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Nei bombardamenti sull’Iran è andata distrutta anche la casa-museo di Abbas Kiarostami A dare la notizia è stato il figlio sui social, spiegando che le bombe che hanno colpito Chizar hanno danneggiato anche la casa del regista.
L’Onu ha approvato una risoluzione che condanna la schiavitù come «il più grave crimine contro l’umanità», nonostante il voto contrario degli Usa e di Israele e l’astensione dell’Europa Sia i Paesi che si sono opposti che quelli che si sono astenuti hanno spiegato la decisione dicendo che non è giusto stabilire una "classifica delle atrocità".
È appena stato annunciato un nuovo film del Signore degli anelli ed è già il più strano di tutta la saga Si intitola The Lord of the Rings: Shadow of the Past, sarà prodotto da Peter Jackson, avrà come protagonisti Sam, Merry e Pipino e soprattutto lo scriverà Stephen Colbert.
Nemmeno un accordo da un miliardo di dollari con Disney è bastato a evitare la chiusura di Sora da parte di OpenAI La chiusura dell'app di generazione di video tramite AI è una notizia improvvisa ma non così imprevista: i problemi legali erano molti e grossi, tutti relativi al diritto d'autore.
Su internet sempre più maschi si rivolgono ai face rater, cioè tizi pagati per recensire le facce degli altri e decidere se sono belli o brutti Ci sono interi subreddit dedicati e server Discord appositi: basta pubblicare una foto della propria faccia e chiedere che venga recensita.
Il Ministro degli Esteri ungherese è stato accusato di parlare con il Ministro degli Esteri russo prima, durante e dopo le riunioni del Consiglio europeo, e lui ha detto che è assolutamente vero Péter Szijjártó ha detto che secondo lui parlare con Sergei Lavrov durante questi riservatissimi incontri rappresenta «l'essenza stessa della diplomazia, una prassi».
A Londra stanno organizzando un grande rave party a Trafalgar Square contro l’estrema destra L'appuntamento è per il 28 marzo con i più grossi nomi della scena elettronica. Lo slogan è: Reject, Revolt e Resist.
Il successo di Heated Rivalry ha convinto Don DeLillo a ristampare Amazons, un suo vecchio e introvabile romanzo erotico su una giocatrice di hockey femminile Romanzo che l'autore ha odiato e "nascosto" per decenni. Adesso però ha cambiato idea, pare grazie al successo della serie Hbo, e il 17 novembre tornerà in libreria.

Silicon Valley e la Silicon Valley

Hungry and foolish, d'accordo, ma senza esagerare. Come la retorica di Steve Jobs sta tramontando, anche grazie a una nuova serie Hbo che racconta la vera realtà dei "techie", e la Valley non è più soltanto il regno di geni che vogliono cambiare il mondo.

08 Maggio 2014

È cominciato tutto con uno spot nel bel mezzo del Super Bowl di trent’anni fa: si vedeva una lanciatrice di giavellotto correre libera tra umanoidi grigi e lobotomizzati, mentre un faccione orwelliano detta ordini da uno schermo; l’atleta, inseguita da gendarmi di regime, lancia il suo giavellotto proprio in faccia al Capo, il Cattivo, rompendone l’incantesimo maligno. Si sente una voce, uno slogan, l’inizio di un nuovo ordine mondiale: «On January 24th, Apple Computer will introduce Macintosh. And you’ll see why 1984 won’t be like “1984”».

Lo spot Apple girato da Ridley Scott è un documento storico importantissimo, anche perché segna simbolicamente la nascita della retorica della Silicon Valley, un posticino californiano in cui nessuno sembra voler fare business per i soldi, l’obiettivo vero è cambiare il mondo, migliorarlo, sfasciare tanti altri schermi di regime con sempre nuovi giavellotti. Una retorica sopravvissuta alla bolla dot com d’inizio millennio anche grazie al suo grande leader, Steve Jobs, che nel frattempo era tornato ad Apple, pronto a portare l’azienda verso nuovi territori. Oggi, mentre ogni città e nazione del mondo vanta una propria presunta Silicon Qualcosa, il sogno startupparo è diventato mainstream: tutti vogliono viverlo per un secondo. È forse anche per questo motivo che sta tramontando.

