Hype ↓
01:13 sabato 7 febbraio 2026
Per i vent’anni di High School Musical, Disney ha spezzettato il film in 52 video brevi e lo ha pubblicato tutto su TikTok È la prima volta che un produttore e distributore come Disney "adatta" un film per essere visto su un social.
C’è un sito in cui le AI possono affittare degli esseri umani a cui far fare tutto quello che vogliono Si chiama Rentahuman.ai, lo ha lanciato un signore di nome Liteplo, finora (per fortuna) non ha riscosso alcun successo.
Sono state pubblicate le foto della corona tutta ammaccata che i ladri hanno lasciato cadere durante il furto al Louvre Il museo ha diffuso le immagini del gioiello, danneggiato ma ancora integro, in attesa di lanciare un bando per decidere chi la restaurerà.
In realtà, il litigio tra Ghali, Comitato olimpico e ministero dello Sport va avanti da settimane Le polemiche di questi giorni sono il culmine di bisticci che vanno avanti da quando Ghali è stato scelto per partecipare alla cerimonia d'apertura.
Un articolo fatto con l’AI pubblicato da un’agenzia di viaggi ha portato dei turisti a cercare delle inesistenti terme in uno sperduto paesino in Tasmania All'improvviso, nel minuscolo paesino di Weldborough, 33 abitanti, si sono presentati decine di turisti che chiedevano come raggiungere le terme.
Da oggi Stati Uniti e Russia potranno aggiungere al loro arsenale militare tutte le testate atomiche che vogliono Sono le conseguenze del mancato rinnovo dell'accordo New START, che limitava la proliferazione delle armi nucleari.
Pieter Mulier è il nuovo Direttore creativo di Versace Diventerà ufficialmente Chief Creative Officer l'1 luglio.
La Lofi Girl di YouTube aprirà il suo primo Lofi Café in centro a Parigi Proprio come nel suo canale, diventato famosissimo durante la pandemia e attivo ancora oggi, sarà un posto dove studiare e rilassarsi insieme.

Vedi Napoli e poi schwa

Cosa succede quando, all’improvviso, il fonema che ti ha perseguitato per una vita diventa sperimentazione linguistica ed esempio virtuoso dell’italiano standard del futuro.

16 Novembre 2021

Chiunque abbia frequentato i dipartimenti di Lettere della Federico II di Napoli conosce già da tempo, prima di ddl Zan e complotti gender, il fenomeno dello schwa. La vocale indistinta, il suono neutro, quello che, nel diagramma vocalico, si pone proprio al centro, perché non comporta nessuna inflessione specifica della bocca se non un inquietante e disfatto sospiro, proprio di chi non sa cosa dire e per questo sta fermo, impreparato, prende tempo, a bocca aperta: “əəəə”.

La morfologia del dialetto napoletano è costituita dalla quasi totale assenza delle vocali finali, di solito sostituite da un suono indistinto, registrato nell’IPA (alfabeto fonetico internazionale) proprio con la trascrizione fonetica dello schwa. Ma nel momento in cui le parole perdono il morfema del femminile e del maschile, come fanno allora i napoletani per individuare i generi? Il dialetto napoletano li riabilita attraverso meccanismi e processi più ambigui, pieni di eccezioni, spesso neutri e indeterminati, un po’ pezzotti, che prendono però il nome tecnico di raddoppiamento fonosintattico, variazione metafonetica, fenomeni molto spesso imprevedibili, di certo non classificabili facilmente come nella dimensione binaria, a dominazione maschilista, dell’italiano. Con il napoletano il problema dei plurali maschili sovraestesi è risolto. «Bona sera a tuttə quantə». Cosa fare? Trasferire la Crusca a Napoli? Risciacquare i panni a via Caracciolo?

