Hype ↓
23:06 mercoledì 23 settembre 2026
Non si sa niente del nuovo film di Gregg Araki, ma il fatto che si intitoli Il declino della fottuta civiltà occidentale ci fa sperare benissimo Il regista di Mysterious Skin starebbe dirigendo una commedia dark con Ashton Kutcher, Alison Brie e Jesse Williams.
I Meta Glasses sono talmente odiati che qualcuno si è inventato un’app che si chiama Zuckoff che ti avverte se ce n’è un paio nella vicinanze Si chiama Zuckoff, intercetta le frequenze bluetooth con cui gli smart glasses si collegano al telefono e avvisa chi l'ha installata.
All’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è stata la prima volta che Stati Uniti e Iran si sono incontrati per discutere al posto di lanciarsi solo razzi come prima e dopo il cessate il fuoco di giugno Trump ha parlato per quasi tutto il suo discorso di quanto stia facendo per l'America, il resto è servito a giustificare la guerra con l'Iran.
Sally Rooney è riuscita a far cancellare la costruzione di un data center in Irlanda Un data center contestato dall'autrice di Intermezzo e Persone normali si è appena visto revocare il permesso di costruire per aver violato la politica climatica nazionale irlandese.
La migliore risposta all’uscita di Tajani sulle gonne delle donne sono le immagini AI di Tajani che indossa gonne di ogni foggia, fattura, lunghezza, materiale e colore Il Ministro degli Esteri ha detto che l'affidabilità di una donna è inversamente proporzionale alla lunghezza della sua donna. La shitstorm non si è fatta attendere.
Meta ha bloccato la promozione di un adattamento teatrale di Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf in quanto contenente “temi femministi” Il Teatre Raval di Barcellona ha condiviso la surreale conversazione avuta con Meta riguardo alla censura dei post sullo spettacolo: per risolvere la situazione, Meta ha consigliato di eliminare le «parole chiave», in modo che il testo non sembrasse «incoraggiare l'attivismo».
Il nuovo film di Francesco Sossai racconta la storia dei Serenissimi, gli svitati che occuparono piazza San Marco a Venezia con un carrarmato “artigianale” in nome dell’indipendentismo veneto Il film si intitola T, un omaggio al Tanko, il carro armato con cui i Serenissimi volevano liberare il Veneto, o almeno piazza San Marco, dall’invasore italiano.
Amanda Lear ha accusato Miley Cyrus di averle copiato una canzone e ha detto che sia i suoi fan che ChatGPT le stanno dando ragione Con gli hashtag #copycat e #ripoff, Lear ha spiegato su Instagram che Redlight di Miley è una scopiazzatura della sua The Sphinx.

Cosa sarà l’Europa senza Merkel

L'annuncio dell'uscita di scena invita a un bilancio del "merkelismo": cosa ha rappresentato e cosa succederà dopo?

12 Novembre 2018

Con un annuncio che è rimbalzato sui media di tutto il pianeta, pochi giorni fa la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha rinunciato alla leadership del proprio partito, aggiungendo però di voler governare la Germania fino alla conclusione del suo mandato, nel 2021. Senza il completo e continuo sostegno della Cdu, tuttavia, sarà molto difficile che l’esecutivo Merkel IV possa durare così a lungo. È quindi ufficialmente arrivato il momento della cosiddetta Merkeldämmerung, il “crepuscolo di Merkel”.

Al di là delle tempistiche e delle modalità dell’uscita di scena della Cancelliera, è molto probabile che con Merkel finirà anche il merkelismo, una non-dottrina che è stata e rimane un fenomeno sostanzialmente indivisibile dalla stessa Angela Merkel e dalla sua specifica intelligenza tattica, fatta di estreme cautele e calibrato attendismo. In Italia, l’immagine di Merkel è stata talvolta completamente distorta, fino a deformarsi in quella di una leader caratterizzata da una caricaturale risolutezza tedesca. La realtà è sempre stata ben diversa. Per 13 anni, la Kanzlerin ha portato avanti l’arte di governare con ambivalente circospezione, spesso tergiversando in maniera così estenuante da riuscire a sfiancare letteralmente avversari e alleati politici. Per certi versi, il merkelismo è una declinazione tedesco-luterana del wu-wei, l’azione-non-azione taoista, che trova nel non movimento consapevole la sua formula più preziosa. Nella gran parte delle questioni politiche interne, la strategia di Merkel è sempre stata una: agire non agendo, aspettare che da ciascun dibattito emergesse prima una tendenza maggioritaria e, solo a quel punto, allinearsi pragmaticamente alla sponda predominante, senza però chiudere alle altre istanze. Un metodo di governo frutto di un’idea della politica come guida tecnica e razionale. Una guida forse vincolata ad alcuni saldi principi etici d’ispirazione cristiana-protestante, ma rimodellata in continuazione, al fine di mantenere un consenso che potesse essere garanzia di una certa coesione sociale (e, quindi, di stabilità).

Una foto scattata nel 1989 in una summer school di chimica in Polonia, accanto ad Angela Merkel compare suo marito Joachim Sauer (BOGUMIL JEZIORSKI/AFP/Getty Images)

Per anni, l’estremismo di centro di Merkel ha potuto godere di un ampio e trasversale supporto in Germania, anche grazie alla positiva congiuntura economica tedesca, fatta di surplus commerciale e conti in ordine. Così le più grosse contraddizioni del merkelismo sono emerse prima sul piano internazionale, con la crisi dell’eurozona, e solo successivamente in patria, con la cosiddetta crisi dei migranti.

