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C’è una AI che si autodefinisce “rigenerativa” perché ogni 100 conversazioni fatte con lei finanza la piantumazione di un albero EcoGPT è un assistente AI come ChatGPT, ma usa modelli più piccoli e finanzia la piantumazione di alberi in Africa in base a quanto lo si usa. Un’idea simile a quella di Ecosia, che però non convince tutti.
I partiti palestinesi hanno ottenuto un successo senza precedenti alle elezioni in Israele e saranno determinanti per impedire a Netanyahu di tornare al potere Circa 8 palestinesi israeliani su 10 hanno votato e i partiti arabi hanno ottenuto il record di seggi nella Knesset. Il loro contributo farà la differenza.
Se la nuova campagna di Prada sembra fatta da Disney è perché è stata disegnata da un animatore Disney L'autore del mondo immaginario in cui sono immersi i modelli e le modelle è John Pomeroy, disegnatore di 75 anni che tra le altre cose lavorò a Winnie the Pooh and Tigger Too, Bianca e Berni e Pocahontas.
Finalmente è arrivata una delle settimane più belle dell’anno, quella in cui ci prepariamo a C2C Festival Ci siamo quasi: da giovedì 29 ottobre a domenica 1 novembre ci ritroviamo tutti a Torino, come sempre durante la Contemporary Art Week.
Molte persone stanno commentando l’arresto di Youssef Siher dicendo che aveva già spiegato tutto Marco Bellocchio in Sbatti il mostro in prima pagina Nel film un quotidiano di destra trova il colpevole di un omicidio in un giovane militante di sinistra, innocente. Cinquant’anni dopo, il racconto dell’arresto del ricercatore milanese ha riportato in tanti a quella storia.
Google ha abbattuto 400 mila alberi in Finlandia per costruire dei data center, e ora i lupi che abitavano in quelle foreste hanno deciso di “trasferirsi” in città La filiale finlandese di Google ha raso al suolo centinaia di ettari di bosco senza aspettare le valutazioni ambientali. Gli animali sono fuggiti e i lupi adesso si stanno avvicinando ai centri abitati in cerca di cibo.
Il presidente del gruppo editoriale Gallimard ha detto ai direttori delle sue case editrici che da ora in poi dovranno passare tutti i manoscritti che arrivano in un rilevatore di scrittura AI Dal 2027 le case editrici del gruppo Gallimard dovranno controllare i testi con un software di rilevamento. La decisione arriva dopo il caso di Thélyson Orélien, romanzo candidato al Goncourt che sarebbe stato scritto con l’AI.
Pur di aiutare gli studenti a vincere, i serbi all’estero si sono inventati VoteBnb, una piattaforma che offre alloggio e trasporto gratuito a chi vuole tornare a casa per le elezioni Con appena 93 seggi in tutto il mondo, i serbi all’estero hanno organizzato passaggi, pullman e alloggi gratuiti per poter votare. Alla fine la Lista studentesca ha vinto e Vučić ha ammesso la sconfitta.

Come la politica dovrebbe trattare la paura

La criminalità è in calo ma gli italiani si sentono più insicuri: perché la politica non deve rinunciare a mediare e governare le "passioni".

15 Marzo 2018

La sicurezza in Italia non sta affatto peggiorando. Anzi, è migliorata. I dati sulla criminalità pubblicati dal Corriere della Sera e commentati da Milena Gabanelli, che indicano una diminuzione dei principali reati in Italia, si inseriscono in una tendenza di costante attenuazione iniziata almeno dal 2014 ma che per alcuni di questi reati, come l’omicidio, può essere fatta risalire all’inizio degli anni Novanta. Dopo una campagna elettorale dominata dalla questione sicurezza, in cui ha vinto l’American Gothic di trasmissioni come Dalla vostra parte, con coppie di anziani con il forcone e titoli sulla paura e le città fuori controllo, si potrebbe essere tentati di chiedersi se questi dati avrebbero potuto cambiare qualcosa. Il problema, però, è che si tratta di dati noti da tempo. Evidentemente, non hanno scalfito una generalizzata percezione di insicurezza nell’opinione pubblica. Il rapporto tra statistiche e percezioni non è così semplice da sciogliere.

“La sicurezza percepita”, si dice. La sicurezza percepita, in realtà, è un criterio assolutamente arbitrario, eppure viene usato ogni volta che ci si deve confrontare con una statistica che non corrisponde alle sensazioni dell’opinione pubblica. Come la temperatura percepita, per cui a parità di temperatura si considerano alcuni indici per quantificare il disagio provocato da certe condizioni climatiche, lo stesso può dirsi della sicurezza.