Vera Gheno, sociolinguista del momento, esalta le potenzialità dello schwa perché, spiega, è un suono pronunciabile, indistinto per i generi indistinti, è sperimentale, non stona in un testo. La studiosa ricorda che la lingua si modifica in base all’uso, nessuna teoria gender qui si tratta solo di sana sperimentazione. Infine, come ultimo appeal, il suono dello schwa, dice, è esotico. E già il richiamo verso Napoli, città sodatica, meta proibita di Grand Tour, con la sua eccezionalità irriducibile, il gusto camp, tornano a galla, magari sotto l’eco di un gorgheggio neomelodico che non è altro che uno ə melodioso e prolungato.

Con il napoletano il problema dei plurali maschili sovraestesi è risolto. «Bona sera a tuttə quantə». Cosa fare? Trasferire la Crusca a Napoli? Risciacquare i panni a via Caracciolo?

Non sempre il dialetto napoletano è così queer. Come in altri dialetti meridionali utilizza quel brutto articolo determinativo “‘u”, sovramaschile e tossico. Certo, quest’ultimo è molto più in uso nelle varianti dei comuni in periferia, molto diffuso tra Giugliano e Qualiano. Varrebbe la pena proporre una ricerca di dottorato in cui tracciare una mappa di isoglosse per identificare quali sono i comuni più machisti, e che magari registrano un tasso maggiore di femminicidi, episodi di omofobia. Ma saranno pronti i dipartimenti di studi umanistici?

Chi ha raccontato meglio il rapporto di una vita intera con il dialetto napoletano, in un andirivieni costante di amore e odio, rifiuto ed entusiasmo, è Domenico Starnone. Dal Salto con le Aste al recente romanzo Vita mortale e immortale della bambina di Milano, il rapporto con il napoletano diventa un conflitto personale attorno al quale i suoi personaggi crescono, riflettono, nella maggior parte dei casi si emancipano, allontanando da sé lo spettro dell’ignoranza della generazione precedente, dei padri cresciuti durante la guerra, che l’italiano non lo parlavano ma si esprimevano solo attraverso l’uso più violento del dialetto, in una sequela di insulti dati a colpi di occlusive bilabiali sorde e fricative alveolari, (vafammoccacchitemmuortə, per intenderci). Il dialetto quindi come vergogna, da emendare con un italiano forbito tutto letterario, scolastico, appreso dalla lingua dei fumetti di Tex Willer, o dalle traduzioni dei romanzi ottocenteschi comprati a poche lire sulle bancarelle.

Il protagonista del suo ultimo romanzo, iscritto a un esame di glottologia, deve compilare decine di schede in cui trascrivere parole napoletane nell’alfabeto IPA. In una delle scene più belle del romanzo limita il suo case study alla nonna, silenziosa e analfabeta. Così durante un pomeriggio, non senza un certo imbarazzo, la donna prende a sfiorare gli oggetti di casa e a evocarne i nomi. Peccato che, per l’autorevolezza del lavoro («l’università, secondo lei si trovava in alto, quasi in cielo e risultò inutile dirle che bastava andare per il Rettifilo, chissà quante volte c’era passata davanti») la nonna si lascia andare a ipercorrettismi inutili, mette le vocali a fine parola (“pirciatell-a, votapesc-e”) in una parodia di napoletano che indispettisce il nipote, che invece ha bisogno del contrario, della lingua più verace, più esotica, quella che servirà poi ai professori universitari per i loro studi di dialettologia. E allora la nonna riprende a dare alle cose i nomi giusti, ma di nuovo Mimì si irrita a sentirla pronunciare le parole in quella lingua di cui in fondo si vergogna. A lavoro finito, in quelle schede ben compilate nessuno dei due, né il giovane glottologo né la nonna analfabeta, riusciranno a riconoscersi.

All’improvviso, il fonema che ti ha perseguitato per una vita, diventa sperimentazione linguistica, esempio virtuoso dell’italiano standard del futuro

«Avevo sempre detestato del dialetto l’assenza delle finali quel loro perdersi in un suono indistinto. Mio padre, che so, strillava con mia madre – addo cazzə si ghiutə accussi’ mpennacchiatə?-, e le parole gelose si slanciavano da lui a lei cercando di colpirla con z, con t, che annaspavano senza vocale, denti che volevano azzannare e invece mordevano ferocemente solo aria».

