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Delle spillette a forma di cappio sono diventate l’accessorio preferito dai politici israeliani a favore della legge sulla pena di morte ai terroristi palestinesi A sfoggiare questa spilla con il maggiore entusiasmo è stato ovviamente il Ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir.
Dopo i casi di Bergamo e Perugia, anche in Italia si sta iniziando a parlare di Nihilistic Violent Extremism Inventata negli Usa, la definizione identifica crimini commessi da giovani e giovanissimi in cui la violenza non è un mezzo per raggiungere nulla ma il fine stesso dell'azione.
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Un gruppo che si chiama EveryonehatesElon si sta organizzando per rovinare il Met Gala a Jeff Bezos Si tratta dello stesso collettivo che protestò contro l'occupazione veneziana durante il matrimonio del patron di Amazon, e che oggi sta raccogliendo donazioni per organizzarsi in vista dell'evento.
È vero che il Ministro della Difesa Crosetto ha negato agli Usa il permesso di usare la base di Sigonella, ma è vero anche che gli Usa il permesso nemmeno lo avevano chiesto Quando il Comando Usa il permesso lo ha finalmente chiesto era troppo tardi e Crosetto non ha potuto fare altro che negarlo.
La produttrice di La voce di Hind Rajab è riuscita a far fuggire la famiglia di Hind Rajab dalla Striscia di Gaza La madre della bambina, Wissam, e altri otto membri della famiglia sono così riusciti ad arrivare in Grecia e ottenere lo status di rifugiati.
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Breve storia del balcone

Spesso sottovalutato, quasi dato per scontato, oggi è diventato il posto più importante della casa.

12 Aprile 2020

Paola ha 39 anni e fa l’avvocato. Michele, è più giovane di un anno, e fa il bancario. Si sono fidanzati lo scorso 17 marzo durante uno dei tanti flash-mob musicali delle sei del pomeriggio. Sulle note di Tanto pe’ cantà si sono piaciuti, corteggiati e innamorati. Senza essersi mai sfiorati. Il loro amore è sbocciato a distanza, dal terrazzo, anzi da due terrazzi diversi. È il segno dei tempi. Soprattutto quelli che stiamo vivendo dal 9 marzo scorso, giorno in cui l’Italia è entrata in quarantena. Costretti a casa, fra un’autocertificazione e un’altra, troviamo nei balconi, in finestre e magari terrazzi l’unico sbocco verso il mondo. Spesso sottovalutato, quasi dato per scontato, sfruttato solo per la sigaretta serale o per coltivarci i gerani, oggi è diventato il posto più importante di tutta la casa. Il luogo in cui intonare l’inno di Mameli con la tromba, suonare Morricone con la chitarra elettrica o semplicemente applaudire.

Ma chi l’ha inventato? Chi per primo ha pensato di creare questa “struttura sporgente a sbalzo dalla facciata dell’edificio” (come lo definisce la Treccani)? Bisogna andare indietro nel tempo e fermarsi in Egitto. È il 1218 a.C. e sulle rive del Nilo c’è Ramesses III, uno dei sovrani più illuminati del Nuovo Regno. Il suo palazzo a Medinet Habu, nella parte occidentale di Luxor, ha una sporgenza verso l’esterno al centro della facciata che gioca un ruolo essenziale nelle cerimonie di corte. Poi bisogna volare fino alla Persia di Serse in cui i balconi costellano il palazzo reale di Persepoli, e quindi in Grecia, dove nel IV secolo a.C. molte case private sono dotate di questi sbocchi verso il cielo, su cui si devono pagare addirittura delle imposte. Menio è il primo architetto dell’Antica Roma ad occuparsene nel 318 a.C. Realizza un loggiato di legno sopra i colonnati del Foro, per offrire una visibilità perfetta ai cittadini che assistono agli spettacoli. Se nel medioevo, in assenza di fogne, si trasformano in gabinetti en plein air, nel Rinascimento e nel Barocco diventano vere opere d’arte (come quello creato da Raffaello Sanzio a Palazzo Pandolfini a Firenze).

