Si intitola Oasis Live ‘25 Opus, uscirà a maggio e verrà venduto in diverse versioni, la più "ricca" delle quali costerà quasi 1500 euro.
Nella Recherche di Proust, la prima versione della madeleine era un pezzo di pane raffermo
Originario di Commercy, un comune della Lorena, nella Francia del nord-est, la madeleine è un dolcetto soffice a forma di conchiglia. Si pensa che risalga al XVIII secolo, quando Luigi XV, assaggiatela allo Chateau de Commercy, se ne innamorò a tal punto che gli diede il nome della pasticcera che l’aveva creata, Madeleine Paulmier. Ma se la madeleine è famosa in tutto il mondo, non è soltanto per la sua bontà: quello delle madeleine è uno degli episodi più conosciuti di una delle opere letterarie più conosciute, À la recherche du Temps Perdu di Marcel Proust. Grazie al famosissimo passaggio della Recherche, il dolce è diventato il simbolo della memoria involontaria e del potere di certi profumi e sapori di risvegliare i ricordi d’infanzia. Come ha sottolineato il Guardian, però, per l’autore la madeleine non è stata una certezza, ma un punto d’arrivo. Prima di andare in estasi per le madeleine, infatti, Proust aveva provato a ricollegarsi alla sua infanzia tramite un biscotto simile a una fetta biscottata, e prima ancora con un pezzo di pane raffermo. Nel 1907, quando stava lavorando al primo volume, Du côté de chez Swann (pubblicato nel 1913), l’io narrante veniva colto dalla famosa epifania intingendo nel tè un pezzo di pain rassis (pane raffermo), nella versione successiva sostituito da pain grillé (un toast) che a sua volta intorno al 1908 era un biscotte, una fetta biscottata.
Quello della trasformazione della madeleine è uno dei tanti processi raccontati dalla mostra che apre alla Biblioteca Nazionale di Parigi in occasione del centenario della morte dello scrittore e ripercorre la genesi del monumentale romanzo in sette volumi. In esposizione più di oggetti, compresi documenti inediti, manoscritti, fotografie, dipinti, oggetti e costumi che tracciano e illustrano il processo creativo di Proust all’epoca in cui scriveva, dalla fine del XIX secolo fino alla sua morte nel 1922.
Il nuovo film di Anders Thomas Jensen è un oggetto stranissimo che riesce allo stesso tempo a far ridere e essere inquietante, trattando con leggerezza temi come identità e memoria. Ne abbiamo parlato con lui e con la sua musa, Mads Mikkelsen.
This Music May Contain Hope è l'album con cui l'artista compie il suo coming of age parlando di dolore, crescita, guarigione, della salvezza che ognuno ha il dovere di perseguire. Appena uscito, ha già suscitato l'entusiasmo della critica.
Perché ogni volta che annunciano un nuovo adattamento di uno dei sei romanzi dell’autrice inglese è certo che lo guarderemo, anche se sarà molto simile ai precedenti e racconterà una storia letta e riletta.
Lo scopo dell'iniziativa è quello di mantenere visibile l'opera per i due anni necessari al restauro, facendo scoprire al pubblico come funziona questo delicatissimo processo.