Per Paolo Sorrentino, tutto questo parlare di cinema non è salutare

Una mattina con il regista napoletano a parlare di presidenti, dedizione al lavoro, fragilità maschile e un film, futuro, su Milano.

03 Febbraio 2026

Paolo Sorrentino non ama le interviste. E infatti non ne ha mai fatte tante, fino a Parthenope, quando la sua disponibilità è di colpo cambiata. Forse perché è cambiato lui, ormai regista di lungo corso che può permettersi di dire tutto e il contrario di tutto, forse perché sono cambiati i tempi e oggi promuovere un film vuol dire farsi vedere in più posti possibile, anche se sei Sorrentino. Il motivo per cui non ama le interviste è sottinteso in alcuni passaggi della chiacchierata che abbiamo fatto con lui. Si considera un carattere “schivo e pigro”, la cosa che ama di più è stare a casa a scrivere, e sopratutto è uno di quelli che preferisce far parlare l’opera, non ama spiegare, non sente la necessità di motivare le sue scelte. Tutte ragioni per cui intervistare Sorrentino non è la cosa più semplice del mondo. Bisogna provare a coinvolgerlo, insistere, fargli domande che non si aspetta, perché sono quelle che gli interessano di più.

Lo abbiamo incontrato una mattina di gennaio al Teatro alle Colonne, piccolo e affascinante spazio, in centro a Milano, alle Colonne di San Lorenzo. Sono i giorni de La grazia, ovviamente. Il film, anticipato a Venezia, con cui è tornato a raccontare personaggi eccezionali, anzi persone normali che rivestono incarichi eccezionali. In questo caso un presidente della Repubblica a fine mandato (Tony Servillo, ovviamente) indeciso se concedere o meno la grazia a due rei confessi e se firmare una legge sull’eutanasia prima di abbandonare la vita pubblica.

Una delle cose più interessanti venute fuori dall’intervista è che il dilemma etico raccontato nel film e personificato da un lato dal presidente Mariano De Santis e dall’altro da sua figlia Dorotea (Anna Ferzetti) rispecchia, con le dovute diversità, il conflitto generazionale di casa Sorrentino. Il regista, come il personaggio del film, ritiene di essere stato trasformato dal confronto con i suoi figli, dopo aver vinto un’iniziale rigidità. Ma in questi venti minuti di intervista si affrontano tanti altri temi, anche non legati al film: Napoli, Roma e Milano (città in cui vorrebbe girare se trovasse la storia giusta), il passato e il futuro, come si fa a scrivere battute definitive, e altro ancora. Si guarda qui, sul nostro canale YouTube. Buona visione.

La foto in copertina è di Claudio Porcarelli

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