Hype ↓
13:11 giovedì 12 marzo 2026
Sembra proprio che Billie Eilish farà il suo debutto da attrice interpretando la protagonista nell’addattamento di La campana di vetro di Sylvia Plath Dopo aver detto di non amare la recitazione, la cantante sembra aver cambiato idea grazie a Sylvia Plath e al personaggio di Esther Greenwood.
L’unico Paese entusiasta della decisione di riammettere la Russia alla Biennale di Venezia è la Russia Quasi tutti Paesi europei si sono espressi contro la decisione della Biennale e in tanti hanno già iniziato a minacciare il boicottaggio.
C2C Festival ha pubblicato il set che Nicolas Jaar ha dedicato a Sergio Ricciardone nella serata finale dell’ultima edizione del festival Un set speciale e segreto che ora, nel giorno dell'anniversario della morte del fondatore, si può ascoltare e scaricare gratuitamente sulla pagina Bandcamp di C2C Festival.
La Spagna ha approvato una legge che garantisce assistenza medica gratuita anche ai migranti senza documenti «L'obiettivo è rispondere a un'ondata di odio ribadendo che la dignità non dipende dal possesso di un visto», ha detto la ministra della Salute Mónica García.
A quasi ottant’anni, Arnold Schwarzenegger tornerà a interpretare Conan il barbaro L'attore ha 78 anni ma è prontissimo a indossare di nuovo i panni del re distruttore, che però nel nuovo film sarà anche re vecchio e stanco.
Il sindacato delle librerie indipendenti francesi ha cacciato Amazon dalla Fiera del libro di Parigi Amazon avrebbe dovuto essere il main sponsor del Festival du Livre de Paris, principale fiera letteraria francese. Il Syndicat de la Librairie Française si è opposto.
A Londra hanno aperto due punti di controllo qualità della droga per prevenire overdose e morti Si trovano a Hackney e Camden, li gestisce l'associazione The Loop, assieme al Comune e alla polizia locale.
Chloë Sevigny e Gillian Anderson hanno sfilato per Miu Miu ricordandoci che gli anni ’90 sono stati bellissimi Lo show, chiamato "Mindful Intimacy", rifletteva sul rapporto tra corpo e abito in un mondo così grande e problematico: un pensiero che, di per sé, è già molto anni '90.

Eugenio Baroncelli, autore di vite che potevano essere la sua

È uscito per Sellerio Libro di furti. 301 vite rubate alla mia, microbiografie in cui lo scrittore-enciclopedia cerca sé stesso.

24 Giugno 2021

Eugenio Baroncelli lavora da anni a una specie di biografia dell’umanità, o delle umanità. L’opera che più si avvicina a questo corpus è il leggendario Dizionario Bompiani delle opere e dei personaggi di tutti i tempi e di tutte le letterature, un capolavoro di disarmante completezza ed erudizione; non mi sorprenderebbe se avesse redatto lui tutte le voci.

Gli autori-enciclopedia sono debordanti perché vogliono misurarsi con molti campi del sapere: sono pervasi da un’inquietudine uggiosa, a volte pragmatica a volte sfinente, e spesso, quando li si legge, non si sa da dove cominciare o dove ricominciare perché si perde il filo – e si sparpaglia pure la fisionomia dell’autore. Per alcuni servirebbe un navigatore, penso a Borges, a Leopardi, a Valéry, a Manganelli – perché non riesci a comprimerli in un’etichetta –, ma anche a scrittori che tendono a infinito in modo diverso come Proust («la sua è la battaglia di un uomo diafano quasi immateriale, costretto ad alternare i tranquillanti agli eccitanti, contro le bizze di un tempo che dobbiamo perdere per poterlo ritrovare», dice Baroncelli), Simenon, Freud, Canetti, Kafka, Gombrowicz – tutti grandi maestri di smarrimento. Bisogna concedere loro un generoso lasciapassare se non si vuole essere travolti dall’io. Con Baroncelli, invece, autore e lettore (tra qualche riga capirete cosa intendo) stanno nella stessa trincea.

