Non è chiaro perché è successo, però. A quanto pare, McCartney non ha violato nessuna linea guida della piattaforma. Ma è stato bannato lo stesso.
Boston Dynamics ha mandato in pensione Atlas, il primo robot bipede della storia, con un video bellissimo
«Per quasi un decennio, Atlas ha toccato la nostra immaginazione, ispirato le prossime generazioni d progettisti di robot e superato le barriere tecniche sul campo», si legge nella descrizione del video con cui Boston Dynamics ha comunicato la decisione di mandare in pensione Atlas, il robot bipede più famoso esistente. Pubblicato su YouTube, “Farewell to HD Atlas” ripercorre la storia del robot attraverso le varie simulazioni a cui è stato sottoposto, tra rovinose cadute, errori, balletti, acrobazie. A seconda degli esercizi, Atlas mostra di essere agilissimo o goffissimo (più spesso la seconda), e l’effetto del filmato della durata di 3 minuti e mezzo è esilarante.
Il robot Atlas nasce nel 2009, quando Boston Dynamics vince un contratto da 26 milioni di dollari con l’esercito degli Stati Uniti per produrre un robot bipede originariamente chiamato PETMAN, unendosi ad altri progetti di robotica avanzata degli anni 2000 che hanno generato Asimov della Honda e un altro robot della Boston Dynamics, BigDog. Come dimostra il video, nel corso degli anni Atlas ha compiuto imprese incredibili, oltre a farci dono di altri meravigliosi contenuti (qui, ad esempio, due Atlas ballavano insieme al cagnolino robot Spot per augurarci un felice anno nuovo). Di sicuro non sembrava un robot cattivo o minaccioso e il suo è un pensionamento decisamente anticipato, visto che aveva solo 15 anni.
La chiusura dell'app di generazione di video tramite AI è una notizia improvvisa ma non così imprevista: i problemi legali erano molti e grossi, tutti relativi al diritto d'autore.
In molti hanno sottolineato una differenza sostanziale tra Zuckerberg e i dipendenti di Meta, però: lui non può essere licenziato e rimpiazzato dall'AI.
La foto del Ministro degli Esteri che esercita il diritto di voto è diventata, suo malgrado, il simbolo di tutto ciò che è andato storto nella campagna per il Sì, tra citazioni sbagliate e foto imbarazzate.