Hype ↓
23:33 mercoledì 29 aprile 2026
Il governo sudafricano ha dovuto ritirare la sua proposta di legge sull’AI perché si è scoperto che è stata scritta con l’AI In particolare, si è scoperto che l'AI si era inventata di sana pianta tutta la bibliografia alla base del testo di legge.
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».
Quest’anno in concorso al Festival di Cannes ci sono soltanto film lunghissimi Oltre la metà durano più di due ore, ben otto superano le due ore e mezza, ce n'è uno che arriva a tre ore e un quarto.
Il Met Gala starebbe abbassando i prezzi perché con Jeff Bezos e Lauren Sánchez a finanziarlo nessuno ha granché voglia di andarci Dagli iniziali 75 mila dollari per l'ingresso e 350 mila per un tavolo da 10, i prezzi adesso si starebbero abbassando sensibilmente.
Con tutto quello che sta succedendo nel mondo, Donald e Melania Trump stanno impiegando tempo ed energie per litigare con Jimmy Kimmel (di nuovo) Stavolta i Trump si sono arrabbiati per una battuta in cui Kimmel definiva Melania «una vedova in divenire».
Acne Paper ha messo in mostra per la prima volta 70 disegni di René Bouché che ritraggono 70 donne che hanno fatto la storia Tra i ritratti dello storico illustratore di Vogue compaiono i volti di Lee Radziwill, Billie Holiday, Helena Rubinstein e Babe Paley.
Adesso anche TikTok fa la sua classifica dei bestseller Uscirà ogni mese e incrocerà le vendite dei libri con le visualizzazioni che i contenuti dedicati a quel libro ottengono sul social.

Il culto di W. G. Sebald

Come lo scrittore tedesco morto nel 2001 si è trasformato in un'icona letteraria.

16 Dicembre 2019

C’è un primo buon indizio per capire quando uno scrittore si è trasformato in autore-di-culto: è l’affanno con cui gli editori cercano, trovano, giustificano e pubblicano ogni pezzetto di carta trovato in giro per il mondo. Non si tratta sempre di operazioni di riciclaggio: questi pezzetti di carta, e cioè articoli, discorsi, interviste, prefazioni, possono essere di qualità eccelsa, come è capitato per il volume Tra parentesi: Saggi, articoli e discorsi (1998-2003) di Roberto Bolaño, e Bolaño stesso è forse il miglior esempio nell’epoca recente di scrittore trasformato in icona religiosa.

Analizzare l’opera e il profilo di Bolaño, in questo senso, offre una sponda per paragonarlo a un altro scrittore “cult”: W.G. Sebald, anche lui protagonista di quest’opera di pubblicazione postuma grazie a Il fantasma della memoria, volumetto agile e felice di Treccani Libri, curato da Lynee Sharon Schwartz, che raccoglie una serie di conversazioni di diversi giornalisti con lo scrittore tedesco. Per capire perché Sebald, da qualche anno (in fondo è morto soltanto nel 2001) si sia trasformato in icona letteraria possiamo iniziare a cercare cose in comune con l’apparentemente diversissimo cileno: entrambi sono personaggi schivi e strani (weirdos, in un certo senso) e poco propensi a parlare di sé; entrambi scrivono in un modo libero o anarchico e certamente poco ortodosso per il canone dell’epoca, anche se in direzioni opposte; entrambi sono romanzieri che si sono spesso provati con la poesia; entrambi sono morti giovani, o comunque non vecchi.

Un altro ingrediente fondamentale per essere cult, se guardiamo ai casi precedenti, è una certa omogeneità nell’opera: libri che si parlano, personaggi che sanno vagare da un volume a un altro, pochi temi che scorrono, riconoscibili, dietro le quinte di tutti. E questo Il fantasma della memoria. Conversazioni con W.G. Sebald dimostra che libri di W.G. Sebald sono stati sempre analizzati più come corpus unico che come casi singoli; anche perché tutte le (nove) interviste pubblicate sono state realizzate tra il 1997 e il 2001, anno della morte dello scrittore. Quali sono questi temi, quindi?

La memoria innanzitutto, direbbe il titolo e hanno scritto in molti. Eppure non è facile dire cos’è esattamente l’attenzione di Sebald per la memoria. Prendiamo i suoi romanzi singolarmente: Vertigini, il primo, è il più difficile da definire: quattro storie di viaggio in cui compaiono Stendhal, Casanova e Kafka, un sistema di passeggiate e aneddoti tra passato e presente che si realizzerà più precisamente in alcuni lavori successivi. Sono ancora quattro gli episodi di Gli emigrati, dove si raccontano le vite, diverse ma legate dal fantasma della Shoah, di quattro ebrei fuggiti dalla Germania. Il viaggio, o meglio il vagabondaggio, è la spina dorsale degli Anelli di Saturno: una passeggiata solitaria nel Suffolk da cui nascono, a ogni incontro con spiagge, personaggi, pub o architetture, storie che profumano tutte indistintamente dello stesso profumo che Sebald riesce a rendere però placido: macerie, distruzione, abbandono. Infine Austerlitz, l’ultimo libro, la storia cioè di un uomo arrivato bambino in Inghilterra come solitario profugo su un Kindertransport cecoslovacco, in fuga dal nazismo, che ricorda a poco a poco il passato che aveva cancellato o mai esplorato, quello della madre deportata a Theresienstadt, quella dell’Europa e della distruzione che la attraversò per anni.

