Al Museo Enzo Ferrari di Modena, fino a febbraio 2027, una mostra che racconta il legame tra musica e Cavallino, un filo rosso che va da Herbert von Karajan a Tyler, the Creator, passando per Pavarotti, Eric Clapton, Mick Jagger, John Lennon, Madonna e moltissimi altri.
Giovedì 13 giugno la festa per il lancio del n. 39 di Rivista Studio, con la doppia copertina dedicata rispettivamente a Pedro Almodóvar e a Paige Powell, ha visto la comunità che si riunisce intorno al magazine incontrarsi in zona Porta Nuova, nello spazio esterno di Briscola – Pizza Society, mentre il collettivo Ciao. Discoteca italiana faceva passare una selezione estiva di grandi classici italiani.
L’evento, in partnership con DS Automobiles, è stato anche occasione per mettere insieme realtà diverse ma con concetti simili, a cominciare dall’idea del “club” e della “membership”. Creare una comunità intorno alla passione per le proprie automobili è l’obiettivo di DS Club Privilege. Anche per Briscola il concetto di comunità e aggregazione è fondamentale, tanto da utilizzare la denominazione Pizza Society. Peraltro alcuni selezionati clienti del brand ricevono una speciale card, che li rende “Ambasciatori della pizza”.
Avere una comunità di riferimento, trasversale, ma con l’idea comune di unire bellezza e intelligenza è stato uno degli obiettivi di Studio sin dalla sua fondazione. Così nel corso della serata abbiamo ritratto 10 ospiti provenienti da più diversi ambiti lavorativi (design, moda, architettura, editoria) chiedendo di rispondere a questa domanda «Di quale comunità ti senti di fare parte?».
(Per conoscere le risposte segui il profilo Instagram di Studio)

Al Museo Enzo Ferrari di Modena, fino a febbraio 2027, una mostra che racconta il legame tra musica e Cavallino, un filo rosso che va da Herbert von Karajan a Tyler, the Creator, passando per Pavarotti, Eric Clapton, Mick Jagger, John Lennon, Madonna e moltissimi altri.
Il minimalismo digitale e la nostalgia analogica si stanno rapidamente trasformando nell'ennesimo prodotto premium venduto da quel capitalismo digitale che avrebbero dovuto sconfiggere. Un prodotto di cui, ovviamente, ci si va a vantare sui social.
Le proteine di origine animale sono diventate un consumo identitario per la "nuova" destra, online e offline. Ma la crisi climatica e la ricerca scientifica ci ricordano che un ripensamento del nostro rapporto con il cibo è sempre più inevitabile.
Quella dietro al digiuno terapeutico è una scienza complessa e delicata, che richiede monitoraggio continuo, assistenza medica e consapevolezza del paziente. Siamo andati a provarlo nella clinica Buchinger Wilhelmi, la più antica e famosa struttura specializzata.
