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08:23 giovedì 9 aprile 2026
Dopo le polemiche sul mancato finanziamento da parte del Ministero della Cultura, decine di cinema in tutta Italia stanno riportando in sala il film su Giulio Regeni Oltre 60 cinema tra Roma, Milano, Torino, Bologna e Firenze hanno deciso di ricominciare a proiettare il film. E altri se ne stanno aggiungendo ora dopo ora.
Una biblioteca di Chicago cerca persone che sappiano leggere il corsivo per trascrivere dei testi antichi ma fatica a trovarle perché sempre meno persone sanno leggere il corsivo La Newberry Library sta trascrivendo tutti i documenti in corsivo conservati nel suo archivio, ma il progetto prosegue a rilento perché la lettura del corsivo è una competenza rara, ormai.
L’ultimo trend nel turismo è l’extreme daytrip, cioè viaggi all’estero, con voli low cost, che durano un giorno solo e in cui si visita tutto il visitabile in 24 ore senza fermarsi mai È la gitarella in giornata portata all'estreme conseguenze. Di stress, di turistificazione e di impatto ambientale, soprattutto.
Asghar Farhadi ha scritto una lettera in cui chiede a tutto il mondo del cinema di protestare contro Stati Uniti e Israele per quello che stanno facendo in Iran «Al di là di qualsiasi convinzione o posizione, uniamoci per fermare queste azioni disumane, illegali e distruttive», ha scritto il regista.
La partecipazione di Kanye West al Wireless Festival di Londra ha causato un disastro commerciale e una crisi politica Gli sponsor hanno abbandonato il festival, il governo ha negato il visto a Ye, il festival è stato cancellato. Tutto in 48 ore.
Dopo la tregua con l’Iran si è tornati a parlare della “teoria del TACO”, cioè del fatto che Trump Always Chickens Out, Trump si tira sempre indietro Il termine, coniato dal Financial Times, si applica ad almeno dieci occasioni in cui Trump ha fatto grandi minacce per poi battere in veloce ritirata.
Le foto che gli astronauti dell’Artemis II stanno scattando alla Terra e alla Luna sono fatte con l’iPhone Degli iPhone 17 Pro Max, per la precisione. Se siete amanti della fotografia, queste le impostazioni usate dagli astronauti: obbiettivo 2,715mm, apertura f/1.9 e flash disattivato.
Gli Strokes hanno pubblicato il loro nuovo singolo, “Going Shopping”, spedendolo a 100 fan in una musicassetta E assieme alla cassetta, uno slogan che dice tutto: «In the Flesh, it’s Even Sexier». Adesso c'è solo da aspettare l'uscita del nuovo disco, Reality Awaits.

La globalizzazione è cattiva. Ancora?

Dall'intervista di Trump al Times sull'Europa, alla strategia di Corbyn, fino alle dichiarazioni di Bersani: tutti felicemente protezionisti.

16 Gennaio 2017

Ha detto molte cose Donald Trump a Michael Gove nell’intervista al Times di Londra – con il quale il già ministro del governo Cameron e leader dello schieramento pro Brexit collabora – la prima rilasciata in Europa (e sull’Europa) dal presidente eletto. Ha parlato, fra le altre cose, di rapporti fra Usa e Uk, «sono un grande fan del Regno Unito» – ha detto Trump – «lavoreremo sodo per chiudere un accordo rapidamente, che vada bene per entrambi. Incontrerò presto Theresa May». Quella stessa Theresa May che domani dovrebbe svelare in un discorso pubblico alcune linee guida della Brexit. Che è poi il tema a cui si riferisce Trump quando parla in maniera entusiasta del (e al) popolo britannico: «Gli inglesi hanno votato la Brexit perché non volevano che altre persone venissero da fuori a rovinare ulteriormente il loro Paese. È per questo che uno dei primi atti che firmerò sarà per rafforzare le frontiere dagli Stati Uniti. Non vogliamo che arrivino persone dalla Siria che non sanno chi sono. Ho rispetto per la Merkel, ma non faremo come la Germania». Aggiungendo poi che pure per alcuni cittadini europei potrebbero esserci restrizioni a entrare negli Stati Uniti.

