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18:38 martedì 8 settembre 2026
Presto potremo ascoltare l’ultimo brano inedito di Gino Paoli: l’avrebbe dovuto cantare con Ornella Vanoni Si chiama "Quando ti rivedrò", farà parte della nuova edizione di Appunti di un lungo viaggio, nel catalogo Sugar, e uscirà il 23 settembre nella notte tra i compleanni di Ornella Vanoni e Gino Paoli.
Il documentario di Paul Thomas Anderson sul concerto di Cameron Winter alla Carnegie Hall arriverà in streaming su Mubi Per il momento non c'è ancora una data d'uscita ufficiale, però. Sappiamo solo che il film lo potremo vedere nel 2027.
Siccome a Sandra Huller piacciono solo i ruoli difficili, nel suo prossimo film interpreterà un maschio, scrittore, morto di cancro al cervello Il film si chiama Arbeit und Struktur ed è ispirato al diario di Wolfgang Herrndorf, morto prematuramente a causa di un tumore al cervello.
In Polonia c’è stato un certo panico per una violazione dello spazio aereo da parte della Russia, ma poi si è scoperto che la colpa era di uno stormo di uccelli Un grosso stormo di uccelli, come hanno confermato gli stessi militari inviati sul luogo per accertarsi del fatti. Non è escluso che fossero uccelli russi.
Sarà un caso, ma le nuove uniformi della Space Force presentate da Trump somigliano molto a quelle di un certo regime di estrema destra che governò la Germania dal ’33 al ’45… La Casa Bianca, in un comunicato ufficiale, ha detto che l'ispirazione sono le divise di Starship Troopers. Ma le divise di Starship Troopers erano ispirate proprio a quelle delle SS.
Jeff Bezos continua a investire miliardi nella moda nella speranza che prima o poi qualcuno lo trovi simpatico Lauren Sánchez e Jeff Bezos continuano a investire milioni in tessuti ecologici e giovani designer. Ma di simpatia, per il momento, ancora nessuna traccia.
Si è scoperto che Van Gogh ha firmato solo il 15 per cento della sue opere perché tutte le altre le considerava troppo brutte per firmarle Lo ha rivelato una ricerca del Van Gogh Museum di Amsterdam, la prima dedicata esclusivamente alla firma "Vincent".
Il governo inglese ha esortato la popolazione a iniziare a far scorte di cibo e acqua per prepararsi agli eventi climatici estremi causati dal Super El Niño «Chi avrà delle scorte se la caverà molto meglio di chi non ne ha», ha detto la Ministra dell'Ambiente Angela Eagle.

Le Corbusier, Eileen Gray e quella villa in Costa Azzurra

Dentro il più importante progetto della designer donna pioniera del Modernismo.

19 Ottobre 2018

Affacciata su Cap Martin, lungo il sentiero tra l’Italia e la Francia percorso ogni notte da contrabbandieri e doganieri che, siamo nel 1926, illuminano il mare con grandi lumi a petrolio, Villa E-1027 è immersa nella natura e nella storia. Da sola, racchiude tutti i cinque principi dell’architettura moderna teorizzati da Le Corbusier: i piloni, la pianta libera, il tetto giardino, le finestre a nastro, la facciata libera. La perfezione, l’adesione totale ad una teoria, se non fosse che lungo quel sentiero Le Corbusier arriverà solo anni dopo. Villa E-1027, infatti, è stata progettata dall’architetto rumeno Jean Badovici e da sua moglie, la designer irlandese Eileen Gray, entrambi cresciuti nel mondo intellettuale parigino dei primi del ‘900 prima di trovare, come molti, il loro laboratorio di libera sperimentazione nel sud della Francia. Questa “maison blanche” con un nome in codice che è la firma dei due proprietari, costruita sulle terrazze a picco sul Mediterraneo, è stata pensata al di fuori delle influenze artistiche ed è interamente focalizzata su ciò che, in quel momento, poteva funzionare ed essere utile “qui e ora”.

