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Xavier Dolan ha confermato che non è più in pensione e che quest’anno girerà un nuovo film Dopo aver annunciato l’addio al cinema nel 2023, il regista ha deciso di tornare a lavoro e ha mostrato una nuova sceneggiatura su Instagram.
Anche quest’anno lo Studio Ghibli ha festeggiato il Capodanno pubblicando un nuovo disegno di Hayao Miyazaki Sui social dello studio è apparso il disegno di Miyazaki che celebra nel 2026 l'anno del cavallo, secondo lo zodiaco cinese.
Secondo le prime ricostruzioni, il rogo di Crans-Montana sarebbe stato causato dalle stelle filanti infilate nelle bottiglie di champagne Una foto mostrerebbe il momento dell’innesco del rogo durante i festeggiamenti di Capodanno, costato la vita a quarantasette persone.
Martin Scorsese ha scritto un editoriale sul New York Times in cui spiega perché Misery è il miglior film di Rob Reiner In un commosso editoriale, Scorsese ha individuato nel thriller del 1990 l’apice della filmografia del collega, ricordando la loro amicizia.
Dopo il documentario su Diddy arriverà un documentario sui figli di Diddy che parlando di Diddy Justin e Christian Combs racconteranno il rapporto col padre in una docuserie che uscirà nel 2026 e di cui è già disponibile il trailer.
La crisi climatica sta portando alla velocissima formazione del primo deserto del Brasile La regione del Sertão sta passando da arida a desertica nell'arco di una generazione: un cambiamento potenzialmente irreversibile.
L’episodio di Stranger Things in cui Will fa coming out è diventato quello peggio recensito di tutta la serie E da solo ha abbassato la valutazione di tutta la quinta stagione, nettamente la meno apprezzata dal pubblico, almeno fino a questo punto.

Riscoprire Aldo Buzzi

Una nuova raccolta con disegni di Saul Steinberg celebra l’intera opera dell’intellettuale milanese d'adozione, tra cinema, architettura e letteratura.

04 Febbraio 2020

Sei libri in sessant’anni da autore, regista di un film, aiuto regista in tanti, architetto, scenografo, sceneggiatore, consulente editoriale, editor, traduttore… Quando nel 1944 nel suo Taccuino dell’aiuto regista scriveva «fare del Cinema, significa fare un po’ di tutto», forse Aldo Buzzi parlava già di sé. Il Taccuino, il suo primo libro, manualetto tra pratico e ironico con grafica di Bruno Munari, apre in riproduzione anastatica Aldo Buzzi – Tutte le opere, La nave di Teseo (a cura di Gabriele Gimmelli, disegni di Saul Steinberg, introduzione di Antonio Gnoli). A quel «po’ di tutto» andrebbero poi aggiunti alcuni modi d’esplorare il mondo – viaggiare, mangiare, leggere – che sono la radice della sua scrittura finalmente raccolta in un unico volume, bello e illustrato, che dà luce all’eclettismo dell’autore comasco morto a Milano a 99 anni nel 2009. Laureato al Politecnico in Architettura negli anni Trenta, il suo migliore amico di allora e per sempre era un ragazzo rumeno di origine ebraica che stava in una stanza ammobiliata sopra il Bar Grillo, ritrovo degli studenti in Città Studi, pagandosi gli studi con le vignette per i giornali. Si chiamava Saul Steinberg, in seguito uno dei più grandi illustratori del secolo, spesso co-protagonista delle pagine di Buzzi come «S.», con il suo italiano speciale e inventato, ed è stato nella vita un alleato fondamentale.

Quando negli anni Settanta Buzzi pubblica per i tipi di Scheiwiller in edizioni sotto le mille copie, Steinberg, già celebre, illustra i libri in amicizia e decenni dopo lo fa scoprire al New Yorker che lo apprezza e pubblica, e a un agente straniero che lo prende in scuderia: Andrew Wylie, «lo Squalo» che tratta autori come Italo Calvino e Roberto Bolaño. Una situazione paradossale, in cui un autore pochissimo noto in Italia, ma moltissimo amato dai suoi lettori, a 86 anni trova la traduzione di una sua opera segnalata tra i libri dell’anno per la New York Times Books Review.

