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07:38 lunedì 5 ottobre 2026
Le case editrici e le tipografie ucraine sono diventate uno degli obiettivi più colpiti dall’esercito russo Una vera e propria strategia, ormai. Tanto che in questi attacchi è andato distrutto un terzo dei libri stampati in Ucraina nel corso dell'anno.
È uscito un videogioco in cui l’unica cosa da fare è andare a un rave illegale e ballare tutta la notte Si chiama Afters, è gratuito e lo ha realizzato un game designer a cui l'idea è venuta dopo una notte passata tutta a ballare a un rave illegale.
La cosa incredibile di questa crisi energetica è che tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivata, perché tutti sapevano che le scorte di petrolio prima o poi sarebbero finite Ed evidentemente nessuno è riuscito a fare nulla per evitare lo scenario peggiore. Che è quello che stiamo vivendo in questi giorni.
Tilda Swinton ha scritto un’autobiografia, ma siccome non voleva fare la solita autobiografia ha deciso di raccontare la sua vita attraverso gli oggetti che ama Si intitola Material Evidence, uscirà nel 2028 e al suo interno ci saranno: un abito da battesimo, una lettera, una gamba di legno, una felpa, una matassa di seta da ricamo, una fotografia, una vita intera.
Per lanciare il loro nuovo album i Fontaines D.C. hanno organizzato dei listening party nei negozi di dischi indipendenti di tutto il mondo e l’Italia è uno dei Paesi in cui ce ne saranno di più Saranno ben 22 e si terranno tutti l'8 ottobre, sparsi dalla Liguria alla Sicilia e molti in "provincia", dentro negozi che sono pezzi di storia delle città.
La storia del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, abbattuto per far posto anche a un supermercato, è molto più complicata e preoccupante di come la si sta raccontando Perché oltre al supermercato verranno costruiti anche una Casa della Comunità, una biblioteca e un polo sociale. E piantati 1350 nuovi alberi.
Negli ultimi cinque anni la Svizzera ha perso un quinto dei suoi ghiacciai Solo nel 2026 è sparito il 5,5 per cento del ghiaccio delle Alpi Svizzere. Gli scienziati parlano apertamente di «un anno catastrofico».
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.

RoboCup

Il campionato di calcio giocato dalle macchine e il sogno di sconfiggere la squadra "umana" più forte del mondo entro il 2050. Tra i favoriti? L'Iran.

12 Aprile 2013

Il 1997 è stato un anno particolare per l’umanità. Forse non ce ne siamo resi conto appieno ma in quei dodici mesi noi, in quanto specie animale, ci siamo presi due batoste notevoli. A maggio una cosa prodotta dalla Ibm chiamata Deep Blue – un supercomputer d’ultima generazione – ha battuto a scacchi Garry Kasparov, considerato il più grande giocatore di tutti i tempi. E nel luglio dello stesso anno un robot chiamato Sojourner è sbarcato su Marte, dove ha cominciato a girovagare e raccogliere materiale. Un’ottima annata per l’intelligenza artificiale e la robotica, quindi, coronata da un evento passato sotto silenzio e presto dimenticato, che ora ritorna dal fondo della storia recente come una discreta minaccia: la nascita di RoboCup (Robot Soccer World Cup), il campionato internazionale di calcio giocato da robot che si tiene in Olanda. Da allora, ogni anno la competizione si ripete – è l’appuntamento più atteso nel suo genere – e sono nati anche tornei locali, sorta di tour preparatorio per il big one d’Olanda.

RoboCup è una bella manifestazione che si basa su un sogno che sa da lucida follia: «Entro la metà del 21esimo secolo», recita il sito ufficiale del torneo, «una squadra di giocatori di calcio umanoidi completamente automatizzati riuscirà a vincere una partita, giocata fedelmente alle regole ufficiali della Fifa, contro la vincitrice della più recente Coppa del Mondo di calcio». Non male come ambizione: per capirla appieno, voliamo in Iran.

L’Iran ha vinto la RoboCup 2013, seguito da Olanda (paese ospite fisso), Cina e Giappone; al netto della nazione europea, nessuna di queste brilla particolarmente nel calcio vero (leggasi: umano).

Tra il 5 e il 7 aprile aprile scorso, infatti, si è tenuto a Teheran l’ottava edizione dell’IranOpen, competizione robo-calcistica nata nel 2006 e organizzata dall’Iranian RoboCup National Committee e la Qazvin Azad University. L’ambientazione mediorientale non è casuale: la nazionale locale è la più forte del mondo e il citato Committee «sembra essere la principale divisione robotica sostenuta dal governo», racconta Motherboard. I risultati si vedono: l’Iran ha vinto l’edizione del 2013, seguito da Olanda (paese ospite), Cina e Giappone; al netto della nazione europea, nessuna di queste brilla particolarmente nel calcio vero (leggasi: umano).

L’IranOpen consiste di sei categorie. Le prime due sono dedicate alla simulazione, ai videogiochi (una al 2D, l’altra al 3D). Segue una categoria dedicata ai robot di piccola taglia, dei piccoli cubi dalle dimensioni piuttosto limitate e regolamentate (massimo 180 mm di diametro e 150 mm d’altezza) che giocano in un mini-campo 6X4 metri. Si tratta di macchine ridotte e dalla forma non umanoide, quindi non è su queste che punteremo per la vittoria contro la Spagna o il Brasile entro il 2050. Nemmeno la categoria “middle-size” è utile alla bisogna, visto che i giocatori sono poco più grandi e “intelligenti”, giocano su un campo più grande (18X12) ma mantengono una forma rigida, cubica. Sono macchine sincere, trasparenti, che non tentano di imitare gli umani: si rimbalzano la palla a vicenda muovendosi secondo un algoritmo ma non hanno gambe.