Le percezioni dell’opinione pubblica sono al centro delle campagne elettorali per il semplice fatto che il ruolo delle democrazie è anche quello di trovare risposte alle paure della collettività. Però in una democrazia deliberativa questa risposta, per quanto inevitabile, deve essere ragionevole e argomentata. Lo spiega bene Cass Sunstein, in uno dei saggi più interessanti sulla percezione dei rischi e le risposte delle democrazie: Il diritto della paura. Oltre il principio di precauzione (uscito in Italia per Il Mulino qualche anno fa). Le paure, scrive Sunstein, si diffondono anche attraverso quei meccanismi che definisce «cascate di disponibilità»: si aderisce in risposta alla paura manifestata da altri. Le democrazie deliberative dovrebbero evitare le tentazioni, tipiche dei populismi, di inseguire le paure della collettività, impiegando i propri meccanismi istituzionali per filtrarle.

Ma come abbiamo visto non è così semplice. Nonostante i dati statistici siano confortanti, non viviamo in una tabella Excel, e una percezione di sicurezza assoluta da parte dell’opinione pubblica è impensabile. I tecnocrati vorrebbero ignorare le paure della gente, quando sono infondate, i populisti invece tendono a cavalcarle fingendo che corrispondano a una realtà concreta . Entrambe le posizioni sono una semplificazione, perché le paure – fondate o infondate che siano – modificano i comportamenti, e uno di questi è sicuramente il sentirsi rappresentato o protetto da chi governa e agire di conseguenza, in termini di voto e in termini di partecipazione sociale. E così i legislatori si trovano stritolati, soprattutto in campagna elettorale, tra dati e percezioni. L’analisi costi-benefici è impietosa a favore di queste ultime.

Le percezioni sono sempre esistite, la politica è consenso e dunque non può non tenerne conto, ma quella che sembra essere scomparsa è ogni intenzione della politica di rivendicare un ruolo per mediare e governare le passioni. Quello che è interessante è capire perché questa percezione di insicurezza sia oggi così vivida e radicata e sia slegata da tendenze consolidate.

L’informazione può disinnescare questi meccanismi o contribuire ad alimentarli. Pochi mesi fa, nel Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa, realizzato da Demos & Pi e Osservatorio di Pavia, si era già sottolineato come insicurezza, inquietudine sociale, paura della criminalità fossero diffusi nell’opinione pubblica più di quanto siano nella realtà. “Il 78% degli intervistati continua a ritenere che la criminalità in Italia sia cresciuta rispetto a cinque anni fa – si legge nel rapporto – tuttavia fa osservare 3 punti in meno del 2016 e 10 rispetto al 2007”. Ma è un racconto che prende le distanze dalla realtà: siamo un paese più sicuro, ma ci percepiamo come la New York di Rudolph Giuliani.

Le ragioni di questa dissonanza cognitiva sono molteplici, una delle quali è suggerita in un altro studio che si è occupato delle relazioni tra paura, percezione di sicurezza e media, il quinto rapporto Carta di Roma, “Notizie da paura”, anche questo curato dall’Osservatorio di Pavia: l’insicurezza derivante dalla rappresentazione della criminalità nei media, un dato strutturale che caratterizza l’informazione televisiva italiana rispetto all’informazione pubblica in Europa. Negli anni presi in esame la criminalità è mediamente la seconda/terza voce dei notiziari, a conferma di una preponderanza del racconto di fatti criminali, anche rispetto agli altri paesi europei. La voce “criminalità e sicurezza” è la seconda per spazio, con un peso del 34%, nelle edizioni di prima serata dei principali telegiornali italiani (quasi il doppio di Francia e Germania).

E così, senza volersi avvitare in massimi sistemi e sul ruolo da attribuire alla stampa in una democrazia – pedagogico o no, a seconda dell’utilità di chi viene chiamato in causa – i termini del problema si complicano ulteriormente se la politica rinuncia al suo ruolo.

Il successo dei movimenti populisti porta a inseguire un rapporto diretto tra politica e consenso, che implica l’assecondare istinti e paure senza considerare i rischi di questo cedimento. La politica e le istituzioni dovrebbero mediare le pulsioni di una società che è per definizione scostante ed emotiva, ma la democrazia diretta cancella il tempo riflessivo e si trasforma in un corpo inanimato che reagisce a ogni stimolo imposto dalla paura. Si parli di sicurezza, migranti o di crisi economica. Ma a una società della paura, sottolinea Sunstein, segue inevitabilmente un diritto della paura.

Foto Getty
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