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20:42 venerdì 11 settembre 2026
Da gennaio la Svezia dà un “sussidio di rimpatrio” alle persone immigrate per andarsene via dal Paese, ma finora non lo ha richiesto praticamente nessuno Il programma è partito a inizio 2026. Finora ci hanno aderito soltanto 171 persone in tutta la Svezia. I cittadini stranieri sono più di due milioni, un quinto della popolazione totale.
C’è un videogioco in cui vivi le poche gioie e i tanti dolori di un dipendente di una piccola casa editrice indipendente Si chiama Small Press Tycoon, tutte le cose che si dicono e si vedono nel gioco fanno molto ridere perché, chi lavora nell'editoria indipendente può confermare, sono molto vere.
Secondo uno dei capi della sicurezza di Anthropic, «c’è il 10 per centro di probabilità che l’AI ci uccida tutti entro questo decennio» L'ennesimo dirigente di un'azienda AI che dice che le aziende AI stanno per far succedere qualcosa di grave. Senza che nessuno intervenga per fermarle.
Da oggi è disponibile in streaming La Superviviente, un incredibile documentario sulla donna che si inventò di essere una sopravvissuta all’11 settembre Diretto da Kike Maíllo, racconta la storia Alicia Esteve, che per sei anni finse di essere la sopravvissuta Tania Head. Finse tanto bene da diventare la presidente dell'Associazione dei sopravvissuti del World Trade Center.
Queste parole pronunciate nel 1979 da Emma Bonino sull’ipocrisia degli antiabortisti non sono mai state così attuali e così vere «Sono contro l'aborto, dicono. Però contro l'aborto clandestino nessuno faceva assolutamente niente», disse, in una storica puntata di Acquario di Maurizio Costanzo, andata in onda nel 1979 e disponibile su RaiPlay.
Che siano un record o meno poco importa, i 25 minuti di applausi per NAZA sono il momento più importante di questa Mostra del Cinema È l'unico documentario in concorso, il titolo è un acronimo militare israeliano che indica i civili che si prevede moriranno in un attacco e lo hanno realizzato due dei registi di No Other Land.
I Muse hanno dovuto cambiare nome utente su Instagram perché Muse ora è il nome del nuovo assistente AI di Meta La band è stata costretta ad abbandonare @Muse e accontentarsi di @Musetheband, perché l'AI, evidentemente, conta più della band.
Un’inchiesta di Haaretz sul 7 ottobre 2023 è valsa al giornale una querela di Benjamin Netanyahu in persona Il giornale sostiene che Netanyahu non prese alcuna iniziativa nonostante fosse stato avvertito di un imminente attentato di Hamas pochi giorni prima del 7 ottobre.

C’è una nuova categoria sociale: i restitutori seriali

28 Novembre 2018

Lo abbiamo fatto tutti: comprare qualcosa online e restituire una parte o tutto per i più svariati motivi. Gli acquisti sul web, in effetti, presuppongono una certa dimestichezza ed è facile ricevere qualcosa che non rispecchia del tutto le nostre aspettative. Si tratta comunque di difficoltà che si possono superare (ad esempio fidelizzandosi a determinati marchi) e sono molte le persone per le quali un eventuale giro alle poste in caso di reso è quasi meno stressante di quello in negozio, considerando la fila per il camerino e la cassa, lo stress della folla e così via.

Secondo quanto riportava Il Sole 24 ore lo scorso ottobre, in Italia solo il 44% degli utenti Internet fa acquisti online, mentre Amazon ha fatto sapere che l’ultimo Cyber Monday (lunedì 26 novembre) è stato il giorno in cui sono stati venduti più prodotti nel mondo da quando esiste la piattaforma. Tra chi fa acquisti online, però, sta emergendo una nuova categoria sociale che BBC chiama “restitutori seriali”, ovvero quelli che ci hanno preso un po’ troppo gusto sia a comprare che a restituire. Secondo una ricerca di Barclaycard, una buona fetta (almeno un quarto) dei commercianti del Regno Unito ha visto aumentare i resi negli ultimi due anni, mentre la metà degli abiti e delle scarpe comprati online ritorna al mittente. Perché ci comportiamo così? In parte, spiega uno psicologo della Edge Hill University, è perché non riusciamo a resistere alla tentazione dell’acquisto compulsivo e ci mettiamo un po’ a realizzare che abbiamo comprato qualcosa di cui non avevamo bisogno. Comprensibilmente, acquistare online ha amplificato questo meccanismo.

Per i grandi e-commerce è un bel problema (in termini di costi per l’azienda, ma anche di inquinamento per tutti gli altri) ed è per questo che stanno passando al contrattacco. Se da una parte, infatti, continuano a bombardarci di offerte, dall’altra hanno iniziato a individuare e bannare i restitutori seriali: il primo è stato Amazon e altri (come Best Buy, Home Depot e Victoria’s Secret) ora monitorano le abitudini di reso dei propri clienti per stanare i recidivi. Noi ve l’abbiamo detto per tempo.

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