Passiamo alla categoria “umanoidi” e troviamo alfine gioia. Esistono tre classi di gioco: la MidSize (tra i 30 e i 60 cm d’altezza), la TeenSize (tra i 90 e i 120) e l’AdultSize (130-160), che necessitano di palloni e porte di dimensioni diverse. Il robocalcio è affascinante anche a livello cromatico: il campo è verde acceso, le porte sono gialle e i palloni possono variare (dalle palline da tennis, per la classeTeenSize, a quelli standard UEFA). Il regolamento ufficiale (qui l’edizione Pdf aggiornata al 2013) insegna parecchio in fatto di pignoleria. Di particolare interesse soprattutto la sezione sulle sostituzioni e gli infortuni, visto che si parla di macchine: tra gli inconvenienti che possono capitare agli umanoidi ci sono problemi tecnici, avarie del sistema o danneggiamento dei componenti fisici. «Un giocatore che non sia in grado di riconquistare la stazione eretta o la postura da camminata entro 20 secondi dopo la caduta dovrà essere rimosso dal campo e tenuto fuori per punizione per 30 secondi» recita serafico il documento. A fischiare questa e altre infrazioni, un arbitro appartenente alla specie degli homini sapiens sapiens. Il regolamento citato è interessante anche per le sue illustrazioni, che corredano uno scenario hi-tech con un’improbabile grafica anni ’90, come di seguito.

Ma come si muovono queste macchine? Come riescono a giocare a calcio? A fare gran parte del lavoro sono dei sensori, ai quali è dedicato un capitolo piuttosto rigido del regolamento: l’unico sensore “attivo” permesso è quello del suono e infatti i giocatori possono essere dotati di un solo diffusore audio (preferibilmente sulla testa, o tra il collo e il busto); altre fonti di luce, onde o suono sono vietate. I sensori per il rilevamento del suono e della luce vanno installati al di sopra del collo mentre le telecamere che fungono da occhi, posizionate sulla testa dell’umanoide, possono avere un campo visivo di 180° al massimo. Anche alle giunture del collo sono imposti dei limiti – quelli del corpo umano. I sensori di forza, temperatura e di vicinanza possono invece essere disposti a piacere lungo tutta la macchina.

Ovviamente ogni giocatore deve essere indipendente dall’esterno ed è autorizzato a comunicare solo con i suoi compagni di squadra.

***

Leggendo questo, però, rimaniamo da soli con i nostri dubbi. Innanzitutto: perché l’Iran si sta dimostrando così all’avanguardia in fatto di sport robotico? Certo, l’obiettivo originale dell’Iranian RoboCup National Committee è apertamente quello «di promuovere la robotica e la ricerca nelle intelligenze artificiali» nel Paese, ma allora: perché proprio il calcio? «Il punto», ha sottolineato Paul Miller su The Verge nel suo reportage da RoboCup 2012, « è che se un robot impara a giocare a calcio, potrà probabilmente fare altre cose bene. Cose utili». Così, di partita in partita, «i robot hanno imparato a riprendersi da cadute, a rialzarsi da soli con le proprie forze e altre cose meravigliose». È un allenarsi finalizzato all’evoluzione allo scopo di padroneggiare uno sport complicato, fatto di scontri, tattiche e scatti in velocità. Tutte cose che poi gli ingegneri possono sfruttare in altri campi al di là del rettangolo verde.

Un altro mistero: potranno mai aggeggi simili sfidare gli eredi di Messi tra una quarantina d’anni? No, dico: guardateli.

Si direbbe di no. No, no e poi no. E gli stessi organizzatori dell’evento ammettono che «l’obiettivo può sembrare eccessivamente ambizioso dato lo stato dell’arte tecnologico odierno». Però c’è una cosa che non va dimenticata: il progresso.

Il primo volo del Flyer, primo velivolo a motore costruito dai fratelli Wright e lo sbarco sulla Luna sono separati da soli 69 anni. Un battito di ciglia in termini storici, un’era in campo tecnologico. Attualmente poi l’innovazione si muove a passi estremamente più veloci di quelli d’inizio secolo, quindi ci si può anche aspettare che in qualche decennio questi buffi robottini diventino sempre più umanoidi e bravi. Un’immagine che può farci sorridere, ma immaginiamo la faccia dei Wright se quel giorno del 1903 qualcuno gli avesse detto che da quell’esperimento avremmo ricavato un viaggio nello spazio. I due avrebbero detto al suo interlocutore: “Non esageriamo, su”. Senza contare che non potevano contare sui fondi di Ahmadinejad.

C’è infine un altro fattore che potrebbe fungere da boost alla robotica: gli interessi militari ed economici. I maggiori eserciti di tutto il mondo sanno da tempo che l’intelligenza artificiale cambierà per sempre la guerra: guardate la gioia con cui il Pentagono usa droni comandati a distanza per bombardare Paesi con cui non è in guerra. Ecco perché la parola umanoide scuote le carni dei generaloni di tutto il mondo producendo tintinnio di medaglie; ecco perché ha così facile accesso ai budget militari. E quando il progresso storico incontra le casse delle superpotenze, nascono invenzioni incredibili, in tutti i sensi. Come la bomba atomica. O come delle macchine che giocano a pallone.

Immagini: due robot giocano a calcio al German Research for Artificial Intelligence (Sean Gallup / Getty Images); un estratto dal regolamento ufficiale di RoboCup (Pdf); una sfida tra umanoidi KidSize (D. Kriesel, 2010 / Wikimedia).

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