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Il presidente dei Marvel Studios ha detto che Adam Driver lo chiama spesso per dirgli che non ha nessuna intenzione di fare un film Marvel Lo ha detto Kevin Feige in persona: lui e Driver si sentono regolarmente su Zoom e Driver gli dà sempre la stessa risposta, cioè no.
Ad aumentare il rischio di incendi adesso c’è anche il fatto che sui “mercati predittivi” si può scommettere sugli incendi Quanti acri consumeranno le fiamme, quali quartieri verranno raggiunti, quando gli incendi saranno domati: ci sono piattaforme sulle quali si può scommettere su tutto questo.
Barry Jenkins si unisce all’ormai lunghissima lista di grandi registi che hanno firmato una campagna per Prada La campagna si intitola Simple Stories e tra i protagonisti ci sono Hunter Schafer, Kelvin Harrison Jr, Troye Sivan e Chen Haoyu.
Un rider ha vinto il più importante premio letterario della Cina, con una raccolta di poesie sui rider della Cina Wang Jibing si è portato a casa il Premio Letterario Lu Xun con la raccolta di poesie Low Flight, basata su 200 interviste fatte a colleghi rider.
Mamdani ha detto che farà tutto ciò che è in suo potere per far arrestare Netanyahu quando andrà a New York a settembre Ha detto anche che lui non ha l'autorità per farlo, ma "sfida" il governo federale, cioè Trump, a eseguire l'arresto.
Per celebrare la memoria di Sam Neill i fan stanno comprando tutte le bottiglie del vino che Sam Neill produceva Two Paddocks, il vino che l'attore produceva in Nuova Zelanda, è passato dal 423° al 5° posto tra i vini più venduti del Paese, un aumento del 1828 per cento.
Un generale iraniano ha detto che l’Iran si bombarderà da solo pur di non farsi invadere e occupare dagli Usa Lo ha dichiarato alla tv di Stato iraniana il generale di brigata Mohammad Akrami-Nia, secondo il quale «questa è la logica della guerra».
Il Comune di Barcellona ha eliminato il bike sharing privato perché le persone abbandonavano sempre le bici in mezzo alla strada e non pagavano mai le multe Spariranno dalle strade 4500 bici delle flotte private. Ma resteranno 8 mila del servizio di bike sharing fornito dal Comune stesso.

A Roma ad agosto finisce tutto, tranne la Tiburtina

Nel mese in cui la città va in ferie, c'è solo una strada in cui tutto continua come al solito, tutto rimane lo stesso: via Tiburtina.

18 Agosto 2023

Pensare ad agosto mi piace, perché mi mette in crisi. Mi ricorda qualcosa di marcio eppure dolcissimo, un tumore zuccherato, una palma florida per metà e per l’altra metà bruciata dal caldo. Ma ieri, mentre camminavo su via Tiburtina, ho pensato anche a un ragazzo con cui ho condiviso casa per un po’ di tempo.

Luiz è nato a Rio de Janeiro e vive a Roma da una decina d’anni. Un tizio curioso, che esce sempre col papillon, spende mensilmente un centinaio d’euro in orchidee e si esprime con un bizzarro idioma personale, un italiano comprendente parecchi termini brasiliani insieme a memorabili cadenze campane.

In una delle ultime conversazioni discutevamo al telefono. Lavoravamo entrambi a progetti universitari. Era fine luglio e non avevo riposato neanche un fine settimana.

«Come stai?» mi chiese.
«Possiamo evitare domande tanto complicate?» risposi.
«Bene, dove vai in vacanza?»
«Ma lo fai apposta?»
«Sì, per riderci sopra. Para rir».
«Non faccio una vacanza vera da almeno quindici anni».
«E io che dovrei dire? Vorrei tornare in Brasile ma il biglietto costa una fortuna. Quindi rimarrò qui».
«Anch’io rimarrò qui».
«Dove? In che zona vivi adesso?»
«Su via Tiburtina».

Luiz non commentò ma produsse in compenso una serie di rumori talmente stridenti che dovetti scostare l’orecchio dal telefono. Poi silenzio, per una trentina di secondi. Infine l’ascolto di una melodia che conoscevo. «Stai suonando?» domandai. «Sì» rispose Luiz, «ho comprato una pianola nuova».

Lo lasciai sbizzarrire per qualche minuto, aveva appena iniziato un nuovo motivetto quando iniziò a sbruffare pesantemente. «Ho bisogno di andare in vacanza!» gridò a un tratto, con tono trionfale. «Eu preciso sair de férias! Férias, férias, férias!».

