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17:09 venerdì 30 ottobre 2026
Curry Barker, il regista di Obsession, ha fatto uscire a sorpresa un nuovo film e l’ha pubblicato gratuitamente sul suo canale YouTube Si intitola Mama Bear, dura sette minuti e, dopo averlo visto, tutti dicono la stessa cosa: non ci si capisce niente.
Quando si è trattato di scappare dalla giustizia, Flavio Bolsonaro si è improvvisamente ricordato delle sue origini venete e soprattutto del passaporto italiano concessogli dal governo Meloni Ha lasciato il Paese passando per Argentina ed Ecuador ed è atterrato a Miami. Nella lista passeggeri risulta cittadino italiano: un riconoscimento ottenuto nel 2023 in tempi piuttosto veloci.
È stato presentato il primo report sulle librerie italiane, in cui si scopre che nell’83 per cento dei Comuni italiani non c’è nemmeno una libreria Il settore vale 1,8 miliardi, conta 4.451 punti vendita ma otto Comuni su dieci non ne hanno neanche uno. I librai chiedono, per l'ennesima volta, una politica nazionale.
Gli studenti serbi hanno festeggiato la vittoria alle elezioni con un gigantesco rave di 24 ore nella piazza simbolo delle proteste La festa in piazza Slavija è durata quasi 24 ore, con decine di migliaia di persone che cantavano «Freed from Regime».
Dopo 100 anni è stata ritrovata la “Bibbia” perduta in cui F.W. Murnau mise tutte le foto e i disegni dal set che raccontano le leggendarie (e misteriosissime) riprese del suo Faust MUBI Editions e la Cinémathèque française pubblicano il diario di scena che per anni si credeva fosse andato perduto, e che oggi mostra come il più riservato dei registi del cinema muto costruiva le sue immagini.
Nel Mediterraneo ci sono così tanti yacht che i miliardari non trovano più posti in cui parcheggiarli Nel mondo ci sono circa 210 mila yacht più lunghi di 12 metri e 160 mila posti barca per ormeggiarli. Per i proprietari è diventata una gara, per i fondi d'investimento uno degli affari più promettenti del momento.
I Calibro 35 hanno fatto un album interamente ispirato ai romanzi di James Ellroy e alla Los Angeles dei noir Nato come colonna sonora del documentario di Francesco Zippel premiato con il Nastro d’Argento, Ellroy vs L.A. è il nuovo disco dei Calibro 35: 12 brani di funk noir ispirati al maestro del crime americano.
In Cina la bolla dell’AI è già scoppiata, anticipando quello che potrebbe succedere anche negli Stati Uniti e in Europa In quattro mesi i titoli cinesi dell'intelligenza artificiale e dei chip hanno perso 480 miliardi di dollari. La bolla è già scoppiata, e quello che succede a Pechino potrebbe anticipare quello che succederà in Occidente.

Oggi è il giorno più kafkiano di tutti

Il 3 giugno del 1924 Franz Kafka moriva a Kierling, in Austria. Nei cento anni passati da quel 3 giugno a questo, abbiamo assistito a una delle più grandi operazioni di mitizzazione e fraintendimento della storia della letteratura.

03 Giugno 2024

Nel film autobiografico di Noah Baumbach, Il calamaro e la balena il personaggio adolescente interpretato da Jesse Eisenberg continua a usare il termine “kafkiano”. Quando una ragazza gli chiede cosa pensa del racconto La metamorfosi, lui risponde: «È molto kafkiano». E lei: «Certo, l’ha scritto Franz Kafka», e si accorge che lui non ha mai letto Kafka. La trasformazione non tanto in insetto quanto in aggettivo è una condanna per lo scrittore praghese, morto esattamente un secolo fa. Basta vedere alcuni recenti titoli di quotidiani italiani: “Post alluvione kafkiano in Emilia: presentate solo 2.514 richieste d’indennizzo su 60 mila”, “Cucchi, la requisitoria del Pm Musarò: ‘Primo processo kafkiano, fu scientifico depistaggio’ (Il Fatto Quotidiano). “In quarantena per errore nel Cara di Crotone, il caso kafkiano di Abbas” (La Stampa), “«Detenuto in attesa di giudizio» un Sordi kafkiano affronta il dramma della malagiustizia” (Gazzetta del Mezzogiorno), “Selahattin Demirtas, ostaggio kafkiano” (Il Manifesto), “Il capovolgimento kafkiano della realtà” (ancora Il Manifesto, su Mimmo Lucano), “Arrivabene-Juve, risvolto assurdo: un caso kafkiano che può finire al Tar” (Tuttosport), “Quel caso Marta Russo come un horror kafkiano” (Il Resto del Carlino)… Il kafkaesque si adatta a tutto, dal calcio ai disastri naturali.

