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08:56 martedì 4 agosto 2026
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.
La crisi climatica sta causando un nuovo tipo di gentrificazione e stavolta la vittima non sarà la città ma la provincia Lo dimostra una ricerca della Universitat Autònoma de Barcelona: aree con più verde, meno popolate e lontane dal centro stanno diventando le più appetibili. E costose.
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.
Da un grande problema con gli incendi boschivi derivano grandi problemi con le assicurazioni e i risarcimenti Il 75 per cento dei danni da catastrofe naturale in Europa non è coperto da nessuna polizza assicurativa, e la quota cresce ogni estate. In più, i danni causati dagli incendi non sono comunque coperti da queste polizze.

Tutta la fantascienza dietro Neuralink

Elon Musk ha annunciato il riuscito impianto del suo primo chip cerebrale, riaccendendo una fascinazione che la letteratura e il cinema sci-fi raccontano ormai da più di un secolo.

04 Febbraio 2024

Nel maggio del 2023 la Food and Drug Admnistration degli Stati Uniti ha dato a Neuralink il permesso di iniziare la fase di sperimentazione umana. Ashlee Vance, biografo di Elon Musk, il 7 novembre 2023 scriveva un reportage per Bloomberg in cui raccontava che sarebbe stato difficile per Neuralink scegliere il primo soggetto di ricerca: nei sei mesi successivi al via libera della Fda, migliaia e migliaia di persone si erano fatte avanti per «farsi asportare un pezzo di cranio da un chirurgo in modo da permettere a un grosso robot di inserire nel loro cervello una serie di elettrodi e cavi supersottili», così Vance riassumeva – abbastanza brutalmente – l’operazione. Dopo aver letto il pezzo di Vance su Bloomberg, al giornalista di Business Insider Pete Syme è tornata in mente la trama del film Kingsman: The Secret Service. Nel film Samuel L. Jackson interpreta Richmond Valentine, uno strampalato e malvagio tech mogul convinto che la salvezza del pianeta passi necessariamente dalla diminuzione della popolazione terrestre. Per realizzare il suo piano, regala a tutte le persone di cui secondo lui la Terra può fare a meno una sim card: alla resa dei conti, questa sim card invia un segnale che trasforma il cervello del proprietario in una bestia assetata di sangue, capace solo di uccidere fino a quando non viene uccisa. Ad assistere divertiti alla macellazione dei sacrificabili c’è una élite alla quale viene affidato il futuro dell’umanità. I ricchi e potenti sono protetti dall’impulso omicida grazie a un altro dei prodotti di Valentine: un microchip neurale, un impianto cerebrale, come quello che Musk ha annunciato di aver impiantato con successo nel cervello di un essere umano.

La morale di Kingsman: The Secret Service era non fidatevi dei miliardari, specie di quelli che vi regalano cose, soprattutto di quelli che dicono di voler salvare il mondo. Il messaggio non deve essere passato se, come racconta Vance, migliaia e migliaia di persone hanno pensato di mettere quasi letteralmente i loro cervelli nelle mani di Elon Musk. Tocca però concedergli il beneficio del dubbio, il supposto nobile intento: Neuralink esiste per restituire il movimento a chi lo ha perso in seguito a un incidente, per ridare la parola a chi ne è stato privato dalla malattia, per riempire i buchi nella memoria aperti dalla vecchiaia (e per confermare implicitamente il complesso del Messia da cui Musk è evidentemente affetto). La speranza è grande (“The Brain Implants That Could Change Humanity“, si leggeva sul New York Times nel 2020), qui non si tratta di trovare il modo di rendere cool l’auto elettrica, di riciclare i razzi spaziali o di costruire la everything app: si tratta di emancipare l’umanità dai suoi limiti, difetti e incidenti.

Musk ovviamente la fa facile, intriso com’è di una conveniente retorica neo-positivista (i tech mogul d’altronde non sono tanto diversi dall’oste, e che ci aspettiamo risponda l’oste se gli chiediamo com’è il suo vino): secondo lui tutti gli esseri umani sono già dei cyborg, impiegano già tecnologie equivalenti a «superpoteri digitali». Neuralink non farebbe altro che migliorare l’interfaccia: l’impianto consentirebbe di avere una «high-bandwidth interface to your digital enhancements», tutto qui. Secondo Musk, un cyborg non è definito dalla posizione né dalla composizione della tecnologia che lo rende tale: non c’è nessuna differenza tra uno smartphone tenuto in mano e un microchip impiantato nel cervello, perché le «capacità» alle quali entrambi danno accesso sono le stesse. Solo che con il secondo si fa meglio, più in fretta, più facilmente. Immagino sia con queste stesse semplificazioni che è cominciato il mondo di Neuromante di William Gibson o quello di Ghost in the Shell di Masamune Shirow.

