Hype ↓
14:57 martedì 1 settembre 2026
Four Tet ha pubblicato su YouTube un set di 4 ore e mezza 58 tracce condensate in 4 ore e 24 minuti. Nel video ci sono inediti, remix, canzoni dal suo repertorio fantasma e numerose collaborazioni.
A Gaza non si possono più far volare gli aquiloni perché Israele li considera una minaccia terroristica Lo ha annunciato il Ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, secondo il quale «Un aquilone viene trattato come un drone, con o senza esplosivi».
Ci sono così tanti video dell’inondazione in Nepal generati con l’AI che il governo nepalese ha intimato alle piattaforme di rimuoverli tutti immediatamente E ha pure creato una task force di polizia esclusivamente dedicata alla caccia di questi contenuti e alla denuncia delle persone che li creano e diffondono.
Ib Kamara lascia Off White ed è l’ennesima brutta notizia per lo streetwear Sono previste però special capsule firmate da lui con dieci collaboratori esterni, tra cui il musicista Kid Cudi e lo stilista Raul Lopez.
Il governo serbo concederà a Ratko Mladic, il boia di Srebrenica, il funerale di Stato perché «era pur sempre un generale» «Il generale Mladic è un generale, e ci sono dei protocolli da seguire», questo si è limitato a dire il Ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic.
La ragione per cui le aziende AI stanno addestrando le AI usando solo libri vecchi e che i libri vecchi sono gli unici che sicuramente non sono stati scritti con l’AI Cause giudiziarie e inchieste giornalistiche hanno rivelato che questa è una pratica ormai diffusissima. Anche perché le AI non possono più essere addestrate con contenuti presenti su internet, perché troppi contenuti presenti su internet sono ormai fatti con l'AI.
Le operazioni di soccorso al confine tra Nepal e Tibet stanno diventando impossibili a causa della piena di un lago che si è formato dopo la frana che ha causato l’inondazione Operazioni che erano già difficili per via dalle infrastrutture distrutte e dalle linee di comunicazione danneggiate.
Dopo 25 anni di attesa, il regista di Donnie Darko ha finalmente pronto il sequel, solo che non è un film ma un romanzo epistolare di 800 pagine sui viaggi nel tempo Richard Kelly, regista, sceneggiatore e adesso anche scrittore, ha già detto che questo è solo il primo passo nell'esplorazione dell'universo di Donnie Darko.

Letizia Battaglia non è stata solo una fotografa

È morta a ottantasette anni la donna che con le sue foto ha mostrato la Palermo violenta della mafia e quella innocente dei bambini, e che ha avuto la forza e la credibilità di raccontare la sua città al mondo.

14 Aprile 2022

Letizia Battaglia ha raccontato Palermo, di cui la mafia è stata uno degli aspetti, e ha avuto la forza umana e la credibilità per portarla nel mondo. È questo che verrà riconosciuto alla fotografa siciliana morta la sera del 13 aprile, a ottantasette anni. Queste sono le ore degli aneddoti, e dei social che si alimentano con una fotografia, una frase virgolettata, un’immagine personale, ci sono parecchie cose da condividere dal momento che Letizia Battaglia ha viaggiato, incontrato e frequentato persone per tutta la vita, fino a pochi giorni fa.

«È semplice, non si può che parlarne bene», mi scrive un amico, alla richiesta di un ricordo. Ma anche la fotografa newyorkese (anzi, di Tribeca) Donna Ferrato, la quale ogni volta che le parlavi di Italia, ti interrompeva così: ma tu sei italiano, come la mia amica Letizia Battaglia! Avevano vinto insieme il Premio W. Eugene Smith, uno dei maggiori riconoscimenti mondiali per un fotografo, anche perché non premia della singola foto – quindi la casualità, la fortuna – ma il percorso. Nel 1985, lo avevano ricevuto ex aequo, Donna Ferrato impegnata a documentare le violenze domestiche nei quartieri di Manhattan, Letizia Battaglia a rincorrere le telefonate della polizia attraverso Palermo, che la portavano a fotografare anche cinque omicidi in una giornata. Attraverso le immagini di Letizia Battaglia e Franco Zecchin, con il quale ha condiviso diciannove anni di rapporto umano e professionale, il mondo stava conoscendo “la guerra” in atto tra le strade della città siciliana. E così il loro studio/agenzia “Informazione fotografica” è diventato il centro per i fotografi di passaggio, per le persone che arrivavano a Palermo e si trovavano di fronte ad un fenomeno a loro pressoché sconosciuto: non era un conflitto, non era certo una rivoluzione, non era delinquenza di strada, non era delinquenza organizzata. «Era un’invasione», così l’ha definita Letizia Battaglia, l’invasione della mafia, dei corleonesi, a Palermo.

