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Il prezzo dell’Ozempic e dei farmaci simili sta scendendo moltissimo La scadenza dei brevetti e la competizione tra aziende farmaceutiche sta facendo crollare i prezzi, a partire dagli Stati Uniti.
È uscita una playlist dedicata a Mark Fisher da ascoltare prima di vedere il film su Mark Fisher O anche prima, durante e dopo la lettura del suo testo postumo appena pubblicato da Einaudi, Materialismo Gotico.
Emmanuel Grégorie, il nuovo sindaco di Parigi, ha festeggiato la vittoria alle elezioni facendo un bel giro in bicicletta per la città Ha vinto con il 52 per cento dei voti e non ha perso l'occasione per ribadire che Parigi resterà una città antifascista, accogliente e sostenibile.
Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.
Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.

L’uomo sbagliato

"Trolliamo a fin di bene." Come uno scambio di email si è trasformato in una gogna digitale

09 Gennaio 2012

In data 28 dicembre 2011, un uomo disperato andava in giro dicendo «I want to clear my name» – voglio mettere le cose in chiaro, sono innocente. L’ha ripetuto per giorni, a chiunque lo stesse a sentire. A volte ha aggiunto, «voglio che quella gente smetta di darmi fastidio».

Il suo problema era la macchia: il processo per cui un singolo episodio che ti ha visto protagonista o spettatore involontario diventa la cosa fondamentale da sapere su di te. Forse l’unica. La tua identità ne esce gravemente compromessa, anche quando la riduzione al minimo termine venga giustificata con un generico “bene comune” su cui vigilare. Del Presunto Comico Stupratore vi avevo parlato in settembre; sono passati quattro mesi e su Google il suo nome – Eric D. Angell – è ancora e soltanto sinonimo di “il comico stupratore”. (Vi ricordo che la scintilla iniziale era una barzelletta raccontata da un idiota e/o una mossa suicida tipica di chi cerca la catarsi senza ammettere alcuna colpa.) Questo è il terreno su cui prosperano imprese: se desiderate una nuova reputazione, e potete pagare, ci sono professionisti che lo fanno per voi con alterno successo. In alcuni casi, la chiave è il tempo che passa. Prendete Jessica Pilot, autrice nel 2008 di un reportage sulla prostituzione occasionale (Secrets of a Hipster Hooker) dove si era esposta in prima persona. Gli scherzi più feroci le sono stati fatti offline, da uomini con cui usciva o da potenziali datori di lavoro; gli internets non furono gentili, ma oggi il nome “Jessica Pilot” non è più associato da Google a parole o allusioni offensive. Al massimo vi viene suggerito di proseguire la ricerca con “Twitter”, o “hipster”. E i primi dieci risultati vi rimandano a pagine che Pilot può gestire direttamente, articoli “puliti” scritti negli ultimi anni. Un caso di limitata felicità.

Oppure potete trovarvi in una situazione alla Ocean Marketing. Mettetevi comodi, oggi si piange.

La versione più breve: la ditta Ocean Marketing viene coinvolta nel lancio della PS3 Avenger Controller, un’estensione che facilita l’uso della Playstation ai video-giocatori disabili; quelli della Ocean Marketing dovrebbero occuparsi di pubbliche relazioni, ma le loro mansioni effettive vanno dal servizio clienti al controllare le ordinazioni; un cliente si lamenta perché ha ordinato e pagato il controller ma non l’ha ancora ricevuto; gli risponde qualcuno che prima offre vaghe rassicurazioni, poi lancia una contro-offensiva via mail dove manca solo la minaccia di stuprargli la madre. La mail diventa virale, il cattivo – che ora ha un nome, Paul Christoforo – perde il lavoro, la folla lo vuole vedere decapitato.

Online, la storia aveva tutti i connotati giusti per fare il botto (incompetenza + aggressività + millantare amici potenti + tendenza a rispondere con frasi quali «I wwebsite as on the Internet»); offline, sta funzionando e piacendo per altri motivi (fattore Davide vs. Golia, il cattivo maltratta sotto Natale chi ha pre-acquistato un prodotto per disabili). I nomi “Paul Christoforo” e “Ocean Marketing” vengono comunque accolti con la stessa rabbia. (Numerosi dettagli della vita personale di Christoforo sono ora di pubblico dominio.) Ma se la storia è arrivata sulla vostra tavola lo dovete a una terza persona, il fumettista Mike Krahulik di Penny Arcade, prima coinvolto nello scambio di mail tra buono e cattivo, poi responsabile di aver messo in rete tutto il malloppo con nome e numero di telefono del cattivo, aizzando i suoi lettori a fare del proprio peggio. Non ho simpatia per questo tipo di gogna digitale, né per chi si mette a dirigere il traffico – in passato Krahulik ha giocato spesso al giustiziere, lasciando che fosse il suo entourage a tormentare persone con cui lui aveva litigato; detto ciò, stavolta l’argomento vincente è stato ragazzi, trolliamo a fin di bene, la macchia era la punizione per un lavoro mal fatto, e il nome della Ocean Marketing è stato compromesso in modo irreparabile. Parentesi: come si è scoperto, “la ditta” era mandata avanti da un singolo uomo. Mr. Paul Christoforo. Gli basterebbe chiudere la baracca per ricominciare da capo, costruirsi una nuova reputazione. (Ci mettiamo un forse? Che dite?) Ma dato che questa persona lavora grazie a Internet, la morale che molti hanno voluto trarne è stata non lavorerai mai più in questa Internet. I giusti ridono, gli ingiusti piangono.

Però.

Nonostante l’ondata di bile, che non è ancora finita, cercando “Paul Christoforo” su Google vi viene suggerita la parola “Boston”, la sua città. E basta. 880 mila pagine rimandano al suo nome e nessun altro termine-chiave viene ritenuto necessario a proseguire o migliorare la ricerca: il primo risultato è il suo curriculum su LinkedIn. Non che Christoforo ne stia uscendo bene, se il secondo risultato è la voce che gli ha dedicato Know Your Meme, ricca di informazioni, e se mentre lui chiedeva perdono tramite Forbes pare fosse impegnato in un tentativo di estorsione ai danni degli ex datori di lavoro. Ma la sua rovina personale ha colpito anche il prodotto che lui doveva vendere (guardate la pagina su Amazon, inondata di recensioni una stella su cinque), l’azienda responsabile di aver puntato sull’uomo sbagliato. Qui la macchia può solo continuare ad allargarsi, tocca tutto e tutti, azzera le distinzioni tra buoni e cattivi.

Al limite, una tale assenza di dettagli, di “forse cercavi…”, può significare una cosa: che Paul Christoforo è diventato un marchio a sé – un sinonimo di arrogante bottegaio indegno della roba che vende, per dire, o di colui che rovina tutto. Un nuovo disastro umano di cui aspettare la prossima mossa col dito sospeso sul pulsante continua.

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