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17:41 venerdì 13 febbraio 2026
Il Noma di Copenaghen sta diventando il prossimo caso di MeToo Un ex dipendente sta raccogliendo e pubblicando decine di accuse nei confronti dello chef René Redzepi: si va dagli abusi psicologici alla violenza fidica.
Per il suo centenario, E/O ripubblicherà tutta l’opera di Christa Wolf con le copertine degli anni Ottanta Si comincia il 9 aprile con la riedizione di Cassandra.
James Blake presenterà il suo nuovo disco con una listening session gratuita in Triennale Milano Trying Times, questo il titolo del disco, esce il 13 marzo. Con questo evento in Triennale, Blake lo presenta per la prima volta al pubblico.
Gisele Pelicot ha scritto un memoir in cui racconta tutto quello che ha passato dal giorno in cui ha scoperto le violenze del suo ex marito Il libro uscirà in contemporanea in 22 Paesi il 19 febbraio. In Italia sarà edito da Rizzoli e tradotto da Bérénice Capatti.
Le cure per il cancro sono costate così tanto che la famiglia di James Van Der Beek è rimasta senza risparmi ed è stata costretta a lanciare una raccolta fondi In nemmeno due giorni, 42 mila persone hanno fatto una donazione e sono stati raccolti più di 2 milioni di dollari.
Anna Wintour e Chloe Malle hanno fatto la loro prima intervista insieme ed è talmente strana che non si capisce se fossero serie o scherzassero L'ha pubblicata il New York Times, per discutere del futuro di Vogue. Si è finiti a parlare di microespressioni e linguaggio del corpo.
Sembra proprio che la quarta stagione di Severance sarà anche l’ultima Le riprese della terza inizieranno quest'estate: dovremmo riuscire a vederla nel 2027.
Meta ha brevettato una AI che continua a postare per te sui social anche dopo la tua morte, per evitare che i follower sentano la tua mancanza Brevetto che, però, l'azienda ha detto che non ha intenzione di usare. Almeno per il momento.

Pornhub ha dovuto cancellare milioni di video

15 Dicembre 2020

A far scoppiare la bomba era stato un articolo del New York Times in cui Nicholas Kristof denunciava la presenza di molti video caricati su Pornhub raffiguranti abusi sessuali, materiale pornografico di minori e alcuni casi di immagini riconducibili al fenomeno del revenge porn. Se da un lato la piattaforma di porno online più grande al mondo aveva respinto le accuse e dall’altro qualcuno avevano notato dei strani collegamenti con qualche gruppo ultra cattolico, lo scacco l’hanno dato Mastercard e Visa impendendo i pagamenti sul sito, nell’attesa di verificare la veridicità delle accuse. Presto fatto, da ieri «ogni contenuto di Pornhub proviene da caricatori verificati, un requisito che piattaforme come Facebook, Instagram, TikTok, YouTube, Snapchat e Twitter devono ancora istituire», si legge in una nota del sito. L’eliminazione di massa di lunedì mattina ha portato il numero totale di video sul sito da 13 milioni a soli 4 milioni, secondo un rapporto di Motherboard.

https://www.instagram.com/p/CIyFmi9lEF5/?utm_source=ig_web_copy_link 

Ora per caricare un video è necessario essere in possesso di un profilo verificato, compilando un format che include l’invio di una foto con il proprio documento in mano. Sebbene la società abbia riconosciuto la gravità delle accuse e abbia responsabilmente agito di conseguenza nella tutela di minori e “attori” non consensuali, nel comunicato stampa si sottolinea come la campagna per reprimere Pornhub provenga da gruppi che da tempo si battono contro i contenuti sessuali di ogni tipo, puntando il dito anche contro altre piattaforme. Secondo Pornhub, negli ultimi tre anni, Facebook ha segnalato 84 milioni di casi di materiale pedopornografico, mentre durante lo stesso periodo, la Internet Watch Foundation ha segnalato solo 118 incidenti su Pornhub. Nel comunicato, Pornhub si scaglia anche contro il National Center on Sexual Exploitation e Exodus Cry / TraffickingHub, due gruppi a capo della campagna contro la piattaforma, proseguendo: «Queste sono organizzazioni lavorano per l’abolizione della pornografia, le stesse che hanno trascorso 50 anni a demonizzare Playboy, l’educazione sessuale, i diritti LGBTQ, i diritti delle donne e persino l’American Library Association. Oggi sembra essere il turno di Pornhub». 

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