Hype ↓
18:29 mercoledì 29 aprile 2026
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».
Quest’anno in concorso al Festival di Cannes ci sono soltanto film lunghissimi Oltre la metà durano più di due ore, ben otto superano le due ore e mezza, ce n'è uno che arriva a tre ore e un quarto.
Il Met Gala starebbe abbassando i prezzi perché con Jeff Bezos e Lauren Sánchez a finanziarlo nessuno ha granché voglia di andarci Dagli iniziali 75 mila dollari per l'ingresso e 350 mila per un tavolo da 10, i prezzi adesso si starebbero abbassando sensibilmente.
Con tutto quello che sta succedendo nel mondo, Donald e Melania Trump stanno impiegando tempo ed energie per litigare con Jimmy Kimmel (di nuovo) Stavolta i Trump si sono arrabbiati per una battuta in cui Kimmel definiva Melania «una vedova in divenire».
Acne Paper ha messo in mostra per la prima volta 70 disegni di René Bouché che ritraggono 70 donne che hanno fatto la storia Tra i ritratti dello storico illustratore di Vogue compaiono i volti di Lee Radziwill, Billie Holiday, Helena Rubinstein e Babe Paley.
Adesso anche TikTok fa la sua classifica dei bestseller Uscirà ogni mese e incrocerà le vendite dei libri con le visualizzazioni che i contenuti dedicati a quel libro ottengono sul social.
Quentin Tarantino ha fatto di tutto per fare il film crossover di Django e Zorro, ha convinto un produttore a finanziarlo ma all’ultimo momento ha detto che lui non ha voglia di dirigerlo Film basato, tra l'altro, su un fumetto scritto dallo stesso Tarantino. Che però, a quanto pare, di tornare sul set non vuole proprio saperne.

Andate a vedere Border di Ali Abbasi

Il film del regista iraniano è un oggetto strano, ha il sapore del cinema che non si fa più e scatena le analisi post-visione.

04 Aprile 2019

Una volta, quando usciva un film cosiddetto d’essai, parecchia gente fremeva, oddio devo andare a vederlo subito, poi lo toglieranno dalle sale, ho letto recensioni magnifiche, il mio critico di riferimento ne ha scritto entusiasta dall’ultimo Festival di Cannes, non posso perderlo per nessun motivo! È la fotografia analogica di un mondo che non c’è più. Oggi quell’esatto pubblico affezionato all’«esperienza della sala» cede al canto delle sirene moderne: l’offerta audiovisiva che possiamo trovare sui nostri device, si dice così, standocene comodamente a casa è così ampia che, se dai cinema levano proprio quel film d’essai che aspettavamo tanto, che sarà mai. C’è così tanta roba da recuperare, su cui essere aggiornati, con cui fare bella figura alle cene con gli amici, che disertare l’opera d’autore una volta irrinunciabile non dà più cruccio alcuno. Con buona pace dei critici: tanti di quei film ormai li vedono solo loro. Al Festival di Cannes.

Milano, cinematograficamente parlando, è una piazza diversa. Milano come tutte le grandi città che ancora possono vantare un’ampia offerta di sale, certamente, ma a Milano ci vivo, sono sempre andato al cinema qui, e negli anni ho visto da dentro che tutto è cambiato per restare com’era. Ho scritto su queste pagine un pezzo sull’andare al cinema a Milano al tempo di Netflix. C’è ancora una significativa fetta di pubblico che non rinuncia all’«esperienza della sala», appunto, una platea a suo modo resistente e militante, non per forza dalle chiome imbiancate, sicuramente avvantaggiata dalla presenza in città di luoghi competitivi nella programmazione e gradevoli nelle strutture (il nuovo palazzo dell’Anteo su tutti), di sale con visione esclusivamente in lingua originale, di cinemini di quartiere, eccetera. Bisognerebbe inaugurare la rubrica: «Cose che solo a Milano». Un paio di settimane fa ho presentato proprio all’Anteo Il venerabile W. del venerabile Barbet Schroeder, documentario su Wirathu, il monaco buddista birmano considerato il responsabile indiretto del genocidio dei Rohingya, sbattuto in copertina da Time come nuovo Hitler. Alla proiezione seguiva il dibattito con il regista. Sono rimasti in un centinaio ad ascoltare e parlare di derive pazze del nirvana e di Aung San Suu Kyi, all’ora di pranzo della domenica. Verso la fine della chiacchierata, mi son permesso di chiedere se qualcuno avesse il ragù sul fuoco – o anche solo un avocado toast, come più spesso avviene in questa città.

