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Xavier Dolan ha confermato che non è più in pensione e che quest’anno girerà un nuovo film Dopo aver annunciato l’addio al cinema nel 2023, il regista ha deciso di tornare a lavoro e ha mostrato una nuova sceneggiatura su Instagram.
Anche quest’anno lo Studio Ghibli ha festeggiato il Capodanno pubblicando un nuovo disegno di Hayao Miyazaki Sui social dello studio è apparso il disegno di Miyazaki che celebra nel 2026 l'anno del cavallo, secondo lo zodiaco cinese.
Secondo le prime ricostruzioni, il rogo di Crans-Montana sarebbe stato causato dalle stelle filanti infilate nelle bottiglie di champagne Una foto mostrerebbe il momento dell’innesco del rogo durante i festeggiamenti di Capodanno, costato la vita a quarantasette persone.
Martin Scorsese ha scritto un editoriale sul New York Times in cui spiega perché Misery è il miglior film di Rob Reiner In un commosso editoriale, Scorsese ha individuato nel thriller del 1990 l’apice della filmografia del collega, ricordando la loro amicizia.
Dopo il documentario su Diddy arriverà un documentario sui figli di Diddy che parlando di Diddy Justin e Christian Combs racconteranno il rapporto col padre in una docuserie che uscirà nel 2026 e di cui è già disponibile il trailer.
La crisi climatica sta portando alla velocissima formazione del primo deserto del Brasile La regione del Sertão sta passando da arida a desertica nell'arco di una generazione: un cambiamento potenzialmente irreversibile.
L’episodio di Stranger Things in cui Will fa coming out è diventato quello peggio recensito di tutta la serie E da solo ha abbassato la valutazione di tutta la quinta stagione, nettamente la meno apprezzata dal pubblico, almeno fino a questo punto.

A che punto siamo con le elezioni tedesche

Un po' di cose sul dibattito tv tra Angela Merkel e Martin Schulz, sul perché questo voto ci riguarda tutti e su quali coalizioni potrebbero uscirne.

di Studio
04 Settembre 2017

Domenica sera si è svolto l’atteso dibattito tra Angela Merkel e Martin Schulz, i due principali candidati delle elezioni federali tedesche, che si terranno il 24 settembre. Molti analisti consideravano il dibattito, che è stato trasmesso in contemporanea da quattro canali ed è stato seguito da almeno una ventina di milioni di persone, come l’ultima possibilità per Schulz, il candidato dei socialdemocratici, di provare a rimontare contro la Kanzlerin, che è in carica dal 2005. Un’occasione da non sprecare, perché, vero, la leader conservatrice era già in vantaggio nei sondaggi, però un elettore tedesco su cinque era ancora indeciso. Invece è andata in tutt’altro modo:

Merkel, che era già favorita nei sondaggi con un vantaggio di 15-17 punti, è risultata molto più convincente del socialdemocratico. Schulz invece ne è uscito indebolito. Un po’ perché ha confermato di essere un po’ troppo simile alla sua rivale, che in questo contesto è una grande debolezza: perché votare la copia, quando puoi votare l’originale? Un po’ perché, quando ha provato a pressarla su alcune questioni, ha finito per vincere lei.

Il tema principale del dibattito, di cui abbondano i riassunti dettagliati (per esempio quello di Tonia Mastrobuoni su Repubblica e di Jill Petzinger su Quartz, è stato quello dei migranti). Schulz ha accusato la leader cristiano democratica di avere sbagliato a gestire la crisi dei profughi del 2015, quando la Germania decise di aprire le porte ai rifugiati siriani e afgani, accogliendo i richiedenti asilo giunti in Europa dalla rotta balcanica che erano stati respinti e maltrattati dall’Ungheria dell’ultra-nazionalista Viktor Orbán: Schulz le ha rimproverato non di avere accolto i profughi, ma di averlo fatto senza coinvolgere gli altri Paesi europei, al che Merkel ha risposto che ragionare su quei temi con gente come Orbán è piuttosto difficile. In passato, l’apertura ai migranti aveva intaccato la popolarità della Kanzlerin, ma negli ultimi anni, da quando il governo ha fatto in parte marcia indietro, non è più così. Per quanto presenti, i rigurgiti xenofobi sembrano per il momento abbastanza contenuti in Germania: il partito anti-immigrati Alternative für Deutschland, che tanto aveva preoccupato lo scorso anno, non sembra destinato a raggiungere il dieci per cento. 

Le domande più “populiste” sull’immigrazione sono arrivate, come scrive Mastrobuoni, dai giornalisti e in quell’occasione ambedue i candidati hanno dato vita a «momenti non scontati di civiltà in un momento di generale imbarbarimento». Schulz inoltre ha provato a incalzare l’avversaria sul rapporto con la Turchia e su quello con gli Stati Uniti, senza però metterla in difficoltà. L’unico tema in cui il socialdemocratico è riuscito a diversificare, in modo convincente, la sua posizione è stato quello delle diseguaglianze sociali. Risultato? Stando a un sondaggio a caldo il 55 per cento dei telespettatori è convinto che Merkel abbia vinto il dibattito, mentre soltanto il 33 ha trovato più convincente Schulz.

Cosa significa tutto questo per le elezioni tedesche? E, soprattutto, che rilevanza ha per il resto dell’Europa? Il risultato del dibattito sembra destinato a consolidare ulteriormente il vantaggio dei conservatori e una rielezione di Merkel (sarebbe la quarta volta consecutiva!) è oggi più probabile che mai. La Germania è una democrazia parlamentare: quindi il 24 settembre i tedeschi eleggeranno i membri del Bundestag, il Parlamento federale, e inizieranno i negoziati per la formazione di un governo. Merkel ha già messo in chiaro di non volersi alleare con la destra estremista. Lo scenario più probabile è una nuova alleanza tra i due principali partiti, ovvero una Große Koalition: secondo alcuni però i socialisti vorrebbero evitarla perché un altro governo all’ombra dei conservatori li indebolirebbe ancora. Un’altra possibilità è un’alleanza tra cristiano-democratici e i liberali del FDP (coalizione giallo-nera) o con i liberali e i verdi (coalizione bandiera giamaicana. È anche possibile che i socialdemocratici riescano a mettere insieme una maggioranza, alleandosi con i verdi, i liberali e il partito di sinistra Die Linke.

In ogni caso, come avviene anche in Italia, è difficile che si saprà subito che tipo di governo ci sarà: dopo le ultime elezioni, le trattative per la formazione di un governo hanno richiesto quasi tre mesi; anche se nel 2009 era bastato un mese. Anche se la vittoria della candidata cristiano-democratica sembra già scritta, la storia recente insegna che i sondaggi vanno sempre presi con le pinze. Inoltre molte cose dipenderanno da che tipo di coalizione si formerà, da quanta libertà d’azione avrà la cancelliera, e dal fatto che ci saranno o meno degli alleati di sinistra.

Dettagli che ci riguardano tutti da vicino. Perché, come scriveva Janosch Dekker su Politico Europe, «il risultato delle elezioni segnerà, inevitabilmente, la politica globale, specialmente quella dell’Unione europea. Come Paese più popoloso d’Europa, e in quanto una delle economie più grandi del continente, Berlino svolge un ruolo cruciale nel determinare il futuro della Ue. La sua influenza sarà ancora maggiore quando il Regno Unito lascerà l’Unione nel 2019». Questo significa che il futuro cancelliere tedesco «avrà molto da dire sul futuro dell’euro, della politica di difesa europea e sulle relazioni transatlantiche». Nel 2019, a proposito, si conclude anche il mandato di Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea, che secondo diversi analisti rappresenta un contrappeso importante rispetto alla linea tedesca sulle politiche monetarie.

In testata: un sostenitore del partito socialista Spd (Getty); i grafici sono embeddati dal sito di Politico
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