C’è certamente una concentrazione sulla memoria, ma cos’è, davvero, la memoria? Non è soltanto l’atto di ricordare, in Sebald, e nemmeno è l’oggetto del ricordo, ma qualcosa di più complesso, meno definito. L’apparente quiete e razionalità della scrittura (in realtà onirica, anzi sonnambula) nasconde bene una visione spirituale del mondo in cui i confini tra passato e presente sono sfumati. In un’intervista con Eleanor Wachtel registrata per CBS Radio nel 1998, la seconda pubblicata nel libro, Sebald si definisce un cacciatore di fantasmi. Parla del suo interesse per le vite e i passati degli altri: «Quando ti interessi a qualcuno (…) cominci a occupare lo spazio di questa persona, ben dopo il suo tempo. Stabilisci una presenza in un’altra vita attraverso un’identificazione emotiva. E se hai soltanto una briciola o due di informazioni su un certo pittore del XVI secolo, se sei abbastanza interessato, quelle briciole ti consentiranno di essere presente in quella vita, e di riportarla nel tempo presente». Più che il rigoroso professore dell’Università dell’East Anglia, sembra di leggere le parole Darrel Standing, il vagabondo delle stelle di London. Ancora, sul suo ruolo di esploratore di memorie passate: «È come guardare giù in un pozzo. Studiare il passato mi ha sempre dato quel senso di vertigine». In un altro punto, descrive il tempo come «un’inquietudine dell’anima».

Tutti i libri scritti da W.G. Sebald sono rivolti all’indietro: il presente serve come piattaforma per guardare al passato, esplorare il passato dei personaggi, o il passato di intere nazioni o imperi, come emerge chiaramente nell’aneddotica degli Anelli di Saturno. Tutto, in Sebald, è presente in forma o potenza di macerie. Il suo tema preferito, scrive nell’introduzione Schwartz, è «il rapido fiorire di qualsiasi impresa umana, e il suo lento, prolungato dissolvimento». In Austerlitz, libro poco trattato nel volume di Treccani perché pubblicato postumo, ma vero capolavoro dello scrittore tedesco, seguiamo già all’inizio un’articolata dissertazione di Jacques Austerlitz che parte dalla Stazione Centrale di Anversa per concludersi così: «Naturalmente qualcosa ci dice che gli edifici sovradimensionati gettano già in anticipo l’ombra della loro distruzione e, sin dall’inizio, sono concepiti in vista della loro futura esistenza di rovine». Nell’agosto 2001, poche settimane prima di morire, viene intervistato da Arthur Lubow per il New York Magazine e parla del suo «interesse per la morte» come di «una costante della mia vita».

Con questo in mente, si può guardare all’opera di Sebald come a un tentativo di combattere l’oblio, e quindi la morte. Di recuperare le rovine, oggetti trovati per strada, testimonianze di vite sfiorate per caso, e ricostruirne le storie ridandogli vita. Per raggiungere l’obiettivo, Sebald vaga, esplora, raccoglie, racconta. Lo fa come in un sogno o un trip lucidissimo, rifiutando i dialoghi, persino le azioni, perdendosi senza perdersi perché non è in possesso di una meta precisa e prestabilita, di un arrivo possibile. Con queste nove interviste in cui riusciamo a sentire, finalmente, la vera voce del misterioso scrittore, Il fantasma della memoria riesce a fare in parte la stessa operazione con lui.

Articoli Suggeriti
Leggi anche ↓
Quest’anno in concorso al Festival di Cannes ci sono soltanto film lunghissimi

Oltre la metà durano più di due ore, ben otto superano le due ore e mezza, ce n'è uno che arriva a tre ore e un quarto.

Quentin Tarantino ha fatto di tutto per fare il film crossover di Django e Zorro, ha convinto un produttore a finanziarlo ma all’ultimo momento ha detto che lui non ha voglia di dirigerlo

Film basato, tra l'altro, su un fumetto scritto dallo stesso Tarantino. Che però, a quanto pare, di tornare sul set non vuole proprio saperne.

Il MoMA di New York ha organizzato una gara di sosia di Marcel Duchamp e della sua alter ego Rrose Sélavy

Anche uno dei più importanti e prestigiosi musei del mondo cede al trend dei lookalike contest. L'appuntamento per i sosia è a New York il 30 aprile.

Bon Iver ha fondato una cover band di Bob Dylan e l’ha chiamata Bon Dylan

Band che farà soltanto due concerti, il 24 e il 25 luglio a Eau Claires, Wisconsin, città in cui Bon Iver ha vissuto tutta la vita.

Il nuovo libro di Haruki Murakami sarà il primo della sua carriera con una protagonista femminile

The Tale of KAHO sembra una risposta diretta alle tante accuse di misoginia che gli sono state rivolte dal 1979, anno del suo esordio, a oggi.

Park Chan-wook è finalmente riuscito a trovare i soldi e il cast per girare il film western a cui sta lavorando da dieci anni

Sessanta milioni di dollari, un cast composto da Matthew McConaughey, Austin Butler e Pedro Pascal e un titolo: The Brigands Of Rattlecreek.