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In Messico c’è un vigilantes che dà la caccia ai ladri di biciclette, li cattura e li attacca con lo scotch ai pali stradali È successo a Lagos de Moreno, nello Stato di Jalisco. Il vigilantes è stato ribattezzato da media e cittadini "il Batman messicano".
Al movimento contro i data center si è unita anche Erin Brockovich, quella vera «Combattiamo contro chi possiede tutti i soldi del mondo», ha detto, annunciando la sua discesa in campo contro i data center.
I lefebvriani hanno il vizio di farsi scomunicare dalla Chiesa Cattolica per l’ordinazione di vescovi senza il permesso del Papa Era già successa la stessa identica cosa nel 1988, quando Marcel Lefebvre in persona fu scomunicato da Giovanni Paolo II. Ora, Leone XIV è stato costretto alla stessa decisione.
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Quest’anno il Glastonbury non ci sarà perché gli organizzatori vogliono far “riposare” il terreno sul quale si tiene il festival Lo chiamano anno di maggese, ce n'è uno ogni cinque edizioni del festival, serve a far ricrescere l'erba e a far brucare tranquille le mucche.
In Francia hanno approvato una legge che equipara l’ultra fast fashion a sigarette e alcolici Una legge che va a limitare fortemente le attività di colossi come Shein, Temu e AliExpress, imponendo una nuova tassa e il divieto di pubblicità.
L’ondata di caldo è stata una catastrofe per i festival musicali indipendenti, che già se la passavano piuttosto male Solo nello scorso fine settimana ci sono state una mezza dozzina di cancellazioni di concerti e festival annullati. Alcuni rischiano di non tornare più.
A Balenciaga piace così tanto Substack che è diventata la prima maison di moda a farci una partnership La maison utilizza la piattaforma da tempo: lì ha annunciato l'arrivo di Piccioli e fa anche le dirette streaming delle sfilate

Gli esperimenti di Adelphi per la quarantena

Intervista con Matteo Codignola per parlare di Microgrammi, una nuova collana digitale nata in occasione della crisi.

02 Aprile 2020

In questa crisi l’editoria sta vivendo un momento strano. Le persone continuano a leggere libri, anzi probabilmente lo fanno di più di prima. Quasi tutte le case editrici però hanno cambiato in corsa i loro programmi interrompendo l’uscita di novità, soprattutto a causa delle librerie chiuse, a cui si è aggiunta poi la nuova politica di Amazon sui beni non essenziali (in cui peraltro è difficile districarsi, visto che ancora oggi alcuni libri vengono consegnati e altri no). Alcuni hanno cercato di trovare soluzioni alternative, e tra le più convincenti c’è la creazione di Microgrammi, una collana ad hoc lanciata in questi giorni da Adelphi, che consiste nella pubblicazione di piccoli ebook, tratti da libri che dovevano uscire e che non sono usciti. Non si tratta esattamente di estratti, ma di racconti o saggi che hanno una dignità propria, autoconclusiva. Bellissime anche le copertine virtuali, che attivano, quella che la stessa casa editrice, nel comunicato stampa di lancio, definisce la concupiscenza che prova nei confronti dei libri chi li fa e chi li legge. I primi tre titoli sono Dolore di Naipaul, Un delitto in Gabon di Simenon e Fratelli di Ivan Bunin. Il primo in particolare è uno straordinario personal essay, che parte dal fallimento delle aspirazioni artistiche di un padre e arriva all’eroica e straziante vita di un gatto.  Abbiamo parlato di questo e di altro con Matteo Codignola, editor della casa editrice (e collaboratore di questo giornale).

Com’è nata l’idea? È legata alla voglia di fare “libri” in un momento in cui non potete farli? Vi siete dati un orizzonte temporale?
È nata da quello che sta succedendo, e dalla necessità di leggere e far leggere qualcosa, almeno nell’ora libera fra un refresh e l’altro della Johns Hopkins. Ho detto necessità, ma forse era meglio la parola che hai usato tu, «voglia». Sì, nasce da quello, dalla voglia di fare libri. O, se vuoi, dall’incapacità di pensare o fare qualcosa che non abbia la forma di un libro. Forse è uno stile di vita poco ortodosso, di cui questa collana si può considerare un coming out. Quanto al limite temporale, non so risponderti. Quello che ci attrae, di questa idea, è che riporta l’editoria – almeno, quella che cerchiamo di fare noi – alla sua fase iniziale, che  ha il carattere piuttosto emozionante di un esperimento. Uno pensa di avere trovato una soluzione a un problema difficile – in questo caso, pubblicare – e vede se funziona davvero. Poi magari corregge in corsa. Vediamo. I tempi hanno un po’ incrinato il concetto stesso di “programma”, ho l’impressione…