Le sue non sono le vite immaginarie di Schwob o di Wilcock, o Pontiggia, e nemmeno le vite minuscole di Michon, autori che certamente Baroncelli apprezza, la sua è piuttosto una miniaturizzazione della ricerca proustiana: “Proust in a nutshell” potremmo dire, dove l’oggetto di studio sembra il biografato, ma a poco a poco scopriamo che dietro il sipario l’autore sta cercando sé stesso, rubacchia dalle vite degli altri per sbarazzarsi della sua, si distoglie dal suo destino per scriverlo; traccia le vite di cui si sente privato.

Baroncelli è un maestro di bonsai che ambisce al lucore del proprio infinito. «Chi scrive dell’universo non fa, nel migliore dei casi, che parlare di sé», scrive Baroncelli citando Borges, ed è significativo quanto insista su questo aspetto. Rispetto a Borges, però, Baroncelli non inventa nulla («se qualche mancanza circostanziale ho interpolato nell’una o nell’altra di queste vite […] è appena per giustificare questo libro»), è un biografo pervicace e abbarbicato al dato, ma per il lettore questa circostanza è del tutto ininfluente perché la straordinarietà delle portanti e delle increspature dalle quali Baroncelli è venificamente attirato e delle quali si fa latore fa pensare che quelle righe avare siano le uniche cose da sapere. È così che nascono le sue biografie in tre tocchi, dall’unione a volte inusitata a volte elementare di particolari poco noti. L’effetto è incontrollabile: «Più la vita è maniacale, come quelle degli amanti, più è perversa la biografia che racconta».

«Scrivere vuol dire invecchiare», mi confessa, citando sé stesso senza accorgersene, «e scrivere biografie vuol dire invecchiare in solitudine». Tal lavorio è possibile solo se sei scisso e dalle sue pagine ho capito che Baroncelli non fatica a riconoscerlo: «Eugenio va a dormire e Baroncelli rammenda le vite». «È all’altro, a Baroncelli, che capitano le cose. Io vorrei stare nell’ombra, e lui accende la luce. Io non so fare niente, e lui decanta la mia inettitudine. Io sono un uomo modesto (tutti questi io sono dettati da una mera necessità grammaticale)». Eugenio e Baroncelli lavorano senza internet: usano le biblioteche, e in questo sono fortunati perché a Ravenna c’è la Classense, babelica ed efficientissima.

«Ho trovato queste vite nel marasma della mia biblioteca e le ho ricopiate […] senza chiedere loro se nel freddo orfanotrofio di un libro volessero entrare». Solo protetti dai libri si possono raccontare personaggi da libro: «A volte da una grossa biografia ricavo lo spunto per un paio di paragrafi», mi dice, con un certo orgoglio, e questo discernimento si sente nella consistenza «mitridatica» dei ritratti. Sentite come cattura Guido Morselli: «Ebbe una mucca che gli mangiava le pagine delle riviste letterarie. Nuotò, passeggiò, vestì di bianco. Scrisse. Scriveva libri che, invece di lasciare nel cassetto a ringiovanire in gran segreto, incautamente spediva a editori che glieli rifiutavano. All’ultimo rifiuto non si rassegnò. Nella notte fra la fine di un luglio e il principio di un agosto, nella sua casa di Varese affollata dagli inediti, si tirò un colpo di pistola. Sbagliava. Confuse il silenzio suo con quello dei suoi romanzi, che infatti continuano a parlare» (da Falene). O Tommaso Landolfi: «Nacque per sbaglio nel Novecento. Indispettito, prese le pose di un attardato dandy romantico: notturno, stravagante, giocatore d’azzardo inveterato. Finì per essere un Landolfi eccentrico quanto il suo doppio. Ai suoi racconti, ilare piromane, appiccò dolosi incendi verbali. A un suo libro di racconti affidò la disperata civetteria di risguardi tassativamente bianchi. È morto da due secoli ma ancora lascia la sua ombra» (Da Libro dei furti).

Guardate come conclude la Candela di Elizabeth Bishop: «Tornata a Boston a invecchiare, osservò che i ricordi d’infanzia sono gli oroscopi di un destino già vissuto. Nel 1979 paragonò un arcobaleno a un uccello che sguscia via dal cielo come il mercurio di un termometro spezzato, finì la poesia con la parola gay, cioè lesbica e felice, e morì». C’è tutta Bishop in queste righe.

