamente consolidato un orientamento contrario, legando il no soprattutto all’assenza di coperture ritenute adeguate e alla mancata esclusione esplicita del pubblico impiego.
Questa bocciatura è l’ennesima conferma dell’arretratezza dell’Italia sul tema dei cambiamenti del mondo del lavoro. In molti Paesi dell’Unione europea, invece, la settimana lavorativa corta è già una realtà consolidata oppure oggetto di sperimentazioni su larga scala e in fase avanzata, mentre nel nostro Paese resta limitata a singole e isolate iniziative aziendali e non trova, almeno per ora, un quadro normativo di riferimento. Negli ultimi anni diversi programmi nazionali hanno coinvolto migliaia di lavoratori, registrando risultati positivi su produttività, benessere e stabilità occupazionale, portando in diversi casi alla definitiva adozione del modello. In Islanda, per esempio, dopo una lunga sperimentazione tra il 2015 e il 2019, la riduzione dell’orario di lavoro è stata estesa a gran parte del pubblico impiego. Nel Regno Unito una sperimentazione nel 2022 ha coinvolto oltre 60 aziende, molte delle quali hanno poi mantenuto stabilmente la settimana lavorativa di quattro giorni. Programmi pilota su larga scala sono stati avviati anche in Spagna, Portogallo e Belgio, mentre in altri Paesi europei il modello viene testato attraverso accordi aziendali o settoriali.
Lo ha annunciato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen con un post su X, diventato un instant classic dei meme sulla burocrazia europea.