Con che criterio sono stati scelti questi piccoli “libri”? Sono semplicemente prossime uscite, oppure sono calibrate per questo tipo di formato? (Trovo tra l’altro bellissime le copertine digitali che avete realizzato, dimostrano che in qualche modo la “concupiscenza” di cui parlate nella presentazione della collana può prodursi anche nei confronti di cose immateriali)
Abbiamo cominciato, come si dice, da quello che avevamo in casa. Per fortuna gli editori sono previdenti – o imprevidenti, dipende – e in casa tengono anche più di quanto gli serva subito. Così nella collana troverete un po’ di tutto: racconti e testi non narrativi che sarebbero usciti (che usciranno, spero) comunque in raccolte più ampie, ma che accostati  – sorpresa – prendono quasi da soli la forma di un piccolo libro. Inediti, come ad esempio, la settimana prossima, uno strepitoso trattamento cinematografico di Gadda che fin qui nessuno conosceva, e che non sapevamo come e se avremmo pubblicato, o un altro testo, sempre cinematografico, di Carrère. E alcuni nostri autori stanno scrivendo qualcosa di nuovo in queste stesse ore, proprio per la collana. E mi fa piacere quello che dici delle copertine. Già il fatto che abbiamo pensato una copertina – colorando e ritoccando uno dei nostri primi progetti grafici,  quello di Enzo Mari per i “Classici” – per un ebook, che non necessariamente la richiede, credo sia un sintomo – e va bene, di concupiscenza.

Proprio nel momento in cui l’ebook, considerato un tempo temutissimo avversario del libro di carta, era dato per morto, sembra avere una seconda vita, è qualcosa che secondo te resterà o è solo una resurrezione temporanea?
Personalmente non ho mai avuto nulla contro l’ebook, anzi. Detesto il culto del cartaceo in sé e per sé, e a parte questo trovo che l’ebook svolga alcune funzioni cruciali. A chi fa il mio mestiere, ad esempio, consente di non vivere fra pacchi di stampate bisunte, in un inferno di fogli spesso non numerati enormemente ansiogeno.  A tutti gli altri, permette volendo di far entrare in casa solo libri decenti, o addirittura belli. Fa bene alla  decorazione d’interni, alla testa, e anche alla vita di relazione. Vuoi mettere invitare a cena una signorina, o un signorino, senza più preoccuparti di far sparire le porcherie che prima inevitabilmente  tenevi in giro, o di giustificare in un modo o nell’altro il loro acquisto? No, toglietemi tutto, ma non gli ebook. Che fra l’altro, ormai si è capito, vivono con i libri fisici in un regime di coabitazione del tutto pacifica.

È possibile che questa crisi sposti un po’ più in là il concetto di casa editrice come qualcosa che non fa solo libri di carta ma che produce contenuti per una certa comunità? (Mi sembra che da questo punto di vista Adelphi sia più avanti di altre)
Mah. Una casa editrice, per rubare un concetto alla fisica, è un attrattore strano. Nella sua orbita finiscono molti oggetti letterari diversi, e non tutti diventano libri. Sì, può essere che, se capiamo davvero come fare, pubblicare contenuti in un modo diverso, o parallelo, diventi una strada da esplorare. Non sarà l’unica, in un futuro che dovremo immaginare in tanti modi, ma non come un passato che ricomincia. Almeno credo.

Tempo fa parlammo di come il formato della Biblioteca minima fosse una forma di risposta di carta alla moda del longform… perché nessuno ha pensato prima che le case editrici potessero mettersi anche a fare longform digitali?
Non so se il longform è una moda – credo sia una delle forme che il giornalismo narrativo ha fin dalle origini, almeno in America. Negli ultimi anni, certo, si è strutturato, aspirando (legittimamente) alla dignità di un genere. Una casa editrice però non è un giornale, o una rivista – impostazione e forme di committenza sono molto diverse. Ma non è detto che le differenze non possano almeno in parte sfumare, lavorandoci.

Ultima cosa extra-collana: che effetto fa vedere un libro del 2015 come Spillover di David Quammen entrare in classifica (e nel discorso pubblico) dopo 5 anni?
Di sollievo, e di stizza. Sollievo, perché quello che di fatto è un grande libro di un grande scrittore viene finalmente riconosciuto appieno. E anche perché, purtroppo in circostanze tragiche, si capisce che i grandi libri “servono”. Stizza perché fino a oggi, in Italia, i libri come quello di Quammen, cui anche volendo è impossibile attribuire l’etichetta di “romanzo” (ma, se per questo, anche quella di “saggio”) hanno incontrato resistenze di vario genere. È un peccato, perché alcuni lettori si sono persi le cose spesso migliori uscite negli ultimi anni. Ma può essere che anche questo stia cambiando – o sia già cambiato, senza che nemmeno ce ne siamo resi conto.

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