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L’IDF ha confermato che i morti a Gaza sono almeno 70 mila, la stessa cifra riportata dal ministero della Salute della Striscia Finora, il numero di 71,667 non era stato considerato credibile da alcuni perché fornito da Hamas. Adesso anche l'esercito israeliano lo conferma.
Yung Lean, Robyn, Arca, Oklou, Kelela e tutte le altre buone ragioni per festeggiare i 25 anni di C2C Festival Sono finalmente stati annunciati i primi artisti che suoneranno a Torino dal 29 ottobre al 1 novembre 2026.
Il documentario su Melania Trump è appena uscito ma è già uno dei peggiori flop dell’anno Sostanzialmente, finora nessuno ha prenotato né comprato i biglietti. E quindi sarà difficile rientrare dei 70 milioni spesi tra produzione e distribuzione.
Nel sottosuolo di Niscemi c’è un sistema di rilevamento delle frane di cui tutti si sarebbero “dimenticati” per 20 anni Lo si è scoperto grazie a un'inchiesta della Stampa, secondo la quale gli strumenti di rilevamento sarebbero stati installati e poi abbandonati.
Un uomo ha tentato di far evadere dal carcere Luigi Mangione usando un forchettone da barbecue e rotella tagliapizza L'improbabile colpo tentato da un ex pizzaiolo noto alle autorità si è concluso con la sua incarcerazione nella stessa prigione di Mangione.
Dopo due mesi di silenzio, Paul Dano ha risposto ai commenti offensivi che Quentin Tarantino ha fatto su di lui Al Sundance Film Festival, Dano ha raccontato di essere estremamente grato alle persone che lo hanno difeso
Grazie a TikTok, un singolo di Jeff Buckley è entrato per la prima volta in classifica 29 anni dopo la sua morte “Lover, You Should’ve Come Over” è entrata nella top 100 USA, grazie ai tanti tiktok in cui è stata inserita.
Zohran Mamdani ha indossato una giacca Carhartt personalizzata molto stilosa per spalare la neve a New York Modello "Full Swing Steel", colore nero, sulla parte interna del collo ricamata la scritta "No problem too big, no task too small".

La globalizzazione è cattiva. Ancora?

Dall'intervista di Trump al Times sull'Europa, alla strategia di Corbyn, fino alle dichiarazioni di Bersani: tutti felicemente protezionisti.

16 Gennaio 2017

Ha detto molte cose Donald Trump a Michael Gove nell’intervista al Times di Londra – con il quale il già ministro del governo Cameron e leader dello schieramento pro Brexit collabora – la prima rilasciata in Europa (e sull’Europa) dal presidente eletto. Ha parlato, fra le altre cose, di rapporti fra Usa e Uk, «sono un grande fan del Regno Unito» – ha detto Trump – «lavoreremo sodo per chiudere un accordo rapidamente, che vada bene per entrambi. Incontrerò presto Theresa May». Quella stessa Theresa May che domani dovrebbe svelare in un discorso pubblico alcune linee guida della Brexit. Che è poi il tema a cui si riferisce Trump quando parla in maniera entusiasta del (e al) popolo britannico: «Gli inglesi hanno votato la Brexit perché non volevano che altre persone venissero da fuori a rovinare ulteriormente il loro Paese. È per questo che uno dei primi atti che firmerò sarà per rafforzare le frontiere dagli Stati Uniti. Non vogliamo che arrivino persone dalla Siria che non sanno chi sono. Ho rispetto per la Merkel, ma non faremo come la Germania». Aggiungendo poi che pure per alcuni cittadini europei potrebbero esserci restrizioni a entrare negli Stati Uniti.

Se a questo si aggiungono le scontate parole dolci per la Russia e per Putin e il giudizio dato sulla tenuta dell’Unione europea – «pensa sia molto complicato. La gente vuole riprendersi l’identità dei propri Paesi; gli inglesi hanno votato per uscire per questo motivo. Credo che altri Paesi lasceranno» – la cornice geopolitica dei prossimi mesi appare definita: vedremo all’opera e alla prova di governo il fronte anti-globalizzazione, che avrà nella Casa Bianca il suo nuovo perno, nei suoi rapporti con la Russia di Putin e con l’Inghilterra non più europea le sue direttrici principali, nelle forze e nei sentimenti nazionalisti e protezionisti sparsi per il mondo i migliori megafoni ed alleati. Per quel che riguarda i nemici: la Ue a guida tedesca, e un generico mix di élite, establishment e stampa cosiddetti liberal.

RUSSIA-US-POLITICS

Ed è proprio l’affermarsi incontrastato di questa cornice, studiata con meticolosità dalle teste pensanti del circolo Trump e dei suoi soci globali, la vera vittoria che celebrano in questi giorni. È una cornice che sono riusciti a imporre anche a chi teoricamente è distante culturalmente e politicamente da loro. Si pensi alla nuova strategia di Corbyn, volta a posizionare, per contenuti, parole d’ordine e strategia di comunicazione, il partito laburista inglese come ala sinistra di questo partito anti-global. O si pensi a cosa dichiara oggi Pierluigi Bersani in un’intervista a la Repubblica: «Penso che Bernie Sanders avrebbe fatto meglio di Hillary Clinton negli Stati operai decisivi per eleggere Trump. La fase è cambiata, il ripiegamento della globalizzazione, che ha portato grandi conquiste, ha lasciato scorie velenose. Primo, le democrazie nazionali non padroneggiano più la finanza, l’immigrazione, la guerra, e presto a queste voci bisognerà aggiungere farmaci e brevetti. Secondo, le diseguaglianze si sono fatte galoppanti non tra Paesi, ma all’interno dei Paesi. Terzo, il ciclo tecnologico ha esaurito la fase rivoluzionaria e oggi toglie il lavoro. La parola d’ordine è protezione. Serve una sinistra protettiva sui suoi valori».

È un discorso che avalla la cornice proposta da Trump e soci e che auspica, anche per l’Europa, un passo indietro verso i confini nazionali, un ritorno a uno scenario fatto di politiche economiche protettive e frontiere solide. Una cornice non priva di contraddizioni, se si pensa che, per esempio, buona parte del partito repubblicano americano predica un avanzamento sulla strada del libero mercato, svariati membri dell’amministrazione Trump rappresentano gli interessi dei colossi privati e del sistema finanziario, e che alcuni leader del fronte Brexit, vedi Boris Johnson, raccontano di un Regno Unito futuro alfiere dello scambio globale, finalmente libero dalle maglie burocratiche di Bruxelles. Il fatto che si parli solo di crisi del mondo liberal e dei suoi valori e che si faccia coincidere un fantomatico establishment esclusivamente con le forze progressiste e liberali, è la dimostrazione che il racconto di Trump e compagnia – Stati nazionali contro globalizzazione, identità contro minaccia – sta piegando e condizionando tutto il discorso politico, a destra come a sinistra, e che i migliori alleati del presidente eletto e della visione del mondo dei suoi ideologi finiscono per essere i Corbyn e i Bersani – regredito paurosamente sulla strada del riformismo che lo ha caratterizzato per gran parte della sua vita politica – sparsi per il mondo.

Dire “è vero, la cornice è protezionista”, significa abdicare al proprio compito: quello di raccontare, come nota l’Economist di questa settimana, che il lavoro di una volta, piaccia o non piaccia non tornerà più e non saranno i governi di nessun colore a riportarlo in vita; quello di raccontare che la libera circolazione di merci e interessi va di pari passo con quella delle idee, delle identità e delle persone.

Foto Getty Images
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