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15:16 venerdì 20 marzo 2026
Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.
C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.
Gli impallinati di alieni sono convinti che gli Usa stiano per dire che gli alieni esistono perché il governo ha registrato il dominio aliens.gov Tutti quelli che non sono impallinati di alieni, invece, dicono che è solo un altro tentativo di Trump di distrarre l'opinione pubblica dagli Epstein Files.
Qualcuno si è inventato un traduttore che traduce qualsiasi cosa dici nella ridicola lingua tipica di LinkedIn Si chiama Kagi Translate e vi insegnerà come trasformare qualsiasi cosa vi succede sul lavoro in un «nuovo emozionante capitolo!».
Dopo averci investito 80 miliardi di dollari e averci guadagnato zero dollari, Zuckerberg ha chiuso il metaverso di Meta Quattro anni a ripetere che in futuro avremmo tutti vissuto in Horizon Worlds. Oggi Horizon Worlds non esiste più.
Per i 25 anni della saga si terrà un rave party a tema Signore degli Anelli in cui il dj sarà Elijah Wood, cioè Frodo Baggins Insieme all’attore Zach Cowie, suo partner nel duo Wooden Wisdom, Wood guiderà un «rave in pieno stile Terra di Mezzo» il prossimo 31 maggio.
Zendaya sarà la protagonista di tutti i film più attesi del 2026 Sette film in un anno, uno più atteso dell'altro: si inizia con The Drama l'1 aprile e si finisce a dicembre con Dune 3.

C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina

La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.

20 Marzo 2026

Lo shock energetico causato dalla guerra in Iran sta spingendo le nazioni di tutto il mondo a ripensare le strategie per ridurre la dipendenza a lungo termine dalle importazioni di petrolio e gas. Tra le “nuove” proposte ci sono il ritorno degli investimenti nel nucleare, l’implementazione delle fonti rinnovabili e, in alcuni casi, l’ampliamento delle scorte di carbone, sì, quello nero, che sporca ed è inquinantissimo. Oltre a questo, l’avviso generale per i vari ministeri dell’energia di tutto il mondo sembra essere di “diversificare i canali di compravendita” perché, come è stato dimostrato dai mercati mondiali in queste settimane, sul gas e sul petrolio del Golfo (che l’Europa ha sempre dato per scontato) non si può più fare affidamento.

La chiusura dello Stretto di Hormuz segna la terza volta in questo decennio che uno shock energetico internazionale ha costretto i governi a fare i conti con i rischi di un mondo dipendente da petrolio e gas. La chiusura degli oleodotti del Medio Oriente ha, soprattutto in Europa, rafforzato l’opinione che l’era dei combustibili fossili debba finire il prima possibile. Per l’Europa, e la Commissione europea, diventa quindi necessario aumentare velocissimamente la produzione da fonti rinnovabili e da centrali nucleari. Come scrive Reuters, a proposito di atomo, Ursula von der Leyen ha spiegato che «ridurre la quota del nucleare nel mix complessivo di approvvigionamento energetico in Europa negli ultimi 25 anni è stato un errore strategico» (dal 1990 la produzione di energia nucleare in Europa è passata da circa il 30 per cento del fabbisogno totale al 15 per cento).

Chi non sembra soffrire particolarmente per la chiusura dello Stretto di Hormuz, è, neanche a dirlo, la Cina. A partire dalla caduta del primo missile sulla prima raffineria del Golfo, la Cina ha vietato tutte le esportazioni di carburante per scongiurare carenze interne. La raffineria Sinopec (il più grande gruppo di raffinazione dell’Asia e principale acquirente mondiale di petrolio iraniano) ha dovuto ridurre la produzione di carburanti del 10 per cento ma oltre a questo, nient’altro. L’arma “segreta”, che poi tanto segreta non è visto che quasi tutti i chip di auto elettrice vengono da lì, è l’elevato tasso di elettrificazione. I veicoli elettrici rappresentano più della metà delle vendite nazionali di nuove  auto e la sua rete elettrica è alimentata per oltre il 50 per cento da fonti di energia rinnovabile. Per confronto, negli Stati Uniti i veicoli elettrici rappresentano meno del 10 per cento del mercato, mentre l’energia rinnovabile costituisce circa un quarto della produzione elettrica nazionale.

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