Non c’è tempo di stendere delle fondamenta per lo sviluppo della storia, non c’è spazio per la complessità, la problematizzazione dei temi e le sfumature dei personaggi. I cattivi sono bugiardi, crudeli e violenti, i buoni sono umili e giusti fino agli estremi più inverosimili. In Hero should never stay low (DramaBox), un giovane ex militare / ex imprenditore di successo / figone, ha deciso di ritirarsi e diventare un meccanico in canottiera. Quando la socia gli porta in officina la sua parte dei guadagni dell’azienda (un miliardo di dollari) lui rifiuta perché «non gli interessano i soldi». Uno si aspetterebbe che ci siano altri motivi: nella società c’è del torbido, i soldi sono sporchi. Invece no. Questa scena serve a dirci che il protagonista è il corrispettivo muscoloso e unto di grasso di San Francesco.
Drama piccoli, guadagni enormi
Sciatteria o genio? Se l’obiettivo è conquistare lo spettatore senza complicazioni, pare non ci sia niente di meglio. A testimonianza dell’efficacia di questo nuovo medium si prevede che per l’anno 2030 genererà un attivo di circa 26 miliardi di dollari. Data la natura effimera dei suoi prodotti, destinati ad essere consumati e dimenticati rapidamente, l’industria del microdrama è voracissima. Il budget è minimo, le location sono modeste e i tempi di produzione arrivano a meno di una settimana di riprese per un’intera stagione. Gli attori sono spinti a livelli di stress emotivo molto elevati. In un set di buon livello, sono affiancati da controfigure, psicologi di scena e intimacy coordinator, ma dato che si tratta di un’industria ancora poco regolamentata, è facile immaginare che in molti casi gli attori siano da soli a confrontarsi con un copione che è una montagna russa emotiva.
Alcune attrici hanno raccontato di giornate lavorative composte esclusivamente da scene di violenza fisica e psicologica, crisi isteriche, urla e pianti a comando. Vale la pena notare che la stessa cosa raramente si può dire per gli interpreti di sesso maschile, personaggi eroici, affascinanti e di poche parole, quasi sempre vestiti con eleganza. Finora il settore dell’intrattenimento verticale ha sofferto molto la mancanza di regolamentazione e questo ha generato polemiche sia sul processo produttivo che sul suo contenuto. Le cose però potrebbero cambiare presto. Con la diffusione a livello globale, questo mercato sta richiamando l’interesse di investitori sempre più in vista, nonché quello dei festival cinematografici.
Oggi a Hollywood sono decine le case di produzione che si occupano di microdrama. Paesi di tutto il mondo stanno sviluppando le loro versioni di Papà aiuto! Mamma è in prigione! e di Relazione mortale con mio cognato, producendo contenuti che riflettono le loro culture e i gusti locali. Per Ronan Wong, Cooe co-fondatore di AR Asia, una delle più importanti aziende del mercato, questa fase dimostra una verità fondamentale: la narrazione è la chiave del successo e la lingua non è una barriera. Un successo così clamoroso non dà adito a dubbi sull’intuizione di fondo. Il mondo dell’audiovisivo soffre e si può sperare che la verticalità immetta freschezza e nuove possibilità espressive. Quello che cresce attorno al microdrama è un mercato del lavoro del tutto nuovo, con risorse crescenti e un pubblico avido di contenuti. Se è vero però, come dice Wong, che la narrazione è il motivo del successo globale di serie come Incinta e viziata dal miliardario, forse non c’è troppo da stare allegri.
L'1 gennaio 2001 nasceva Erika Fanfiction Page, che nel 2026 compie 25 anni. Un anniversario che racconta un pezzo significativo delle web community italiane e della nostra cultura nazionaldigitale.
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Dopo anni di contenuti patinati e racconti sognanti, sui social sta emergendo una nuova specie di travel influencer: quello che racconta il viaggio in Italia per ciò che in realtà è, in egual parti esperienza, esasperazione e, purtroppo, delusione.