Dal ‘500 a oggi il balcone ha mantenuto intatta la sua funzione, divenendo spesso palcoscenico sacrale dei grandi momenti della storia. Dall’elezione dei Papi a San Pietro fino ai matrimoni dei reali inglesi a Buckingham Palace. Chissà quanta allure mistica avrebbe perso Evita Peròn senza potersi affacciare dalla Casa Rosada… Perché in politica i gesti sono tutto. E l’atto di mostrarsi guardando tutti dall’alto può diventare qualcosa di magnetico. Chi lo fa annulla ogni forma di mediazione e punta al consenso totale. «Il privilegio dei grandi è vedere le disgrazie da un terrazzo», amava ripetere il commediografo francese Jean Giraudoux. Non a caso nel 1940 Mussolini sceglie quello di Palazzo Venezia, a Roma, per parlare agli italiani, prima di spedirli al macello. Quasi un secolo prima Garibaldi opta per quello di Palazzo Doria d’Angrì di Napoli per annunciare l’annessione del Regno Borbonico alla neonata Italia. Yukio Mishima nel ’70 si appropria di quello del Ministero della Difesa di Tokyo per pronunciare il suo ultimo discorso prima di squarciarsi il ventre con la lama affilata del tantō. Fidel Castro, circondato dai suoi barbudos, se lo sceglie turchese come la palazzina coloniale che domina la piazza centrale di Santiago. Mentre quello da cui Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, affiora per parlare alla stampa dall’Ambasciata ecuadoriana a Londra è in mattoni rossi. Terrazza, dunque, come accessorio imprescindibile per scandire il tempo della storia, ma anche come spazio intimo, privato o sociale, raccontato nelle strofe di canzoni, nei film, nei quadri.  «Dal balcone ammiravo il vuoto che ogni tanto un passante riempiva», canta Franco Battiato in Niente è come sembra. «Gettando arance da un balcone, così non va», gli fa eco Gianni Togni in Luna. Mentre Tiziano Ferro, nel suo Sere Nere, dice: «Tra il balcone e il citofono ti dedico i miei guai».

Gustave Caillebotte, Jeune homme à la fenêtre, 1875

Anche l’arte trasforma ballatoi e altane in scorci privilegiati. Il ricchissimo Gustave Caillebotte, pittore e mecenate, vi ambienta decine di tele impressioniste. Da Boulevard Haussmann, effet de neige del 1880 in cui offre allo spettatore la visuale della sua bella casa che domina Parigi fino a Jeune homme à la fenêtre (le frère de l’artiste), che replica più volte e da ogni angolazione possibile. Francisco Goya sceglie un balcone con la ringhiera in ferro battuto per i suoi Majas al balcòn del 1814 e Maja e Celestina al balcòn del 1812 in cui rappresenta in modo crudo la bellezza prezzolata e il male che se ne serve. Edouard Manet riprende l’opera del maestro spagnolo e la rivisita in salsa impressionista, piazzando davanti a quella stessa ringhiera il figlio Leon, i pittori Berthe Morisot e Jean Baptiste Antoine Guillemet e la violinista Fanny Claus. Renè Magritte ci mette i suoi innamorati dal volto velatoGiacomo Balla, una bambina che corre.

Il regista Ettore Scola definiva il balcone come il luogo borghese per eccellenza. Tanto da farlo diventare il centro nevralgico di uno dei suoi film più belli, La terrazza, con Mastroianni, Gassmann e Trintignant. Il risultato è un’analisi disillusa e decadente della classe intellettuale romana dell’epoca, che Paolo Sorrentino replicherà più in là ne La grande bellezza. E’ proprio su una terrazza che Woody Allen flirta con Diane Keaton in Io e Annie. È da un balconcino che Audrey Hepburn canta Moon River in Colazione da Tiffany. Ed è dal davanzale di casa che Nanni Moretti interroga le sue piantine che non vogliono crescere nel film Bianca. E ancora una volta il poggiolo, infine, fa da scenografia perfetta al bacio più lungo (e sensuale) della storia del cinema: quello fra Cary Grant e Ingrid Bergman in Notorious di Alfred Hitchcock. Due minuti e mezzo in cui attori e regista offrono il meglio, mentre lì sotto tutto scorre. O, meglio, scorreva.

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