Josef Koudelka, dopo i suoi viaggi attraverso le rivoluzioni d’Europa, tornava sempre – ogni Pasqua–- a Palermo da Letizia Battaglia. L’ultima volta ci è tornato nel 2018, quando Letizia Battaglia ha organizzato una grande mostra dedicata a Koudelka nel suo tanto voluto Centro Internazionale di Fotografia. Organizzare l’esposizione costava ventimila euro, Koudelka ha scritto un messaggio alla Magnum (l’agenzia che cura il suo lavoro) e ha spiegato: Letizia è mia sorella. Hanno così trovato una soluzione. Nelle scorse ore, Jean-Francois Leroy, direttore del Festival Visa pour l’Image di Perpignan, ha scritto «Letizia Battaglia è morta ieri. Il suo lavoro sulla mafia resterà nella storia della fotografia. Il lavoro di una fotografa indimenticabile».

Letizia Battaglia non sarà ricordata solo come la fotografa della mafia anche se, senza dubbio, il grosso delle sue fotografie nasce dalla cronaca, dalle news, dalle segnalazioni di un altro corpo ritrovato ad un incrocio o su un marciapiede. Ma il motivo per cui sono diventate icone sarebbe un infinito argomento di discussione. Una di queste ragioni è che Letizia Battaglia aveva una storia, e che il modo in cui ritraeva – ma si potrebbe anche dire “trattava” – le persone erano uno specchio di questa storia. Sposata giovanissima, trascorre anni a Trieste, poi di nuovo a Palermo, ma in quella dimensione del matrimonio borghese e rigido non sta certo bene, e allora cerca un lavoro (perché sì, vorrebbe divorziare, ma vorrebbe anche rifiutare gli alimenti) tra le redazioni di Palermo e poi di Milano. Qui inizia ad occuparsi dei movimenti, tra gli altri ritrae Dario Fo e Franca Rame nei mesi dell’occupazione e del teatro alla Palazzina Liberty, finché viene richiamata a Palermo dalla redazione dell’Ora. Finalmente avrà un mestiere, ma soprattutto un ruolo: sarà fotografa. Inizia così la seconda parte della sua vita, ha 39 anni e non immaginava che Palermo fosse quella città che stava per conoscere. Ha sempre raccontato, infatti, che si accorse in quel momento della distruzione della mafia, dei cadaveri, della violenza. In quel momento, con l’incarico di fotografa, entra in un mondo fatto di piccoli e grandi poliziotti, magistrati, giudici, giornalisti, altri fotografi. Un mondo naturalmente maschile, e perché questo dettaglio non è stato solo un ostacolo sociale astratto, è stato un ostacolo fisico, parecchio reale. Avvicinarsi al corpo di un morto ammazzato non era semplice per una donna. Ma Letizia Battaglia veniva pagata per portare la foto al giornale, per portare le foto nel più breve tempo possibile, per portare buone foto. Ottiene così il rispetto da parte di quei poliziotti che, ancora qualche mese fa, andavano alle sua mostre, si riconoscevano, si abbracciavano.

Letizia Battaglia è sempre stata molto consapevole della ricchezza che si poteva rintracciare nel proprio archivio, molte delle sue immagini sono state usate per i processi di mafia (alcune foto furono determinanti per il processo Andreotti). E naturalmente era consapevole anche delle foto che si allontanavano dalla cronaca, quelle icone (i bambini, soprattutto) che hanno avuto la potenza di superare la gabbia del contesto.

Tuttavia, negli ultimi incontri pubblici non amava parlare del passato, si appassionava molto di più al presente e al futuro, era convinta che la sua città fosse entrata in una nuova dimensione, lontana dagli anni di quella guerra fotografata in bianco e nero. Aveva voglia di raccontarsi sempre, andando sempre più in profondità, ed era arrivata a svelare i momenti più duri e segnanti della propria vita, che a posteriori molto hanno spiegato dei suoi scatti. «Io sono una persona, non sono una fotografa. Sono una persona che fotografa, che ha fatto volontariato psichiatrico, che ha fatto teatro, che ha avuto l’amore, che l’ha dato, che ha avuto tre figli». Ecco perché, se c’è stata un’icona in tutta questa vita così vissuta, non è stata una fotografia, è stata Letizia Battaglia.

Articoli Suggeriti
Hayao Miyazaki ha scritto un’autobiografia per farsi le critiche che nessuno osa più fargli

Punto di partenza 1979-1996 è una delle più strane autobiografie che vi capiterà di leggere, un ritratto di un uomo contraddittorio, prono alla rabbia e alla tristezza, appassionatissimo di cinema e, soprattutto, radicale.

Lanterns c’entra molto di più con True Detective che con i supereroi

La nuova serie dei DC Studios, disponibile su Hbo Max, prende due dei supereroi più famosi e li mette a fare i poliziotti, in una storia che parla di diseguaglianze sociali, pregiudizi, libertà e sicurezza.