Se a questo si aggiungono le scontate parole dolci per la Russia e per Putin e il giudizio dato sulla tenuta dell’Unione europea – «pensa sia molto complicato. La gente vuole riprendersi l’identità dei propri Paesi; gli inglesi hanno votato per uscire per questo motivo. Credo che altri Paesi lasceranno» – la cornice geopolitica dei prossimi mesi appare definita: vedremo all’opera e alla prova di governo il fronte anti-globalizzazione, che avrà nella Casa Bianca il suo nuovo perno, nei suoi rapporti con la Russia di Putin e con l’Inghilterra non più europea le sue direttrici principali, nelle forze e nei sentimenti nazionalisti e protezionisti sparsi per il mondo i migliori megafoni ed alleati. Per quel che riguarda i nemici: la Ue a guida tedesca, e un generico mix di élite, establishment e stampa cosiddetti liberal.

RUSSIA-US-POLITICS

Ed è proprio l’affermarsi incontrastato di questa cornice, studiata con meticolosità dalle teste pensanti del circolo Trump e dei suoi soci globali, la vera vittoria che celebrano in questi giorni. È una cornice che sono riusciti a imporre anche a chi teoricamente è distante culturalmente e politicamente da loro. Si pensi alla nuova strategia di Corbyn, volta a posizionare, per contenuti, parole d’ordine e strategia di comunicazione, il partito laburista inglese come ala sinistra di questo partito anti-global. O si pensi a cosa dichiara oggi Pierluigi Bersani in un’intervista a la Repubblica: «Penso che Bernie Sanders avrebbe fatto meglio di Hillary Clinton negli Stati operai decisivi per eleggere Trump. La fase è cambiata, il ripiegamento della globalizzazione, che ha portato grandi conquiste, ha lasciato scorie velenose. Primo, le democrazie nazionali non padroneggiano più la finanza, l’immigrazione, la guerra, e presto a queste voci bisognerà aggiungere farmaci e brevetti. Secondo, le diseguaglianze si sono fatte galoppanti non tra Paesi, ma all’interno dei Paesi. Terzo, il ciclo tecnologico ha esaurito la fase rivoluzionaria e oggi toglie il lavoro. La parola d’ordine è protezione. Serve una sinistra protettiva sui suoi valori».

È un discorso che avalla la cornice proposta da Trump e soci e che auspica, anche per l’Europa, un passo indietro verso i confini nazionali, un ritorno a uno scenario fatto di politiche economiche protettive e frontiere solide. Una cornice non priva di contraddizioni, se si pensa che, per esempio, buona parte del partito repubblicano americano predica un avanzamento sulla strada del libero mercato, svariati membri dell’amministrazione Trump rappresentano gli interessi dei colossi privati e del sistema finanziario, e che alcuni leader del fronte Brexit, vedi Boris Johnson, raccontano di un Regno Unito futuro alfiere dello scambio globale, finalmente libero dalle maglie burocratiche di Bruxelles. Il fatto che si parli solo di crisi del mondo liberal e dei suoi valori e che si faccia coincidere un fantomatico establishment esclusivamente con le forze progressiste e liberali, è la dimostrazione che il racconto di Trump e compagnia – Stati nazionali contro globalizzazione, identità contro minaccia – sta piegando e condizionando tutto il discorso politico, a destra come a sinistra, e che i migliori alleati del presidente eletto e della visione del mondo dei suoi ideologi finiscono per essere i Corbyn e i Bersani – regredito paurosamente sulla strada del riformismo che lo ha caratterizzato per gran parte della sua vita politica – sparsi per il mondo.

Dire “è vero, la cornice è protezionista”, significa abdicare al proprio compito: quello di raccontare, come nota l’Economist di questa settimana, che il lavoro di una volta, piaccia o non piaccia non tornerà più e non saranno i governi di nessun colore a riportarlo in vita; quello di raccontare che la libera circolazione di merci e interessi va di pari passo con quella delle idee, delle identità e delle persone.

Foto Getty Images
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