Omero, Dante, Montaigne, Shakespeare, Spinoza, James Baldwin, Adam Smith: questi sono solo alcuni dei classici che bisogna leggere (e in fretta) per passare il corso Humanities 10 a Harvard.
David Cronenberg ha tutto pronto per il suo prossimo film, ma non può iniziare a girarlo perché non trova nessuno che lo finanzi
Il regista ha già scritto il film tratto dal suo romanzo Consumed, ma non trova i soldi per girarlo. «È molto difficile fare cinema indipendente», dice.
«Quando troverò i soldi». È la risposta che David Cronenberg, 83 anni, ha dato a chi gli chiedeva quando vedremo il suo prossimo film, durante una visita a sorpresa a Bologna, dove era arrivato per salutare l’amico e direttore della fotografia di tanti suoi film Peter Suschitzky, all’inaugurazione di una mostra a Palazzo Pepoli. Come ha raccontato al Resto del Carlino, Cronenberg ha già scritto la sceneggiatura di un film tratto dal suo primo romanzo, Consumed (in Italia Divorati), ma il progetto è fermo, perché in questo momento è «molto difficile fare cinema indipendente». La colpa, secondo lui, è della crisi che ha investito il settore dopo la pandemia: «Le gente p in confusione, non sanno esattamente a che pubblico rivolgersi». La notizia è stata ripresa anche da World of Reel.
L’ultimo film di Cronenberg, The Shrouds, era nato come una serie per Netflix: «All’inizio erano interessati, poi non più e così ne ho fatto un film nel 2024». E un po’ gli dispiace, perché pensa che le serie in streaming siano «molto interessanti»: «Una serie di 10 o 12 ore è come un romanzo e mi sarebbe piaciuto dirigere qualche puntata». Ancora più sorprendente, per un regista che ha costruito la sua carriera sul rapporto tra corpo e tecnologia, è quello che dice sull’intelligenza artificiale: «L’AI è qui per restare, la uso ogni giorno». Del resto, spiega, «nel cinema abbiamo usato una sorta di intelligenza artificiale a lungo, la CGI», e in futuro «ci sarà un altro tipo di scrittura in cui si diventa scrittore di prompt, di comandi».
Cronenberg si spinge anche più in là: «Credo che arriverà un film molto buono così, fatto tutto con l’AI». Non per questo pensa che l’intelligenza artificiale prenderà il posto del cinema: «Che questo possa diventare il modo principale di fare cinema, ecco, ho i miei dubbi», dice, ricordando un’altra rivoluzione annunciata e mai arrivata, quando «tutti parlavano degli ologrammi». La sua conclusione è un invito alla calma, da parte di chi l’inquietudine tecnologica l’ha raccontata meglio di chiunque altro: «Con l’AI si faranno dei film, ma non si farà il cinema principale. Credo sia tutto molto interessante, ma non sarà la fine del mondo, statene certi». Con una postilla, perché si tratta pur sempre del regista di Videodrome: «Anche se capisco la preoccupazione di molti, in effetti le cose brutte succedono». Tra queste c’è sicuramente il fatto che uno dei più grandi registi della storia del cinema non riesca a trovare i soldi per girare il suo prossimo film.