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Il nuovo spot di Chanel è praticamente un film: è diretto da Michel Gondry, interpretato da Margot Robbie e “remake” di un famosissimo video di Kylie Minogue Il video in questione è quello di "Come Into My World", che nel 2001 fu diretto proprio da Gondry.
Un anno fa Grimes aveva detto che si sarebbe iscritta a LinkedIn e ora l’ha fatto davvero usando il suo vero nome, Claire Boucher Nello stesso posto pubblicato su X un anno fa aveva detto che avrebbe pubblicato tutta la sua nuova musica su LinkedIn.
Zuckerberg sta addestrando una AI a fare il Ceo di Meta perché secondo lui tutti i dipendenti Meta dovrebbe avere un assistente AI che sappia fare il lavoro al posto loro In molti hanno sottolineato una differenza sostanziale tra Zuckerberg e i dipendenti di Meta, però: lui non può essere licenziato e rimpiazzato dall'AI.
Il nuovo film di Sean Baker è già uscito e si può vedere gratuitamente online Si intitola Sandiwara, è un cortometraggio ambientato a Penang, in Malesia, le protagoniste sono la premio Oscar Michelle Yeoh e la cucina malese.
Il nuovo progetto di Hayao Miyazaki sono dei diorami che riproducono alla perfezione scene di film dello Studio Ghibli Il regista sta lavorando a 31 "scatole magiche", basate su altrettante sue illustrazioni, che verranno esposte a luglio al Ghibli Park, in Giappone.
A causa dei depositi di petrolio colpiti dalle bombe, a Teheran c’è anche un gravissimo problema di inquinamento dell’aria Molti cittadini di Teheran hanno raccontato di star soffrendo da giorni di mal di testa, irritazione a occhi e pelle e difficoltà respiratorie.
Tajani al seggio che vota Sì è diventato l’involontario e perfetto meme che celebra la vittoria del No La foto del Ministro degli Esteri che esercita il diritto di voto è diventata, suo malgrado, il simbolo di tutto ciò che è andato storto nella campagna per il Sì, tra citazioni sbagliate e foto imbarazzate.

Martin Scorsese ha voluto spiegare perché i film della Marvel non sono cinema

05 Novembre 2019

La prima critica di Martin Scorsese all’universo Marvel risale allo scorso 4 ottobre, durante un’intervista per Empire: «Non vedo i film della Marvel, ci ho provato. Ma non sono cinema». Ora, a distanza di un mese, dopo il botta e risposta tra il regista di The Goodfellas e Samuel L. Jackson, (seguito da quello con Taika Waititi, che ha difeso la categoria) e le voci dei grandi del cinema come Francis Ford Coppola che si sono unite a quella di Scorsese contro i cinecomics Marvel, è lo stesso regista a voler ribadire e chiarire il proprio pensiero, attraverso un editoriale pubblicato per il New York Times.

«So bene come molti di questi film siano realizzati da persone di notevole talento. Il fatto che non mi interessino è soltanto una questione di gusto personale», ha spiegato. «Sono certo che se fossi più giovane, forse avrei persino voluto dirigerne uno. Ma i film su cui mi sono formato sono stati altri», per questo ora non riesce ad apprezzarli. Perché allora il cinema riguardava la complessità dei personaggi e la loro natura contraddittoria. Senza effetti speciali ma con tanta introspezione, i film assumevano il significato di opera d’arte «come Persona di Ingmar Bergman, The Steel Helmet di Sam Fuller». Per Scorsese è questo ciò che differenzia completamente i film Marvel dal “vero cinema”. «Non c’è rivelazione, mistero o autentico pericolo emotivo. Niente è a rischio. Le immagini sono realizzate per soddisfare una serie specifica di esigenze e sono progettate come variazioni su un numero finito di temi».

È a questo punto che giunge al nodo della questione, quello di carattere economico. «Ora abbiamo due campi separati: c’è l’intrattenimento audiovisivo e c’è il cinema. Di tanto in tanto si sovrappongono, ma raramente. E temo che il dominio finanziario dell’uno venga utilizzato per emarginare e sminuire l’esistenza dell’altro», ha scritto, riportando la polemica al cambiamento che il mercato dell’audiovisivo ha subito negli ultimi anni, sempre più incline alla logica della domanda-offerta. «Per chi sogna di fare film o ha appena iniziato, la situazione in questo momento è brutale e inospitale per l’arte. È semplicemente una questione di dare alla gente quello che vuole? No, non sono d’accordo. Se alla gente viene dato un solo tipo di cosa e viene venduto all’infinito solo quello, ovviamente vorrà sempre di più di quell’unica cosa».

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