Io intanto annuivo e confessavo di provare la stessa frenesia. Ma Luiz non mi diede retta, anzi ben presto cominciò a blaterare, sentenze zeppe di dittonghi seducenti e subito dopo i quali affermavo «sì certo», senza aver capito nulla. Nelle pause di quel dialogo o ridevo o lo ascoltavo suonare. Schiacciava i tasti della pianola come fossero trappole per topi, con astio, forse con l’ansia di una vendetta, un’elegante nemesi contro il mondo o meno genericamente contro le compagnie aeree che non abbassavano i prezzi dei voli intercontinentali. Luiz nel frattempo continuava. Siamo entrambi decisamente ossessionati dalla Bossa nova, per questo quando attaccò Desafinado di João Gilberto sorrisi, disperatamente, mentre arrivavo alla seguente conclusione: trascorrere agosto a Roma, da sola, non era neppure concepibile, la sola idea mi pareva inversomile e avrei fatto carte false per sventare un evento del genere.

«Ora vado» fece Luiz, interrompendo la musica.
«Che succede?»
«Devo distrarmi. L’estate di Roma mi rattrista».
«Anche a me».
Riagganciai con in sottofondo un suono smielato. Luiz mugugnò «buona serata» e io contraccambiai debolmente.

Pensavo a tutto questo ieri sera, mentre tornavo a casa dalla stazione Tiburtina. Sei o sette minuti a piedi, non di più, il tempo di superare una pompa di benzina, un fioraio, un paio di farmacie e una dozzina di bar e pizzerie-kebab. Parecchi lampioni erano spenti, così che alcuni tratti di strada ricevevano luce unicamente dai neon delle insegne: in pratica attraversavo una foresta, una specie di sottobosco fosforescente, fatto da strane zolle fucsia, verde e blu elettrico.

Dopo un po’ ho deviato lo sguardo, man mano sollevavo gli occhi e non distinguevo che schiere di palazzi. Enormi, disumane, unite a destra e a sinistra come ali minacciose, più le ammiravo e più somigliavano a due zanne ficcate in una bocca immaginaria. Quelle fauci di cemento dovevano essere aperte, proprio mentre stavo passando io, mi muovevo tra la lingua e il palato e percepivo odore di spezie, alcol, sudore, pneumatici squagliati sull’asfalto. E intanto sentivo parole, parole a pezzi e parole legate, parole parlate e parole urlate. Sentivo rabbia e sgomento e tenerezza. Sentivo musica latinoamericana e in inglese. Sentivo sirene e clacson schiacciati e in lontananza, in una sorta di allucinato controcanto, il richiamo dei gabbiani. «Ciaooooo» ha gridato poi uno sconosciuto, mentre inaspettatamente avvistavo la luna, la luna carnosa e abbagliante, che fino a quel momento non avevo notato e che faceva piangere, la luna piena ma invisibile. «Ciaooooo!»

Una volta a casa ho acceso il ventilatore e sono sprofondata a letto, avvertendo il refrigerio di quell’aria provocata e pensando a come parecchie cose, durante l’estate, procedessero con quel meccanismo, parecchie cose erano rallentante e quindi forzate, poco naturali, semplicemente insopportabili. Ho sospirato allora, ricordandomi che era agosto e che io ero a Roma. Di nuovo.

Stavo per addormentarmi quando ho sentito una voce dal corridoio. Qualcuno mi stava chiamando. Mi sono rialzata, ma roboticamente, e mi sono diretta verso il portoncino.

«Chi è?» ho domandato.
«La signora Barbara, del piano di sotto».

Ho aperto. Davanti a me c’era una donna sulla sessantina che si reggava su una stampella. Truccata, sorridente, con grandi occhi color nocciola.

«Senti, volevo chiederti una cosa, posso? Tanto lo so che a quest’ora non dormi, la gente giovane va a letto tardi». Parlava con pause ritmate, come cinguettando, l’ascoltavo ammirata. «A me servirebbe un libro, quel libro che mi piace tanto… ne parlavamo l’altro giorno. Potresti prenderlo tu dalla biblioteca? Immagino ci andrai spesso».
«Va bene» ho detto subito.
«Oh, grazie!»
«Andrò domani, l’ultimo giorno prima della chiusura».
«Che chiusura?»
«Ad agosto le biblioteche chiudono».
«Se è per questo chiude tutto».

Non ho ribattuto. Solo osservavo Barbara che stringeva la stampella e mi lanciava occhiate esaminatrici. Fonde, penetranti, lunghissime. Per saggiare la mia resistenza forse, o per comunicarmi un qualche tipo di amicizia, un’alleanza istantanea e cameratesca.

«Solo questo posto mi sembra che non chiuda» ha ripreso dopo un po’. «Vorrei che si sospendesse, che smettesse di essere così com’è, anche un giorno soltanto, ci pensi? Ma è impossibile. Ad agosto finisce tutto, tranne ‘sta strada».

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