La E-1027 è una rivoluzione culturale e progettuale. Già, perché nel 1926, anno di costruzione della villa, era molto radicato il pregiudizio verso la capacità femminile di creare qualcosa di funzionale, oltre che decorativo. Eppure, qui si realizza il trionfo della funzionalità, con i suoi arredamenti pensati da Eileen Gray come pezzi unici e perfettamente integrati nella struttura. Ogni armadio, ogni specchio, ogni cassettiera e divano sa inserirsi perfettamente nel luogo e sa far funzionare la casa, direbbe appunto Le Corbusier, come una macchina. Ma chi ha pensato la E-1027? Non ci sono dubbi che gli arredi interni siano nati nella mente della designer irlandese, oggetti dove si fa largo uso del tubolare metallico e nei quali si sente l’influenza del Bauhaus, salvo verificare le date di progettazione e chiedersi chi abbia inventato per primo che cosa. Negli anni ’20, il destino di una donna pioniera del design è anche questo, arrivare spesso seconda nei libri di Storia. Oggi l’intera struttura e i suoi arredi sono gestiti da Cap Moderne, associazione che da anni investe nella conservazione e nel restauro della villa e dell’arredamento, oltre che nella divulgazione della ricerca di Eileen Gray. Proprio in queste settimane, per i 140 anni dalla sua nascita, Cap Moderne ha lanciato un crowdfunding per ricostruire con i criteri e materiali originali gli elementi d’arredo della struttura, come lo straordinario tavolino E-1027, pensati da Eileen Gray esclusivamente per questo suo rifugio sul Mediterraneo.

Una felicità che per la designer irlandese si interromperà all’inizio degli anni ’30, con l’arrivo di Le Corbusier. L’architetto, amico di Jean Badovici, trascorrerà le sue giornate nel sud della Francia libero, spesso completamente nudo e dipingendo – o imbrattando, secondo Gray – le pareti bianche della E-1027. Tema dei disegni: la bisessualità di Eileen Gray. Ma più che la persona, ciò che fa infuriare la designer irlandese è aver violato la purezza di quelle pareti, così funzionali all’insieme della villa. La ferita è così profonda, anche se consumata in un aristocratico silenzio, che da quel momento e fino alla sua morte nel 1976, Eileen Gray non metterà più piede nella villa di Cap Martin.

L’architetto svizzero-francese, al contrario, ci tornerà ogni estate e finirà per essere profondamente influenzato dal mare che si apre sotto la villa. «Mi sento mediterraneo nel profondo» scrive Le Corbusier nei suoi appunti «i miei pensieri, le mie fonti di ispirazione nascono in questo mare che no ho mai smesso di amare… questo mare è orizzonte infinito e movimento senza fine».

A questo punto, la storia la scrivono Le Corbusier, un italiano di Sanremo e quel sentiero percorso da guardie, contrabbandieri e passeurs. Alla fine degli anni ’30, infatti, Thomas – Roberto – Rebutato inaugura, a pochi metri dalla E-1027, l’Etoile de Mer, un ristorante, un bar, un ritrovo dove chi transita è  unito dall’accoglienza, dalle chiacchiere e dal pesce appena pescato. Le Corbusier è cliente abituale e, nel 1950, si appoggerà letteralmente ad una parete del ristorante per costruire il suo capolavoro di 3,66 x 3,66 metri. Il laboratorio, la sintesi di una vita: Le Cabanon. Oggi, Le Cabanon è il più piccolo monumento nazionale francese, meno di sedici metri quadrati che, una volta dentro, si aprono in un gioco di spazi perfettamente calibrati, tra muri, tavoli da lavoro,  arredamento ridotto all’essenziale, specchi alle finestre per aumentare la percezione dei volumi e fare entrare il mare. Qualcosa che si avvicina molto alle sperimentazioni di Eileen Gray, qualche anno prima e qualche metro più sotto. Certo, nel Cabanon mancano acqua, elettricità e cucina, ma a questo pensa la struttura di Monsieur Rebutato, a cui si accede tramite una porta nel piccolo corridoio di ingresso.

Eliminare anziché aggiungere, pensare gli interni proporzionati alla figura umana e al “modulor”, l’unità di misura, la linea guida con le braccia alzate che consente di realizzare un’architettura letteralmente a misura d’uomo. Ancora oggi ci si domanda che cosa sia il Cabanon, un pezzo unico donato dall’architetto alla moglie Yvonne o il prototipo di qualche cosa che sarebbe dovuta essere prodotta in serie?

Le giornate al Cabanon trascorrono ancora dipingendo, si percepisce la libertà del genio solo e distante dalle pressioni dei committenti, ancora una volta questo tratto di costa diventa il luogo dove chi progetta è libero di imporre la sua personalissima visione delle cose. Le Corbusier vivrà ogni estate il Cabanon fino alla mattina del 27 agosto 1965 quando, nonostante le raccomandazioni del suo cardiologo parigino, scende in mare per una lunga nuotata. Il suo corpo verrà recuperato dopo qualche ora e riconosciuto da alcune persone del posto, che frequentavano l’Etoile de Mer e che, probabilmente, non sapevano che quell’uomo era l’architetto che nell’Unite d’Habitation di Marsiglia aveva proposto in massa la propria idea di individuo e collettività, di mare e di natura. Lo stesso che, dentro il Cabanon, aveva trovato il luogo ideale in cui realizzarla per sé.

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