L'attesa senza oggetto che racconta – quella di un nemico che non arriva, di un senso che non si materializza – non è mai stata così contemporanea. Rileggere il romanzo di Buzzati o rivedere il film d Zurlini oggi è un'esperienza rivelatrice.
Il primo film di Joachim Trier si trova su YouTube ed è un video di lui da ragazzo che fa skate con gli amici
A 16 anni il regista di The Worst Person in the World e di Sentimental Value era un quasi professionista dello skate.
«Damn this guy made The Worst Person in the World and Sentimental Value. Wild»: è uno dei pochi commenti che si possono leggere sotto il video YouTube “Joachim Trier (1991)” in cui vediamo un giovanissimo Joachim Trier, meglio conosciuto come il regista di The Worst Person in the World e di Sentimental Value, mentre si esibisce con il suo skate. Il regista norvegese nominato agli Oscar, che oggi ha 51 anni, aveva 16 anni ai tempi di questo video: a quanto pare era molto bravo, «un po’ ripetitivo ma molto bravo per essere il 1991», come commenta qualcuno. Nei commenti al post in cui Cineatomy ha condiviso il video, un utente ricorda ai lettori che non solo Joachim era un campione di skate, ma suo fratello Emil Trier, nel 2006, ha fatto un film sull’ascesa della community di skate in Norvegia che s’intitola Brettkontroll (qui trovate il trailer).
Questa la sinossi su Letterboxd: «Dal 1978 al 1989 lo skateboarding è stato illegale in Norvegia: unico Paese al mondo in cui, in quel periodo, non era consentito vendere, comprare o usare uno skateboard. Il film segue due generazioni di skater: dalla scena underground della fine degli anni ’70, con sessioni clandestine nei boschi intorno a Oslo, fino all’esplosione commerciale che arriva con la legalizzazione nel 1989. Il documentario racconta l’approccio iperprotettivo del governo norvegese, ma mette anche in luce il paradosso per cui il divieto ha dato vita a un ambiente unico e super creativo». Nel cast, ovviamente, compare anche Joachim Trier.
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Il nuovo disco della band di Damon Albarn è un'opera ricchissima in cui una miriade di armonie e voci scrivono un racconto che parla di vita, morte, lutto, accettazione e ripartenza. Con un messaggio a tenere assieme tutto: sopravvive solo chi si lascia andare.
Invece di celebrare per l'ennesima volta il funerale delle riviste indie, sarebbe più utile parlare di come gli algoritmi e la frammentazione del pubblico stiano trasformando il fare un giornale in un'impresa impossibile.
Chi chiamerà e confesserà avrà una corsia preferenziale per acquistare una versione in miniatura della sua opera "The Ninth Hour", quella che ritrae Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite.