Hype ↓
22:55 giovedì 29 gennaio 2026
Dopo due mesi di silenzio, Paul Dano ha risposto ai commenti offensivi che Quentin Tarantino ha fatto su di lui Al Sundance Film Festival, Dano ha raccontato di essere estremamente grato alle persone che lo hanno difeso
Grazie a TikTok, un singolo di Jeff Buckley è entrato per la prima volta in classifica 29 anni dopo la sua morte “Lover, You Should’ve Come Over” è entrata nella top 100 USA, grazie ai tanti tiktok in cui è stata inserita.
Zohran Mamdani ha indossato una giacca Carhartt personalizzata molto stilosa per spalare la neve a New York Modello "Full Swing Steel", colore nero, sulla parte interna del collo ricamata la scritta "No problem too big, no task too small".
Werner Herzog ha spiegato il vero significato del “pinguino nichilista”, la scena del suo documentario Encounters at the End of the World diventata un popolarissimo meme Lo ha fatto con un reel su Instagram, in cui racconta di essere affascinato tanto dal comportamento dell'animale quanto da quello di chi ne ha fatto un meme.
In Iran stanno arrestando i medici che hanno curato i manifestanti feriti durante le proteste Almeno nove medici sarebbero stati arrestati come ritorsione per aver curato persone ferite. Uno rischierebbe addirittura la pena di morte.
Blossoms Shanghai, la prima serie tv di Wong Kar-wai, arriva su Mubi il 26 febbraio Dopo il grandissimo successo in Cina, l'opera prima televisiva di Wong Kar-wai arriva finalmente anche in Italia.
C’è un video in cui si vede un altro violento scontro tra gli agenti Ice e Alex Pretti avvenuto 11 giorni prima della sua morte Tre nuovi video rivelano che Pretti era già stato aggredito e ferito da agenti ICE, in uno scontro molto simile a quello in cui poi ha perso la vita.
All’Haute Couture di Parigi, Schiaparelli ha fatto indossare all’attrice Teyana Taylor i gioielli rubati al Louvre Erano però una copia, ricreata per la maison dallo stilista Daniel Roseberry, che ha detto «avevo solo voglia di divertirmi un po'».

Dan Graham, l’artista che amava le riviste

Morto il 19 febbraio a 79 anni, era conosciuto soprattutto per le architetture di ferro e vetro riflettente, ma le sue prime opere erano molto diverse.

21 Febbraio 2022

Definire Dan Graham, morto il 19 febbraio a settantanove anni, un “artista concettuale” è molto riduttivo: non solo perché è stato un artista ibrido e inclassificabile, ma perché è stato anche scrittore, saggista, curatore, gallerista, fotografo, performer, critico d’arte e di musica (era un appassionato di punk rock, come dimostra il suo video degli anni ’80 “Rock My Religion“, e si dice abbia giocato un ruolo chiave nella formazione dei Sonic Youth). Con l’eccezione delle architetture specchianti, che non a caso sono proprio il suo lavoro più famoso, quello per cui tutti in questi giorni stanno esclamando: «aaah, ma sì, ho capito chi è», Graham si è sempre impegnato a sperimentare con l’arte senza preoccuparsi di risultare riconoscibile, tanto che seguendo lo svilupparsi delle sue opere nel corso degli anni sembra di osservare la carriera di 7 artisti diversi.

Dan Graham, Untitled from Two-Way Mirror / Hedge Projects, 2004, particolare (MoMA)

Nato nel 1942 a Urbana, in Illinois, Graham cresce in New Jersey, nel paesaggio suburbano che diventerà il protagonista della sua serie di fotografie. Si trasferisce a New York per fare lo scrittore ma diventa un gallerista: nel 1964 organizza alla John Daniels Gallery la prima mostra dell’amico Sol LeWitt, poi continua con Donald Judd, Dan Flavin e Robert Smithson. Nei suoi primi esperimenti artistici, ispirati all’amore per i magazine e le riviste pop, progetta la pubblicazione di interventi concettuali su riviste di ampia diffusione, negli spazi solitamente occupati dalla pubblicità.

Una delle sue opere più belle fa parte di questo ciclo ed è stata spesso fraintesa proprio a causa, diremmo oggi, di tutti i suoi “layers”. Homes for America (1966-67) nasce come una serie di fotografie di casette a schiera, presentate con uno slide show che sottolineava le somiglianze tra il sistema ripetitivo degli insediamenti residenziali suburbani del Dopoguerra e l’approccio seriale di artisti minimalisti come Donald Judd. Rimodellata come un’opera destinata alla pubblicazione su rivista, la serie era intesa come la parodia di un articolo, ma anche come un rifiuto dei limiti del formato “white cube” della galleria d’arte in favore dell’ubiquità e della disponibilità dei periodici mensili. Nelle sue fotografie ignorava intenzionalmente alcune tecniche e usava stampe a colori standard ed economiche per avvicinarsi il più possibile allo stile dei giornalisti fotografici del tempo. Alla fine non riuscì a pubblicare Homes for America su Esquire, come avrebbe voluto, e dovette ripiegare su Arts Magazine. Negli anni Sessanta, Graham vedeva nel mezzo della rivista pop la forma ideale per la presentazione delle sue opere, che si trovavano al di fuori delle istituzioni artistiche consolidate.

Dan Graham, Homes for America, 1966-67 © 2022 Dan Graham (Gift of Herman J. Daled, MoMA)

Negli anni Settanta passa alla performance e al video, offrendo allo spettatore un ruolo attivo nello spazio e nel tempo dell’opera, utilizzando ad esempio le telecamere a circuito chiuso. È un altro aspetto importante della sua ricerca, che esplora la percezione del corpo in relazione con l’ambiente, sia esterno che interno. Da questa riflessione nascono i famosi Padiglioni, concepiti a partire dai primi Ottanta. Strutture in ferro e vetro nelle quali è possibile entrare e/o specchiarsi (o nelle quali si rispecchia l’ambiente naturale o architettonico circostante) che amplificano e complicano la relazione dell’osservatore con se stesso e con lo spazio che lo circonda.

Dan Graham, Figurative, 1965. Printed matter. Collection, Herbert, Gent, Belgium (MoMA)

Nel 2009, durante una passeggiata nella sua stessa retrospettiva al Whitney Museum, e parlando con il critico d’arte Peter Scott, che avrebbe genialmente intitolato l’articolo nato da questa conversazione “Grahamrama“, Dan Graham cercava di prendere le distanze dal tipo di arte concettuale a cui continuava e continua ad essere associato (quella dei padiglioni), ricordando con grande affetto le sue “opere delle riviste”, come la riproduzione di una striscia di carta da una calcolatrice o un registratore di cassa nelle pagine di una rivista di moda, che chiamò “Figurative” (uscì su Harper’s Bazaar del marzo 1968, tra la pubblicità di un Tampax e quella di un reggiseno Torpedo), un modo per giocare con le aspettative dei lettori nei confronti delle immagini commerciali: «Amo i magazine perché funzionano come le canzoni pop, sono usa e getta e si occupano di piaceri momentanei».  Un concetto che ribadisce anche in questa bellissima intervista pubblicata nel 2015 su Flaunt Magazine, completamente dedicata alle sue opere sulle riviste.

Articoli Suggeriti
Grazie a TikTok, un singolo di Jeff Buckley è entrato per la prima volta in classifica 29 anni dopo la sua morte

“Lover, You Should’ve Come Over” è entrata nella top 100 USA, grazie ai tanti tiktok in cui è stata inserita.

Blossoms Shanghai, la prima serie tv di Wong Kar-wai, arriva su Mubi il 26 febbraio

Dopo il grandissimo successo in Cina, l'opera prima televisiva di Wong Kar-wai arriva finalmente anche in Italia.

Leggi anche ↓
Grazie a TikTok, un singolo di Jeff Buckley è entrato per la prima volta in classifica 29 anni dopo la sua morte

“Lover, You Should’ve Come Over” è entrata nella top 100 USA, grazie ai tanti tiktok in cui è stata inserita.

Blossoms Shanghai, la prima serie tv di Wong Kar-wai, arriva su Mubi il 26 febbraio

Dopo il grandissimo successo in Cina, l'opera prima televisiva di Wong Kar-wai arriva finalmente anche in Italia.

Per chi lavora nel cinema in Italia, la vita è una battaglia dopo l’altra

Attori, attrici, registi, produttori, maestranze: abbiamo parlato con chi il cinema lo fa per farci raccontare la realtà e la crisi di questa industria. Tra soldi che non ci sono e attese che non finiscono mai.

Partenze è l’addio antisentimentale di Julian Barnes alla letteratura

Quello appena pubblicato da Einaudi è l'addio dello scrittore britannico ai libri: l'ha deciso lui, e non potrebbe esserci una decisione più barnesiana di questa.

È stato annunciato un sequel di Dirty Dancing e a interpretare Baby, 39 anni dopo, sarà ancora Jennifer Grey

Non è ancora confermato se sarà lei la protagonista del film, però. Ma secondo le prime indiscrezioni, è quasi sicuro che lo sarà.

Sentimental Value è il film di tutti i padri che cercano di farsi accettare dalle figlie e di tutte le figlie che provano a perdonare i padri

Attraverso la storia di una famiglia di artisti, Joachim Trier racconta l'esperienza delle famiglie di tutti: l'amore, i rimorsi, il ricordo, i traumi, la casa.