Sorpresa! Pare che il business della Valley si basi perlopiù sui soldi, tanti soldi, e su un’umanità competitiva, un meccanismo crudele pronto a stritolare ventenni socially awkward con i loro sogni

Basta osservare i segnali: libri, giornali e televisione – megafono del sogno di silicio –  hanno cominciato a raccontare la Silicon Valley in modo diverso, finalmente spoglio di quella epica per cui ogni start up è fatta di sogni e ogni ragazzino in garage un eroe hungry e foolish contro il Cattivo di turno. Ciò non rappresenta ovviamente la fine di questa retorica, quanto l’inizio di una nuova fase più matura, meno credulona – e il crollo che in questi giorni ha interessato i titoli tecnologici in borsa (Twitter e Aol in primis) sembra dimostrare un mutato sentimento da parte di Wall Street. Crollo che accompagna le primissime puntate di Silicon Valley, nuovo show creato da Mike Judge per Hbo sulla vita dei giovanissimi techie nella baia di San Francisco, sui loro sogni, le loro ambizioni e sul sistema economico-culturale a cui sono sottomessi: ci sono gli incubatori, i venture capitalist (quelli di serie A, poi gli altri) con le loro folli idee sul futuro del mondo e dell’umanità; ci sono interessi, stronzi senza scrupoli e ventenni indifesi che in poche ore devono decidere se vendere la loro idea per 5 milioni oppure tenersela sperando in un profitto futuro maggiore. C’è l’altra parte della storia, quella vera e crepuscolare.

Ogni liturgia ha del magico: quella inventata da Jobs & Co. poneva l’imprenditore su un piano più alto di quello economico (d’altronde Egli percepiva un solo dollaro all’anno, nevvero?) e da quell’iperuranio usava la tecnologia per migliorare la nostra vita. E invece sorpresa!, pare che il business della Valley si basi perlopiù sui soldi, tanti soldi, e su un’umanità competitiva, un meccanismo crudele pronto a stritolare ventenni socially awkward con i loro sogni; ci sono cause legali, furti di idee, strani culti aziendali, orge e baccanali da fine impero – tutte cose essenziali a un buon racconto ma molto poco “magiche”. Se The Social Network ha raccontato l’ascesa di uno sfigatino di Harvard e la sua rivincita nei confronti del mondo, Silicon Valley allarga lo spettro, prendendo un gruppetto di programmatori molto diversi tra loro, veterani del settore già delusi dalla Macchina (Erlich Bachman, una sorta di Drugo techie), novelli Zuckerberg (Richard Hendriks) che potrebbero fare la storia o scomparire nel nulla in caso di pitch poco convincente, e gli investitori senza scrupoli, gli unici oliatori del meccanismo imprenditoriale.

Non è un remake de I Pirati della Silicon Valley, non tratta dei titani del settore ma, insieme a Betas (show di Amazon), preferisce il sottobosco, la maggioranza silenziosa fatta anche dell’elemento bandito nella Valley: la mediocrità. A serie appena avviata non possiamo prevedere cosa ne sarà di Pied Piper, l’app ideata dal protagonista Richard, che potrebbe fare il botto o venire spazzata via; siamo in un limbo tra la cronaca dei primi passi di un gigante e Il Soccombente di Bernhard, inevitabilmente schiacciato dal talento altrui. Un girone infernale particolare, quello dedicato a chi poteva farcela, eppure… però la prossima volta potrebbe andare meglio… forse. Un paese dei balocchi in cui circolano mostriciattoli che non ti aspetti, come quello che consiglia a Richard, il protagonista, di cambiare approccio e fare lo stronzo, giacché «if you’re not an asshole, this company dies».

«La nostra generazione non ha avuto guerre», spiega un giovane programmatore a Gideon Lewis-Kraus, «quindi vengono qui e la loro esperienza di guerra è avviare una società». Kraus ha appena pubblicato su ebook No Exit: Struggling to Survive a Modern Gold Rush, un altro bel viaggio nel lato oscuro dell’ambiente, opera di new journalism che è un buon complemento dello show Hbo nella narrazione dell’altra Valley, quella dei falliti o della bassa manovalanza tecnologica, sfruttata e frustrata mentre attorno a loro piovono milioni. Perché questa è la grande verità celata: non tutti sono geni. C’è chi prova, studia, fatica per anni e non combina nulla, chi sbaglia un dettaglio e viene travolto dal destino, mentre «un Ph.D. in intelligenza artificiale dal Mit può generalmente incontrare un investitore indossando reggiseno fatto di noci di cocco, improvvisare una serie di versi d’uccelli e uscirsene comunque con un milione di dollari» (sempre Kraus).

Un libro, una serie tv e il successo del blog Valleywag, crudele inquisitore della follia techie. Insieme creano un quadro piuttosto chiaro: dopo anni di continua espansione, la Valley si trova ora a rischio bolla (19 miliardi per Whatsapp? 10 milioni di dollari a un Dropbox per oggetti «fisici»?), mentre ha perso la verginità con lo scandalo Nsa, promuovendo le sue aziende a colossi multinazionali come tutti gli altri. E il risultato è che “Don’t Be Evil”, lo storico motto di Google, azienda produttrice di computer facciali in grado di registrare qualsiasi cosa in qualsiasi momento, sembra oggi una frase sarcastica.

Immagine: scene da Silicon Valley (Hbo)

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