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L’annuncio di Meloni ospite del podcast di Fedez sembrava la cosa più assurda della campagna referendaria. Poi abbiamo visto il trailer della puntata La puntata verrà pubblicata giovedì 19 marzo alle 13. Nel frattempo, abbiamo un trailer che ha già raggiunto altissime vette di surrealismo.
Il fatto che continui a chiedere alla Nato di intervenire nello Stretto di Hormuz dimostra che Trump non ha capito cos’è la Nato La Nato non può fare nulla perché è un'alleanza difensiva, che tra l'altro non è neanche stata interpellata prima degli attacchi Usa e Israele contro l'Iran.
La foto di un giornalista ha mostrato cosa resta al Dolby Theatre dopo la cerimonia degli Oscar: una montagna di spazzatura Cibo, cartacce, bottiglie vuote: la foto ha fatto arrabbiare molti per l'inciviltà mostrata dai partecipanti alla cerimonia. La colpa, però, non è delle celebrity.
Una ricerca ha scoperto che, contrariamente a quanto si credeva, la cannabis non ha nessuna efficacia nella cura di ansia e depressione Si tratta della più grande ricerca di questo tipo mai fatta. Secondo i risultati, usare i cannabinoidi per curare ansia, anoressia nervosa, Ptsd o altre dipendenze non serve a nulla.
C’è una petizione per fare della Hoepli una bottega storica di Milano e provare così a salvarla dalla chiusura Petizione che ha già raccolto più di 48 mila firme, tra cui quelle di Eleonora Marangoni, Mario Calabresi, Alessandro Cattelan e Vinicio Capossela.
Tutti aspettavano il ritorno di John Galliano nella moda, ma nessuno si aspettava sarebbe stato una collezione per Zara La collaborazione tra il brand del gruppo Inditex e lo stilista di Gibilterra durerà due anni, e la prima collezione arriverà nei negozi a settembre.
Israele ha detto che agli sfollati libanesi non sarà consentito tornare a casa Secondo le autorità libanesi più di 1 milione di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, a quanto pare definitivamente.
Dal 20 marzo torneranno al cinema, in versione restaurata, i film di Béla Tarr Si comincia con Perdizione, poi Le armonie di Werckmeister, Sátántangó e Il cavallo di Torino. E a seguire verranno tutti gli altri.

Le Corbusier, Eileen Gray e quella villa in Costa Azzurra

Dentro il più importante progetto della designer donna pioniera del Modernismo.

19 Ottobre 2018

Affacciata su Cap Martin, lungo il sentiero tra l’Italia e la Francia percorso ogni notte da contrabbandieri e doganieri che, siamo nel 1926, illuminano il mare con grandi lumi a petrolio, Villa E-1027 è immersa nella natura e nella storia. Da sola, racchiude tutti i cinque principi dell’architettura moderna teorizzati da Le Corbusier: i piloni, la pianta libera, il tetto giardino, le finestre a nastro, la facciata libera. La perfezione, l’adesione totale ad una teoria, se non fosse che lungo quel sentiero Le Corbusier arriverà solo anni dopo. Villa E-1027, infatti, è stata progettata dall’architetto rumeno Jean Badovici e da sua moglie, la designer irlandese Eileen Gray, entrambi cresciuti nel mondo intellettuale parigino dei primi del ‘900 prima di trovare, come molti, il loro laboratorio di libera sperimentazione nel sud della Francia. Questa “maison blanche” con un nome in codice che è la firma dei due proprietari, costruita sulle terrazze a picco sul Mediterraneo, è stata pensata al di fuori delle influenze artistiche ed è interamente focalizzata su ciò che, in quel momento, poteva funzionare ed essere utile “qui e ora”.

La E-1027 è una rivoluzione culturale e progettuale. Già, perché nel 1926, anno di costruzione della villa, era molto radicato il pregiudizio verso la capacità femminile di creare qualcosa di funzionale, oltre che decorativo. Eppure, qui si realizza il trionfo della funzionalità, con i suoi arredamenti pensati da Eileen Gray come pezzi unici e perfettamente integrati nella struttura. Ogni armadio, ogni specchio, ogni cassettiera e divano sa inserirsi perfettamente nel luogo e sa far funzionare la casa, direbbe appunto Le Corbusier, come una macchina. Ma chi ha pensato la E-1027? Non ci sono dubbi che gli arredi interni siano nati nella mente della designer irlandese, oggetti dove si fa largo uso del tubolare metallico e nei quali si sente l’influenza del Bauhaus, salvo verificare le date di progettazione e chiedersi chi abbia inventato per primo che cosa. Negli anni ’20, il destino di una donna pioniera del design è anche questo, arrivare spesso seconda nei libri di Storia. Oggi l’intera struttura e i suoi arredi sono gestiti da Cap Moderne, associazione che da anni investe nella conservazione e nel restauro della villa e dell’arredamento, oltre che nella divulgazione della ricerca di Eileen Gray. Proprio in queste settimane, per i 140 anni dalla sua nascita, Cap Moderne ha lanciato un crowdfunding per ricostruire con i criteri e materiali originali gli elementi d’arredo della struttura, come lo straordinario tavolino E-1027, pensati da Eileen Gray esclusivamente per questo suo rifugio sul Mediterraneo.

