Hype ↓
09:35 sabato 21 marzo 2026
Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.
Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.
C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.

Il Caso Yara, un’altra storia italiana

Il documentario di Gianluca Neri, appena uscito su Netflix, è la contronarrazione di uno dei fatti di cronaca nera più discussi e traumatici della storia d'Italia.

19 Luglio 2024

«Uno come me, sono sicuro, c’è in ogni prigione»: inizia così uno dei racconti più belli scritti da Stephen King ,“Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank”. Il protagonista è Andrew Dufresne, che viene condannato a due ergastoli per l’omicidio della moglie e dell’amante. Dufresne si è sempre dichiarato innocente ma tutte le prove sembrano proprio contro di lui, tanto che anche l’amico che conosce in carcere, la voce narrante, si convince della sua innocenza solo nel corso dei 19 anni che Andrew passa nella prigione di Shawshank. «Ma che diavolo è successo?», gli domanda una volta quell’amico, e lui sorridendo senza allegria risponde: «Penso che c’era un bel po’ di sfortuna in giro quella notte. Più di quanta se ne possa normalmente mettere insieme in così breve tempo». Massimo Bossetti è un Andrew Dufresne? È una domanda che deve avere assillato per anni anche Gianluca Neri, già ideatore e produttore del docu-film di successo Sanpa, uscito su Netflix.

Il lavoro di Neri sul caso Yara inizia ancor prima di quello di Sanpa: è da più di dieci anni che prende appunti, mette da parte video, foto, testimonianze. Finché non inciampa in quella che potrebbe essere una prova da portare al processo: riesce a reperire la foto di un satellite che ritrae il campo di Chignolo d’Isola, scattata prima del ritrovamento del corpo di Yara, ma in quella foto il corpo di Yara non c’è. Questo mette in discussione uno dei punti fermi dell’accusa, cioè che Yara sia stata uccisa e poi lasciata morire nel campo; ciononostante la prova non viene accolta dal giudice, ma Neri può così partecipare al processo come consulente – alla stampa sarà vietato di riprendere e registrare – e di poter leggere le 60 mila pagine dell’inchiesta. Si capisce il lavoro puntiglioso che c’è dietro questo documentario, la voglia di mettere ordine a tutto, soprattutto la volontà di far capire che no, la storia non è solo quella che ci hanno raccontato fino ad ora: che Massimo Bossetti è colpevole “oltre ogni ragionevole dubbio”.

Piccola digressione: le storie di Yara Gambirasio e di Emanuela Orlandi hanno dei punti di contatto. La prima va in palestra, la seconda a scuola di musica, e poi entrambe spariscono. Ciononostante quei luoghi, gli ultimi in cui vengono viste in vita, rimangono sempre sullo sfondo. Poi la storia di Emanuela Orlandi diventa una specie di tumore maligno, se abbiamo l’ardire di considerare i frammenti di storia come cellule cancerose, che possono proliferare se attecchiscono nel posto giusto, cosa che succede nel caso della Orlandi, dove lo scenario è una Roma patria di mille mitomanie. Quella di Yara, invece, rimane localizzata, dunque non abbiamo – grazie al cielo – Papi e Presidenti della Repubblica, l’uomo dell’Avon e l’Amerikano, boss e pupe della banda della Magliana. Abbiamo però un pubblico ministero, Letizia Ruggeri, che prende un frammento di quella storia – il Dna di Ignoto 1 – e si convince che quella è la pista giusta, anzi l’unica (e d’altronde è un Dna estratto da “tracce organiche” sulle mutandine di Yara).

Da quel momento in poi, tutto girerà intorno a quel frammento, la cui storia è raccontata in maniera ancora più approfondita nella docuserie della Bbc Ignoto 1 – Yara, Dna di un’indagine. In questa docuserie, la protagonista principale è proprio Letizia Ruggeri: la vediamo allenarsi implacabilmente in piscina, ammirandone il fisico asciutto con i muscoli in evidenza; la vediamo mettere il casco e salire sulla sua moto da corsa. Ignoto 1 diventa l’ossessione di Ruggeri, ammette che il caso di Yara Gambirasio l’ha colpita più di altre storie, perché «anche lei è una mamma». Nella docuserie della Bbc si ricostruisce il girovagare di questo Dna da laboratorio a laboratorio, si sente la pressione che tutti provano; si vedono le decine di migliaia di test che vengono fatti e le sorprese che le analisi riservano. Gli eventi sembrano accelerare improvvisamente quando trovano il nipote dell’autista Giuseppe Guerinoni, che frequenta la discoteca vicino a Chignolo d’Isola, e deflagrare all’apparizione di Ester Arzuffi, la madre di Bossetti, personaggio che pare scritto da Georges Simenon. «La sensazione è che non fossimo noi a condurre le indagini e a scoprire le cose, ma una forza superiore che decideva quando e come darci delle tracce fino alla verità», dice un colonnello dei carabinieri.