La concentrazione di Baroncelli produce effetti sorprendenti: come in un buco nero queste masse piccole e densissime attirano altra materia e producono combinazioni inattese; un nuovo orizzonte degli eventi, che cambia la visuale. Il suo procedimento tipico è l’interpolazione stratificata: ecco come tratteggia Hofmannsthal, l’imprendibile, ricorrendo a Burckhardt: «Incontrarlo era come incontrare due persone, una che stava lì e l’altra, persa chissà dove, che non stava lì». Lo spostamento è un rimando a un’altra fonte, un nuovo allargamento del piano di campagna, fino a uno sconfinamento.

Dai libri di Baroncelli affiora un’opera nell’opera: la biografia permutante di Robert Walser, per lui maestro di imperdonabile irraggiungibilità. Walser è «l’incurabile che non voleva essere ricordato», scrive, «incapace perfino di annodare un cappio come si deve». In Risvolti svelti: «Visse per scomparire. Scrisse per assentarsi». «All’inchiostro, che non si cancella, preferiva l’arrendevole matita. Con quella riempì i suoi fogli di letterine illeggibili, come altri il loro cielo di un dio inconfondibile» (Libro delle candele). In un altro caso ricorre a Benjamin come ventriloquo: «Walser comincia dove finiscono le fiabe»; «agli uomini preferiva le cose cui gli uomini non danno importanza: la cenere, lo spillo, il lapis e lo zolfanello – queste inezie che, quando il fuoco sarà spento, resteranno».

«Perché evita la fiction? Perché non ha scritto un romanzo o una novella?», gli chiedo a bruciapelo. «Se avessi una trama perfetta come quella di L’invenzione di Morel di Bioy Casares, certo che lo scriverei un romanzo!». «Vabbè, non tutti hanno Borges a portata di mano». Baroncelli si fa una risata e, dopo un silenzio così lungo da farmi pentire della domanda, aggiunge: «Sto lavorando a un falso giallo». «Suo? Con una trama, con personaggi inventati?». «Sì», altra risata, altro silenzio. «Un falso giallo, gliel’ho detto».

Articoli Suggeriti
Sembra proprio che Billie Eilish farà il suo debutto da attrice interpretando la protagonista nell’addattamento di La campana di vetro di Sylvia Plath

Dopo aver detto di non amare la recitazione, la cantante sembra aver cambiato idea grazie a Sylvia Plath e al personaggio di Esther Greenwood.

L’unico Paese entusiasta della decisione di riammettere la Russia alla Biennale di Venezia è la Russia

Quasi tutti Paesi europei si sono espressi contro la decisione della Biennale e in tanti hanno già iniziato a minacciare il boicottaggio.

Leggi anche ↓
Sembra proprio che Billie Eilish farà il suo debutto da attrice interpretando la protagonista nell’addattamento di La campana di vetro di Sylvia Plath

Dopo aver detto di non amare la recitazione, la cantante sembra aver cambiato idea grazie a Sylvia Plath e al personaggio di Esther Greenwood.

L’unico Paese entusiasta della decisione di riammettere la Russia alla Biennale di Venezia è la Russia

Quasi tutti Paesi europei si sono espressi contro la decisione della Biennale e in tanti hanno già iniziato a minacciare il boicottaggio.

C2C Festival ha pubblicato il set che Nicolas Jaar ha dedicato a Sergio Ricciardone nella serata finale dell’ultima edizione del festival

Un set speciale e segreto che ora, nel giorno dell'anniversario della morte del fondatore, si può ascoltare e scaricare gratuitamente sulla pagina Bandcamp di C2C Festival.

A quasi ottant’anni, Arnold Schwarzenegger tornerà a interpretare Conan il barbaro

L'attore ha 78 anni ma è prontissimo a indossare di nuovo i panni del re distruttore, che però nel nuovo film sarà anche re vecchio e stanco.

Il sindacato delle librerie indipendenti francesi ha cacciato Amazon dalla Fiera del libro di Parigi

Amazon avrebbe dovuto essere il main sponsor del Festival du Livre de Paris, principale fiera letteraria francese. Il Syndicat de la Librairie Française si è opposto.

SOMEWHERE IN ROME, un film di Rivista Studio in occasione del ritorno di Valentino a Roma