Una felicità che per la designer irlandese si interromperà all’inizio degli anni ’30, con l’arrivo di Le Corbusier. L’architetto, amico di Jean Badovici, trascorrerà le sue giornate nel sud della Francia libero, spesso completamente nudo e dipingendo – o imbrattando, secondo Gray – le pareti bianche della E-1027. Tema dei disegni: la bisessualità di Eileen Gray. Ma più che la persona, ciò che fa infuriare la designer irlandese è aver violato la purezza di quelle pareti, così funzionali all’insieme della villa. La ferita è così profonda, anche se consumata in un aristocratico silenzio, che da quel momento e fino alla sua morte nel 1976, Eileen Gray non metterà più piede nella villa di Cap Martin.

L’architetto svizzero-francese, al contrario, ci tornerà ogni estate e finirà per essere profondamente influenzato dal mare che si apre sotto la villa. «Mi sento mediterraneo nel profondo» scrive Le Corbusier nei suoi appunti «i miei pensieri, le mie fonti di ispirazione nascono in questo mare che no ho mai smesso di amare… questo mare è orizzonte infinito e movimento senza fine».

A questo punto, la storia la scrivono Le Corbusier, un italiano di Sanremo e quel sentiero percorso da guardie, contrabbandieri e passeurs. Alla fine degli anni ’30, infatti, Thomas – Roberto – Rebutato inaugura, a pochi metri dalla E-1027, l’Etoile de Mer, un ristorante, un bar, un ritrovo dove chi transita è  unito dall’accoglienza, dalle chiacchiere e dal pesce appena pescato. Le Corbusier è cliente abituale e, nel 1950, si appoggerà letteralmente ad una parete del ristorante per costruire il suo capolavoro di 3,66 x 3,66 metri. Il laboratorio, la sintesi di una vita: Le Cabanon. Oggi, Le Cabanon è il più piccolo monumento nazionale francese, meno di sedici metri quadrati che, una volta dentro, si aprono in un gioco di spazi perfettamente calibrati, tra muri, tavoli da lavoro,  arredamento ridotto all’essenziale, specchi alle finestre per aumentare la percezione dei volumi e fare entrare il mare. Qualcosa che si avvicina molto alle sperimentazioni di Eileen Gray, qualche anno prima e qualche metro più sotto. Certo, nel Cabanon mancano acqua, elettricità e cucina, ma a questo pensa la struttura di Monsieur Rebutato, a cui si accede tramite una porta nel piccolo corridoio di ingresso.

Eliminare anziché aggiungere, pensare gli interni proporzionati alla figura umana e al “modulor”, l’unità di misura, la linea guida con le braccia alzate che consente di realizzare un’architettura letteralmente a misura d’uomo. Ancora oggi ci si domanda che cosa sia il Cabanon, un pezzo unico donato dall’architetto alla moglie Yvonne o il prototipo di qualche cosa che sarebbe dovuta essere prodotta in serie?

Le giornate al Cabanon trascorrono ancora dipingendo, si percepisce la libertà del genio solo e distante dalle pressioni dei committenti, ancora una volta questo tratto di costa diventa il luogo dove chi progetta è libero di imporre la sua personalissima visione delle cose. Le Corbusier vivrà ogni estate il Cabanon fino alla mattina del 27 agosto 1965 quando, nonostante le raccomandazioni del suo cardiologo parigino, scende in mare per una lunga nuotata. Il suo corpo verrà recuperato dopo qualche ora e riconosciuto da alcune persone del posto, che frequentavano l’Etoile de Mer e che, probabilmente, non sapevano che quell’uomo era l’architetto che nell’Unite d’Habitation di Marsiglia aveva proposto in massa la propria idea di individuo e collettività, di mare e di natura. Lo stesso che, dentro il Cabanon, aveva trovato il luogo ideale in cui realizzarla per sé.

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