Eva Melander e Eero Milonoff in “Border – Creature di confine”

In questi giorni sto ricevendo parecchi commenti su Border – Creature di confine di Ali Abbasi, uscito lo scorso 28 marzo dopo un’anteprima alla Fondazione Prada (e dove sennò), distribuito sia doppiato sia in versione originale, e giustamente i milanesi preferiscono questa, anche se la lingua è lo svedese. È stato presentato giustappunto al Festival di Cannes un anno fa, ne è uscito con il primo premio della sezione Un certain regard, la seconda dopo il concorso, sulla carta è un horror scandinavo sulla scia di certi titoli come Lasciami entrare (quello, bellissimo, con i ragazzini vampiri). È un racconto che, fin dalle premesse, sfida in maniera spericolata la sospensione dell’incredulità: c’è una doganiera con la faccia brutta (si può dire oggi brutto senza che nessuno mandi offesissimi comunicati?) che solo col fiuto riesce a stanare criminali e contrabbandieri, ne trova uno brutto come lei, ne resta sedotta, viene a scoprire che è un troll della foresta, ed è proprio nella foresta che lui la porta, le fa conoscere la sua vera natura, anche lei è un troll, e via così senza spoilerare. In realtà c’è molto di più: un non troppo adombrato discorso politico sull’integrazione, detour pedofili che c’azzeccano poco, scene disturbanti (il troll ha un piccolo fallo anch’esso assai brutto a vedersi, lo tira fuori solo alla bisogna) perché altrimenti che film da festival sarebbe?

I pochi, ma resistenti e militanti, che lo stanno vedendo hanno ingaggiato un dibattito tutto loro, sufficiente a renderlo già un piccolo culto. È un film sulla sostituzione etnica, che dà eco con intelligenza alle cronache che leggiamo sui quotidiani (il pubblico d’essai legge ancora i quotidiani)? Insomma: “prima gli svedesi” non contaminati dai troll? E pure viceversa: i troll vogliono riprendersi quello che gli spetta? Oppure è un film sulle minoranze di qualsivoglia tipo? Sulla differenza sessuale? Sull’emarginazione? Sulla ghettizzazione? Sulle famiglie naturali? No: forse è solo l’opera di un giovane autore che vuole provocare, scandalizzare per quanto sia ancora corretto usare questa parola, creare il famigerato dibattito presso quella nicchia che non ha il ragù sul fuoco la domenica. Certo è il segno che esiste ancora un cinema, d’autore e da festival, più vivo di quel che si crede, che ancora cerca e trova il suo spazio. E certo è che Ali Abbasi, iraniano naturalizzato svedese, all’attivo un film piuttosto rilevante guarda caso sempre spuntato in ambito festivaliero (Shelley, horror pure quello, passato a Berlino tre anni fa, la locandina cita nientemeno che Rosemary’s Baby), è uno di quegli autori da tenere d’occhio, uno di quei prodigi nordici pieni di idee per quanto bizzarri che magari si faranno irretire dai richiami (e dai dollari) degli Studios hollywoodiani. E forse, chissà, farà un serie per Netflix, e tutti ci sposteremo a vederlo lì, in barba ai cultori delle salette d’essai.

Border è un oggetto strano, ha il sapore del cinema che non si fa più e scatena le analisi post-visione che sembravano non andare più di moda (come succede, su scala decisamente più ampia, con Noi di Jordan Peel). Ha un’altra grande fortuna. I troll non esistono, o quantomeno per ora se ne stanno mansueti nei loro boschi senza rivendicare alcun diritto. Per una volta, di questi tempi, possiamo vedere un film su una minoranza senza che quella stessa minoranza si lamenti a mezzo stampa per essere stata mal rappresentata.

Articoli Suggeriti
Leggi anche ↓
Quest’anno in concorso al Festival di Cannes ci sono soltanto film lunghissimi

Oltre la metà durano più di due ore, ben otto superano le due ore e mezza, ce n'è uno che arriva a tre ore e un quarto.

Quentin Tarantino ha fatto di tutto per fare il film crossover di Django e Zorro, ha convinto un produttore a finanziarlo ma all’ultimo momento ha detto che lui non ha voglia di dirigerlo

Film basato, tra l'altro, su un fumetto scritto dallo stesso Tarantino. Che però, a quanto pare, di tornare sul set non vuole proprio saperne.

Il MoMA di New York ha organizzato una gara di sosia di Marcel Duchamp e della sua alter ego Rrose Sélavy

Anche uno dei più importanti e prestigiosi musei del mondo cede al trend dei lookalike contest. L'appuntamento per i sosia è a New York il 30 aprile.

Bon Iver ha fondato una cover band di Bob Dylan e l’ha chiamata Bon Dylan

Band che farà soltanto due concerti, il 24 e il 25 luglio a Eau Claires, Wisconsin, città in cui Bon Iver ha vissuto tutta la vita.

Il nuovo libro di Haruki Murakami sarà il primo della sua carriera con una protagonista femminile

The Tale of KAHO sembra una risposta diretta alle tante accuse di misoginia che gli sono state rivolte dal 1979, anno del suo esordio, a oggi.

Park Chan-wook è finalmente riuscito a trovare i soldi e il cast per girare il film western a cui sta lavorando da dieci anni

Sessanta milioni di dollari, un cast composto da Matthew McConaughey, Austin Butler e Pedro Pascal e un titolo: The Brigands Of Rattlecreek.