Anche chi scrive, più di cinquant’anni dopo la storia raccontata da Starnone, ha sempre vissuto con un certo disagio l’onnipresenza dello schwa, la sua cadenza incorreggibile anche nell’italiano regionale, che andava a peggiorare una già sinusitica cadenza. Un retaggio culturale che immediatamente ti pone fuori da certi quartieri, (il Vomero ad esempio, quartiere dove non tutti conoscono il napoletano) ti ingabbia all’istante in una posizione socio culturale che non va oltre l’impiego statale. Che ridere riconoscere in molti genitori professionisti (medici soprattutto) un parlato per le occasioni pubbliche cristallino, in molti casi effeminato, da gagà, un’intonazione precisa, tutte le vocali finali al posto giusto. Ci vuole pazienza per ammorbidire certe inflessioni. Gli scivoloni sui dittonghi di “fuoco, vuoto” le semivocali strascicate di “miele, niente”, non sono facili da ripulire se non con una premeditata impostazione dell’apertura della bocca.

E invece all’improvviso, il fonema che ti ha perseguitato per una vita, diventa sperimentazione linguistica, esempio virtuoso dell’italiano standard del futuro. La Crusca è contraria allo schwa, o meglio, è poco ottimista sulla possibilità che la morfologia di una lingua possa essere stravolta nell’immediato e attraverso un percorso artificiale, indotto. Il napoletano intanto non è mai stato così cool, con buona pace di Starnone e di tutti noi provinciali. Sarà il caso allora di farsi avanti, di ribaltare la storia culturale del Paese, di diventare per una volta lo standard e non l’eccezione, far convivere finalmente tutte le divergenze a suon di mandolino e bocche aperte?

Articoli Suggeriti
Le parti rosse di Maggie Nelson non è né un memoir né un true crime, ma un’accusa alla spettacolarizzazione della violenza sulle donne

Il nuovo libro dell'autrice di Bluets racconta un omicidio, un processo e un trauma familiare. Ma, soprattutto, è un'accusa contro una cultura che trasforma in spettacolo persino la morte di una donna.

It’s Never Over, il documentario su Jeff Buckley, arriverà finalmente anche in Italia, a marzo

Soltanto per tre giorni, però: una proiezione-evento per celebrare 60 anni dalla nascita del cantautore di Grace.

Leggi anche ↓
Le parti rosse di Maggie Nelson non è né un memoir né un true crime, ma un’accusa alla spettacolarizzazione della violenza sulle donne

Il nuovo libro dell'autrice di Bluets racconta un omicidio, un processo e un trauma familiare. Ma, soprattutto, è un'accusa contro una cultura che trasforma in spettacolo persino la morte di una donna.

It’s Never Over, il documentario su Jeff Buckley, arriverà finalmente anche in Italia, a marzo

Soltanto per tre giorni, però: una proiezione-evento per celebrare 60 anni dalla nascita del cantautore di Grace.

Chloé Zhao ha fatto Hamnet per dimostrare che l’arte può curare anche il trauma più grave

Una conversazione su arte, guarigione, spiritualità e attori con la regista di uno dei film più attesi dell'anno, appena arrivato nelle sale italiane e già candidato a 8 premi Oscar.

Darren Aronofsky si è guadagnato l’appellativo di “traditore del cinema” perché ha fatto una serie usando solo l’AI

Sia i critici che i colleghi stanno commentando molto negativamente (per usare un eufemismo) sia la scelta di Aronosfsky che il pessimo risultato ottenuto.

Un grave scandalo sessuale avvenuto sul set di Good Time potrebbe costare l’Oscar a Josh Safdie e a Marty Supreme

E sarebbe anche la ragione, questo scandalo, della brusca separazione di Josh dal fratello Benny.

La figlia di David Lynch ha annunciato che l’ultima e inedita sceneggiatura scritta dal padre diventerà un libro

Unrecorded Night è la serie tv che Lynch non è mai riuscito a farsi produrre. Dovremo accontentarci di leggerla.