Illustrazione di Steinberg contenuta nel volume “Aldo Buzzi – Tutte le opere”, (a cura di Gabriele Gimmelli, introduzione di Antonio Gnoli)

A quell’altezza, tra metà anni Novanta e inizio Duemila, Aldo Buzzi viene “scoperto” per la seconda volta, la prima era stata con un libro apparentemente culinario, uscito per Adelphi nel ’79, L’uovo alla kok, che aveva avuto buon successo e dove il pretesto delle ricette «da Apicio a Michel  Guéard, da Alexander Dumas a Carlo Emilio Gadda» apriva ben altre strade, tra memoria, aneddoti, storia, come quella per le “Frittelle di borragine” che parte dal diario dei magrissimi pasti del Pontormo, pittore manierista del Cinquecento. Oggi è l’occasione per un ulteriore riscoperta, si spera definitiva, di un autore che certo ha avuto un percorso e un profilo da “minore” – senza nulla togliere al fatto che certi “minori” sono fondamentali per il muoversi dei “maggiori” –, ma anche perché, ed è come intitola la sua penultima opera, ha avuto Un debole per quasi tutto (2006). Soprattutto, almeno fino agli anni Sessanta, per il cinema, come racconta la vivace Cronologia, scritta da Gabriele Gimmelli, che tra lettere e testimonianze svela un personaggio inedito negli anni d’oro del cinema italiano: fedele assistente di Alberto Lattuada, la cui sorella Bianca diventò la compagna di Buzzi, stimato da Federico Fellini con cui collaborò a Luci del varietà (1950), co-direto da Lattuada, e che aiutò nel montaggio de Il bidone (1955). Nel 1956 firma con Federico Patellani il suo unico sfortunato e introvabile film, America Pagana (1956), viaggio in Sud America sulle tracce dei Maya che voleva mescolare documentario e fiction: un esperimento notevole per i tempi, ma che non trova la giusta forma e ha una pessima distribuzione. Nonostante l’insuccesso, Fellini lo propose come aiuto-regista per La dolce vita (1960), ma la produzione lo rifiutò, probabilmente perché Buzzi appariva troppo pratico, mentre cercava qualcuno che controllasse le spese del regista. Mentre certa cultura italiana decolla, in avvio degli anni Sessanta, Buzzi va in crisi, tra diversi lavori precari, aiutato dagli amici, e comincia a scrivere per Il Caffè, rivista aperta al “capriccio” in letteratura in cui pubblicano anche Calvino, Manganelli, Celati. Sarà un successivo e definitivo impiego in Rizzoli a dargli una certa sicurezza economica e a renderlo amico ed editor, talvolta, di scrittori come Mario Soldati, altro grande eclettico, il suicida Lucio Mastronardi e di Ennio Flaiano.

Anche se è riduttivo incasellare Buzzi nella letteratura che si occupa di cucina – una piccola fama che non apprezzò in vita –, è difficile non ricordare la lettura dei suoi libri come il sorseggiare di un vino buono e raro, che matura con gli anni nuovi sapori. Quando Aldo Buzzi era ancora in vita, ogni sua uscita veniva accolta da un felice passaparola tra pochi happy few: erano libri brevi, scanditi in rapidi capitoli, da centellinare per non finirli troppo presto. Una scrittura che ha un andare tutto suo: fatta di ricordi, invenzioni, scene, ricette, intrecci di citazioni e rimandi colti, rari e documentati, agilmente mescolati nel plasmare la pagina per aprirla a inattese sorprese. Basti entrare in Cechov a Sondrio e altri viaggi – nel volume nell’edizione del 2000 – in cui, in poche pagine, dall’immagine di Russia che emanava una casetta di legno scuro, uguale a un’izba russa ma salda in un “giardino d’estate”  milanese, si slitta rapidi nel come vivevano gli scrittori russi e si entra in un altro mondo.

Aldo Buzzi insieme al fotografo Federico Patellani mentre girano “America Pagana”

Abituati a ritratti immobili e idealizzati, è un flash finire a tavola accompagnati dal lavorio degli scarafaggi e delle cimici – testimoniato da tanti –, tra settanta tipi da vodka da assaggiare e immaginare chi riposava, per uso, dove e come capitava, spesso vestito: «Dormire non era un problema. Tolstoj, che era nato su un divano, si era fatto un pastrano di tela grezza che indossava quando voleva passare la notte sotto una pianta, nel suo giardino di Jasnaja Poljana. Come cuscino usava un dizionario». Un fatto documentato, cui Buzzi da’ il passo di una micro-storia che intreccia poi con tante altre, con un passo da raccolta aneddotica rapida e brillante, tenuta stretta da un piacere per il racconto che ha un ritmo personale, una sapienza da “montatore” nell’accostare le immagini, e sopratutto i dettagli, che sono la cifra di uno stile tra il colto e l’ironico affascinante e raro.

Così, se nei viaggi un autista può dirgli «Mr. Buzzi, gnam gnam, glu glu?» – ed è il momento per fermarsi a mangiare, bere e annotare in taccuini –, non manca il momento poetico, unico, che illumina il suo carattere: «Ferragosto. L’asfalto deserto delle strade luccica come una spiaggia. Senza accorgermene mi metto a camminare col passo oscillante del gabbiano». Son solo due piccoli esempi di quanto si incontra in un autore per cui un viaggio in treno a Gorgonzola – con le memorie di una bella lattaia – poteva valere, per stimoli, quanto uno in America e che oggi possiamo apprezzare pienamente per gusto, ritmo e curiosità.

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