L’altra condanna per Kafka è esser stato vittima ignara di un processo agiografico. Da morto, quando non poteva smentire nessuno, è stato dipinto come un puro, come un asessuato, come un alieno, un animale indifeso, un mistico illuminato. Questo processo è stato portato inizialmente avanti dal suo amico Max Brod, romanziere mediocre se non addirittura pessimo, a cui Kafka aveva lasciato i manoscritti dicendogli di bruciarli. Con un trick di marketing, dopo l’iniziale accoglienza fredda delle opere postume, Brod si è inventato il personaggio Kafka, e poi gli è scappato di mano. Ma ha funzionato per venderlo come un fenomeno da baraccone, un essere, prima che uno scrittore, inarrivabile. Lo diceva già qualche anno fa Alessandro Piperno in un programma tv: «Quando oggi pensiamo a Kafka abbiamo la tentazione di occuparci eccessivamente di questa sua pura autobiografia e di non occuparci abbastanza dell’opera», creando una «canonizzazione, un’agiografia, la gente si commuove su Kafka». E in effetti, la sua opera più popolare, il racconto dove il protagonista si sveglia tramutato in insetto, oltre che nelle aule di scuola sopravvive nei meme e nelle vignette da rivista (il New Yorker con tutti i cartoon con lo scarafaggio potrebbe farci un volume come fa con gatti, cani e il golf).

Non c’è solo l’eccezionalità di quest’immagine quasi non umana, o superumana, Kafka è diventato anche il santino nella tasca interna della giacca degli scrittori “incompresi”. È diventato quello “avanti per i suoi tempi”, quello “sottovalutato” dalla sua epoca. Ma basta leggersi la monumentale e dettagliata biografia di Reiner Stach per capire che Kafka era molto compreso, almeno da chi voleva farsi comprendere. Il Saggiatore – traduzione di Mauro Nervi, che ha anche tradotto La metamorfosi in esperanto – ha appena pubblicato in tre volumi la ricerca di una vita di Stach, già autore dello splendido Questo è Kafka? adelphiano. Le quasi duemila pagine sono un’immersione dettagliatissima nella quotidianità del boemo, dove si riescono a ricostruire giornate intere, anche grazie ai diari che ha lasciato. Kafka, appunto, era già molto apprezzato come scrittore quando era in vita. Lo scrive anche Giorgio Fontana nel libro Kafka, un mondo di verità (Sellerio), uscito anche questo per il centenario. «Rappresentare Kafka come un asceta solitario incline a fustigarsi per creare», scrive Fontana, «significa cedere alla retorica accumulata negli anni». Le cartoline, le fotografie appese nelle librerie da selfie, nelle Shakespeare & Co., continuano a veicolare questo messaggio di un San Kafka, di un messia del romanzo novecentesco, e non di un ragazzo che, tra le altre cose, andava a puttane.

Certo, il padre lo avrebbe preferito avvocato o bravo commerciante (condanna di ogni scrittore), ma la sua cricca praghese, e anche eleganti editori tedeschi, avevano capito che era un bravo scrittore. Lo vediamo anche nell’epistolario – pubblicato da Neri Pozza con il titolo Un altro scrivere – quanto Brod apprezzasse le doti dell’amico e cercasse in ogni modo di aiutarlo. A un certo punto Brod scrive nel proprio diario che la prosa dell’amico è «divina». Gli amici gli dicono: «Franz, quand’è che scrivi un romanzo?». Kafka, come viene fuori leggendo questi libri, era un vero perfezionista; dopotutto adorava Flaubert, chirurgo massimo della frase. Ha già pubblicato su riviste, è già conosciuto nei giri del teatro yiddish, ma dopo aver iniziato una notte a scrivere Il disperso, che diventerà poi America, all’alba dei trent’anni si rende conto che tutto quello che ha scritto nei precedenti quindici anni non è all’altezza. Si crea un nuovo standard personale. Le prime pagine buttate giù con questa nuova consapevolezza costituiscono, scrive Stach, «una svolta senza ritorno sul piano formale, stilistico e tematico». Tutto quello che ha fatto prima non è più valido.

La paura di esser pubblicati per il giovane Kafka non viene da una mancanza di desiderio di essere letto, seppur certo non fosse alla ricerca esplicita di una gloria letteraria, ma dal fatto che «ciò che è stampato rimane per sempre sottratto a una possibilità di perfezionamento, al di là di qualsiasi volontà». Come diceva Thomas Mann: «riposare nella perfezione è il sogno di chi tende all’eccelso, e non è forse il nulla una forma di perfezione?». E poi, allo stesso tempo, anche dare le opere da bruciare a un amico che adora i tuoi scritti, non è una forma per evitare che brucino davvero?

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