La tempesta che si è abbattuta sull’euro a partire dal 2010 ha mostrato ai partner europei tutta l’ambivalenza del merkelismo. Merkel ha reagito con freddezza alla possibilità del crollo della moneta unica, applicando un’algida politica normativa in linea con le urgenze finanziarie. In questo modo, la Cancelliera è anche riuscita a non perdere il fondamentale sostegno dei tedeschi, evitando così di essere spodestata in casa propria dai falchi più liberisti, che avrebbero probabilmente esacerbato lo scontro intra-europeo fino alle estreme conseguenze. Se durante la crisi dell’eurozona lo scopo primario di Merkel era quello di salvare la moneta unica dal cataclisma, quindi, l’obiettivo è stato (provvisoriamente) raggiunto. Il prezzo politico dei metodi di salvataggio messi in campo, però, è stato altissimo. Angela Merkel sarà ricordata come una delle principali responsabili della mancata volontà delle leadership europee di affrontare la crisi con una reale evoluzione politica del progetto dell’Unione. L’avvelenato risultato di questo deficit di visione è la crisi di sistema che affligge oggi l’Ue, mentre il vuoto causato dall’assenza di un credibile progresso europeista è stato nel frattempo riempito dal ritorno dei sovranismi.

Il tergiversare del merkelismo non è stato molto dissimile sul tema immigrazione. Negli ultimi due anni, lo shock del trumpismo ha portato molti media internazionali a investire Angela Merkel del titolo di ultima garante del mondo liberale, soprattutto a causa della stagione merkeliana della Willkommenspolitik (“politica dell’accoglienza”). Ma il bilancio reale di quella stagione è più sfaccettato e complesso. Nell’estate del 2015, Angela Merkel non “aprì” esattamente i confini a centinaia di migliaia di richiedenti asilo, ma decise piuttosto di non schierare la polizia a chiusura delle frontiere, visto che quest’opzione avrebbe significato ricorrere a una violenza umanamente inaccettabile (e insostenibile per un country branding delicato come quello tedesco). Se il risultato pratico innegabile è che la Germania abbia effettivamente accolto oltre un milione di richiedenti asilo, bisogna notare come in seguito Merkel sia poi sostanzialmente tornata alla sua classica cautela e alla sua particolare ambivalenza. Quando una parte dell’opinione pubblica tedesca ha mostrato crescenti segni di inquietudine e preoccupazione per la Willkommenspolitik, la Kanzlerin ha strategicamente rimodellato la propria posizione più concreta, scegliendo ad esempio di spingere forme di outsourcing della gestione dei flussi migratori (come nel caso degli specifici accordi UE-Turchia). Mentre la stagione dell’accoglienza entrava sempre più in crisi, inoltre, Angela Merkel si è limitata a schivare gli attacchi dell’estrema destra, ma non ha sviluppato una visione politica di ampio respiro e non ha trovato il coraggio di affrontare apertamente un dibattito complessivo sulle complicate sfide dell’immigrazione e dell’integrazione. Un coraggio che Merkel, fedele alle proprie strategie, sembra aver attivamente scelto di non cercare, perché probabilmente convinta che fosse troppo pericoloso impattare così apertamente temi eccessivamente destabilizzanti.

11 Novembre 2018: i leader del mondo sono riuniti al Paris Peace Forum alla Villette di Parigi (YOAN VALAT/AFP/Getty Images)

Con l’inizio della Merkeldämmerung le cose probabilmente cambieranno. Che ci vogliano sei mesi o tre anni, l’era della cautela volge al termine, nel bene e nel male. Angela Merkel ha potuto a lungo imporsi con un approccio politico post-ideologico, mentre le caratteristiche della sua personalità l’hanno trasformata in una garanzia di ponderazione in un mondo di accelerati stravolgimenti. Ma questi stessi stravolgimenti globali hanno ormai superato in intensità le capacità di contenimento del metodo merkeliano: non affrontare temi caldi e divisivi è sempre più difficile ed è diventato tendenzialmente controproducente. Il consenso personale di Merkel tra i tedeschi potrà durare ancora un po’, non c’è dubbio. Ma il centrismo post-ideologico merkeliano è chiaramente in difficoltà, per il semplice fatto che le ideologie sono tornate, declinate in nuove contrapposizioni, a partire da quella tra apertura globale e chiusura identitaria. Non è un caso che in Germania stiano crescendo nei sondaggi le realtà più politicamente riconoscibili: ad esempio i Verdi, che offrono una narrazione molto chiara su europeismo e multiculturalismo, o le correnti conservatrici della Cdu, sempre più orientate verso temi come l’occidentalismo e una tensione marcatamente mitteleuropea.

C’è chi in Germania e in Europa è già entusiasta per la vivacità politica che sta per nascere dallo scongelamento del dopo Merkel. Ma la nuova vivacità significherà anche l’incremento di quella stessa conflittualità che il merkelismo ha cercato di contenere e sedare. Conflittualità tra gruppi sociali, culture, interessi geopolitici, nazioni europee.

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.