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Polymarket è stata costretta a chiudere la pagina in cui faceva scommettere sull’imminente apocalisse nucleare Si poteva fare una di due scelte: la bomba esploderà entro la fine di marzo? Oppure entro giugno dell'anno prossimo?
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Chi è il giornalista che ha ispirato il discorso di Meryl Streep ai Golden Globe

09 Gennaio 2017

Uno degli aspetti più discussi della cerimonia dei Golden Globe è stato il discorso di Meryl Streep contro Donald Trump. L’attrice, che ha ritirato il premio per la carriera, ha sfruttato l’occasione per attaccare il presidente eletto. Prima ha tessuto le lodi della diversità etnica e nazionale di Hollywood – per esempio ricordando che Ryan Gosling «come tutte le persone migliori è canadese», che Natalie Portman è nata a Gerusalemme e Amy Adams a Vicenza – ricordando che se si dovessero buttare fuori gli outsider, agli americani «non resterebbe che guardare il football». Poi ha attaccato Trump per avere preso in giro un giornalista disabile.

«La persona che sta per ricoprire la carica più rispettata del nostro Paese ha fatto l’imitazione di un giornalista disabile, un bersaglio in posizione di svantaggio quanto a potere, privilegio e capacità di risposta. Guardare uno spettacolo del genere mi ha come spezzato il cuore, non riuscivo a non ripensarci, perché non era un film, era la vita vera. E questa pulsione a umiliare, quando l’esempio arriva da qualcuno che è in una posizione pubblica, da qualcuno di potente, finisce per permeare le vite di tutti» (il segmento inizia intorno al minuto 2:45).

L’episodio cui si riferisce Meryl Streep risale a più di un anno fa. Nel novembre del 2015 Donald Trump, che allora era ancora candidato alle primarie repubblicane, durante un discorso ha fatto la parodia di Serge Kovaleski, un giornalista affetto da artrogriposi, una malformazione congenita alla mano.

La ragione per cui Trump lo stava attaccando era un articolo scritto dal reporter nel 2001 per il Washington Post, che parlava dell’Undici settembre da una prospettiva sgradita al tycoon newyorchese. Kovaleski oggi non lavora più al Post, è passato al New York Times nel 2006 e tre anni dopo ha vinto il premio Pulitzer per il giornalismo investigativo, grazie alle sue indagini che hanno portato alle dimissioni del governatore Eliot Spitzer.

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