La paura all’idea della manomissione del cervello però esiste, nonostante le rassicurazioni di chi vuole manomettere. Il cervello è un confine interiore che l’umanità è da sempre restia ad attraversare, istintivamente allettata e intimorita dai rischi che vengono dall’esplorazione degli immensi spazi bianchi ancora presenti in questa mappa, oltre questa frontiera finale. Non è certo un caso che gli esperimenti di Luigi e Lucia Galvani siano stati una delle ispirazioni del Frankenstein di Mary Shelley – è buffo il tempismo con il quale la notizia del primo riuscito impianto del chip Telepathy in un cervello umano segua di pochissimi giorni l’uscita di Povere creature! – romanzo che, tra le altre cose, ha assegnato alla fantascienza il compito di fare da cautionary tale per l’uomo moderno. Da quel momento, il cervello è diventato uno degli oggetti prediletti della narrativa sci-fi. In particolare il cervello-oggetto separato dal resto del corpo umano, asportabile, modificabile, migliorabile: il cosiddetto brain in a vat, immerso in gelatine fosforescenti, infilzato da elettrodi che lo collegano a macchine più o meno complesse, da robot rudimentali a raffinati computer. Sono i cervelli mostruosi che compaiono nei racconti pulp di Edmond Hamilton (forse il primo a usare in narrativa il concetto di brain interface nel racconto “The Metal Giants”, pubblicato su Weird Tales nel 1926) e H.P. Lovecraft (“Colui che sussurrava nelle tenebre”, 1931).

Ma il concetto di Brain computer interface (Bci) per come lo intendiamo oggi – e per come lo intende Musk – comincia in realtà con una performance musicale. Nel 1965 Alvin Lucier esegue per la prima volta Music for Solo Performer, in cui utilizza l’”apparato di decodifica delle onde cerebrali” inventato dall’amico Edward Dean – scienziato dell’Aeronautica militare americana e organista dilettante – per trasformare le sue onde alfa in suoni e usare questo suono per muovere strumenti musicali (curiosità: la regia della prima fu affidata a John Cage). A questo spettacolo ne seguì un altro, questa volta protagonista il neurofisiologo spagnolo, professore di Yale, José Manuel Rodríguez Delgado. Per vent’anni aveva condotto esperimenti sull’elettrostimolazione del cervello, usando gatti, scimmie e anche esseri umani come soggetti. Il risultato di quegli esperimenti fu lo stimoceiver, passato alla storia come il primo impianto cerebrale funzionante: Delgado lo impiantò nel cervello di un toro e, in una dimostrazione aperta al pubblico in una ganaderia di Cordoba, lo usò per calmare il toro dopo averlo fatto innervosire sventolandogli davanti un drappo rosso da torero. Divenne famosissimo: nel ’69 pubblicò il libro El control físico de la mente: Hacia una sociedad psicocivilizada, nel 1970 il New York Times pubblicò un suo lungo profilo-intervista in cui Delgado si diceva convinto che l’umanità fosse giunta «a una svolta evolutiva. Siamo molto vicini ad acquisire la capacità di costruire le nostre stesse funzioni mentali. La domanda è: che tipo di esseri umani vogliamo costruire?».

Le performance/esperimenti di Lucier e Delgado entrano nell’immaginario collettivo attraverso le rielaborazioni narrative di autori affascinati da quegli “spettacoli”. Nel 1972 esce un minuscolo thriller horror che fa delle onde cerebrali il suo espediente narrativo: si intitola The Brain Machine. Nello stesso anno Michael Critchton pubblica Il terminale uomo, in cui un uomo affetto da epilessia psicomotoria, scatti di violenza e amnesia decide di farsi impiantare un minicomputer nel cervello nel disperato tentativo di guarire. È il momento in cui nella narrativa popolare – e quindi nell’immaginario collettivo – si congiungono le giovanissime discipline della computer science e della neuroscienza: il cervello smette di essere il mostro alieno e maligno dei racconti pulp e diventa lo strumento di un potere misterioso e ambiguo. Si diffonde una mitologia – esistente ancora oggi: un esempio è il film Limitless – che lo descrive come una sorta di scrigno chiuso al cui interno è custodita un’onnipotenza semidivina. La tecnologia è la chiave che apre lo scrigno (o il grimaldello che lo forza: un esempio è The Manchurian Candidate, libro e film) e che permette di accedere a poteri, appunto, fantastici. C’è una ragione se Musk ha battezzato il chip Neuralink Telepathy: l’idea di aggeggiare con il cervello umano gli è venuta dopo aver letto i romanzi della serie Culture di Iain M. Banks. Non stupisce che Musk sia un lettore di quella fantascienza che vede nella manomissione del cervello l’unica via alla realizzazione del pieno potenziale umano (si potrebbe discutere della Silicon Valley come della Città del Sole in cui si vuole realizzare questa utopia, in effetti): il futuro della specie sarebbe la trasformazione in Talosiani, gli “alieni cervelloni” che si vedono nel primo episodio di Star Trek.

In un susseguirsi di eventi che ricorda effettivamente la trama di un romanzo di fantascienza, subito dopo la notizia del primo, riuscito impianto di un microchip Telephaty in un cervello umano, la Cina ha annunciato di aver cominciato lo sviluppo di una sua brain computer interface: i primi dispositivi saranno pronti già nel 2025. La Repubblica popolare ha ribadito la sua intenzione di tenere il passo nella corsa allo sviluppo delle tecnologia fondamentali del futuro: «brain-computer fusion, brain-like chips, and brain-computing neural models», si legge nella traduzione in inglese del comunicato stampa del ministero dell’Industria cinese. Secondo diversi osservatori, è il segnale con il quale si dà ufficialmente inizio alla più grande battaglia tecnologica del prossimo decennio, quella che spingerà l’essere umano oltre i suoi stessi limiti, oltre l’ultimo confine. «La domanda è: che tipo di esseri umani vogliamo costruire?».

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