Senonché alla fine della visione della docuserie della Bbc, che pure doveva elogiare l’operato del pubblico ministero, per la prima volta si capisce che se c’era una forza superiore doveva essere piuttosto un’entità sadica, che si stava divertendo un mondo a spargere confusione e dolore. La sensazione, che si rafforza ancora di più guardando il documentario Netflix, è che quei milioni siano stati spesi in indagini per scoprire non tanto Ignoto 1, ma i rapporti extraconiugali di Ester. La narrazione del caso Yara in quegli anni è stata ossessiva, e questo viene messo particolarmente in risalto nella serie di Gianluca Neri, che riporta spezzoni di trasmissioni televisive, di colleghi giornalisti che “stanno solo facendo il loro lavoro”, di salotti in cui esperti in criminologia si contorcono nello sforzo di trovare la frase che faccia più colpo sul pubblico, quella che faccia partire più applausi. Si vede addirittura un’inaspettata Licia Colò, che dice una cosa che non avrebbe dovuto dire, e che arriva ai Gambirasio prima ancora che questi siano stati informati dagli inquirenti. Rivediamo con orrore il montaggio “fatto per la stampa” del presunto camion che gira intorno alla palestra, che si scopre non essere quello di Bossetti. L’arresto di Massimo Bossetti è avvenuto con un dispiegamento di forze che di solito si riserva ai boss della mafia. Vediamo le immagini nelle quali viene inseguito dalla folla. «È stata un’ipnosi collettiva», dice Luca Telese, uno dei giornalisti intervistati per il documentario; «A me sembra che più che applicare la presunzione d’innocenza, stiamo applicando la presunzione di colpevolezza», commentava Mentana all’epoca in una puntata di Bersaglio mobile.

Gianluca Neri propone una contro-narrazione, che usa volutamente tutti i trucchi e gli effetti offerti dalla società dello spettacolo: è impossibile non piangere di fronte alle immagini del funerale, l’organo drammatico in sottofondo, a cui piano piano si sostituiscono le proclamazioni d’innocenza di Massimo Bossetti, un uomo soprannominato “il favola”, cioè con tendenze da romanziere ma molto scarso, che online è diventato un meme, con quella foto sul divano mentre stringe il gatto e i due cani. Certo, sarebbe meglio fare i processi in tribunale e non in televisione e sui social, ma ormai i famosi buoi sono scappati ed è tutta una lotta tra “narrazioni”, che talvolta si avvalgono direttamente di shitstorm, prima ancora che il reato arrivi in tribunale. Gli spettatori da casa si polarizzano, come al solito, in colpevolisti e innocentisti, ma questo documentario prova a far emergere una terza categoria, di solito la più silenziosa: quella dei dubbiosi. In fondo, è dubbiosa anche l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, che alla fine quasi si lancia a dire «l’idea che si è fatta» ma poi ci ripensa, sospira, rotea gli occhi, dice mica posso rifare qui il processo.  Dice «forse…». Forse quella sera c’era un bel po’ di sfortuna in giro.

Articoli Suggeriti
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI

L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.

Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli

La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.

Leggi anche ↓
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI

L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.

Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli

La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.

In Arco di Ugo Bienvenu c’è tutto il bello dell’animazione occidentale e orientale

Candidato all'Oscar, ispirato dai fumetti di Moebius e da quelli di Akira Toriyama, Arco è un omaggio all'arte stessa dell'animazione. Ne abbiamo parlato con il regista, Ugo Bienvenu.

Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo

L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.

Zendaya sarà la protagonista di tutti i film più attesi del 2026

Sette film in un anno, uno più atteso dell'altro: si inizia con The Drama l'1 aprile e si finisce a dicembre con Dune 3.

Per Bruce Sterling, quello che succede alla musica succederà all’intelligenza artificiale

Dal 14 al 15 marzo si tenuto al Macro di Roma il convegno The Dream Syndicate. Tra gli ospiti c'era anche la leggenda della letteratura cyberpunk Bruce Sterling, che ha parlato di musica, AI, arte degli umani e arte delle macchine. Riportiamo qui il suo intervento integrale.