Stili di vita | Dal numero

10 musei d’Europa dove mangiare bene

Non più soltanto luoghi dove rifocillarsi dopo una lunga visita al museo, ma ottimi ristoranti dove pranzare o cenare a prescindere.

di Arianna Cavallo

Il ristorante Le Frank alla Fondazione Louis Vitton di Parigi

Non troppo tempo fa i ristoranti e i bistrot dei musei erano spazi magari belli, ma in cui si mangiava male, semmai cose preconfezionate o surgelate o, nel migliore dei casi, appena sufficienti. Negli ultimi tempi, invece, i ristoranti dei musei offrono anche cucina creativa e sperimentale, spesso preparata da chef stellati o emergenti. Acquistano così una loro specifica attrattiva, anche a prescindere dallo stesso museo e non sono più quindi luoghi di ristoro da utilizzare durante la visita; cenare o pranzare al museo anche per l’atmosfera che si respira e per i piatti che ci vengono offerti. Abbiamo preparato qui una lista di dieci tra i musei d’Euopa dove si mangia meglio.

Klint Café
Design Museum Denmark, Copenaghen

Propone cucina tipica danese ravvivata da un tocco di New Nordic Cuisine, la filosofia del celebre ristorante Noma, che dista un quarto d’ora d’auto: i piatti sono decisamente più semplici, i prezzi alla portata di tutti e l’atmosfera è rilassata. Il menu cambia continuamente e a pranzo ruota attorno ai tipici smørrebrød, fette di pane di segale imburrate e condite con aringhe speziate al curry, con uova e capperi o con filetto marinato, rucola e nocciole. C’è un menu bambini che offre due smørrebrødo serviti all’interno di un mattoncino Lego gigante. La cena, servita dalle 16, è più raffinata e internazionale, tra tagliolini al tartufo nero e merluzzo in cartoccio di foglia di mais.

Nerua
Guggenheim, Bilbao

Ospitato nel museo disegnato da Frank Gehry, dal 2011 è curato dallo spagnolo Josean Alija, ex alunno del catalano Ferran Adrià, ed esponente di punta della cucina basca contemporanea: Paul Bocuse la definì «una delle migliori che abbia mai assaggiato». Grazie ad Alija, Nerua ha ottenuto una stella Michelin e il 56esimo posto nella classifica World’s Best Restaurants 2017. I piatti, quasi intellettuali, si adattano alle stagioni e a quel che offrono mare, giardini e fattorie attorno: acciughe, anatra, merluzzo con un’aggiunta esotica come i Fichi in camicia con salsa di ibisco e le Capesante con guacamole di piselli. Si entra dalla cucina, c’è una terrazza panoramica e lo stile richiama quello di Gehry, tra piatti ricurvi e sedie dallo schienale arricciato.

Le Frank
Fondazione Louis Vuitton, Parigi

Il nome è un omaggio a Frank Gehry, che ha disegnato la sede della fondazione. Lo spazio architettonico circostante, la vista sul Bois de Boulogne e i pesci-lampada di Gehry appesi al soffitto già bastano per sedersi a un tavolo. Sarà poi difficile non assaggiare i piatti curati da Jean-Louis Nomicos, allievo di Alain Ducasse e proprietario del ristorante stellato Les Tablettes. La cucina di Nomicos è un’evoluzione raffinata e vibrante della tradizione francese, con al centro pesci e verdure. A pranzo offre piatti tipici come l’insalata nizzarda, mentre di sera il livello si eleva, tra carpacci di capesante con caviale e scampi saltati con legumi croccanti. Il mercoledì e giovedì sera il menu è dedicato a un prodotto, uno chef o una mostra in corso.

Pharmacy 2
Newport Street Gallery, Londra

È la versione aggiornata al 2016 del primo Pharmacy, il ristorante aperto nel 1998 a Notting Hill da Damien Hirst, frequentato da star come David Bowie, Madonna e Kate Moss, e chiuso nel 2003. Si trova nel nuovo quartiere alla moda di Lambeth in un’enorme galleria che ospita la collezione d’arte di Hirst. Ripropone lo stesso concept ed è arredato come una farmacia, per un’atmosfera irriverente e inquietante: ci sono un intero scaffale di medicinali, dipinti caleidoscopici di farfalle creati da Hirst e vetrinette stracolme di pillole coloratissime. Vale la pena venirci anche per i piatti e i cocktail, curati dal celebre chef inglese Mark Hix, autore di libri di cucina, columnist dell’Independent e gestore di molti locali di successo londinesi.

Lysverket
Kode4, Bergen

«Se la Norvegia occidentale fosse una regione della Francia, di cosa si vanterebbero gli chef?». È la domanda a cui vuole rispondere lo chef Christopher Haatuft al Lysverket, il ristorante che secondo il New York Times «sta ridefinendo la New Nordic Cuisine». Lui la chiama cucina “neo-fiordica” e, anziché rifugiarsi nel passato e nel purismo dei cuochi scandinavi, immagina piatti futuristici arricchiti da sapori esotici. Si concentra in particolare sui frutti di mare locali, preparati con tecniche all’avanguardia e accostamenti inediti. Il menu degustazione serale costa cento euro e propone, per esempio, Cozze alla griglia con vinaigrette di crostacei e Pesce fritto con daikon marinato e maionese alla salvia.

Museum Café Restaurant
Museo di storia naturale di Goulandris, Atene

Aperto nel 2006, si trova nel lussureggiante giardino del museo nel ricco quartiere di Kifisià, la cosiddetta “Beverly Hills di Atene”. Il menu è curato dallo chef Dimitris Skarmoutsos, famoso in Grecia per le apparizioni in tv, come quella di giudice di Masterchef. Skarmoutsos, che ha studiato al Culinary Institute of America, ha rinnovato la cucina greca tradizionale, in particolare quella cretese, attingendo dalla tradizione francese, dallo street food e dal sushi. Oltre alla classica torta salata di zucchine e feta e a piatti nuovi come le melanzane stufate con lenticchie, il ristorante serve anche ottimi cocktail e dolci francesi e tradizionali rivisitati dal pastry chef Dionisis Alertas.

Fotografiska restaurant
Fotografiska, Stoccolma

Si trova al secondo piano del centro contemporaneo di fotografia, ha un’ottima vista e piatti vegetariani e vegani, con qualche proposta di carne biologica locale. Il capo chef è Paul Svensson, una celebrità in Svezia: ha scritto libri, partecipato a programmi tv ed è un sostenitore della New Conscious Cuisine, che si propone di ridurre gli scarti e ottimizzare la resa dei prodotti. A pranzo sono servite insalate, zuppe e i tradizionali smørrebrød, una fetta di pane di segale imburrata e condita, per esempio con mele, kale e noci tostate. Di sera sono disponibili anche tre menu degustazione: quello grande, 60 euro, offre per esempio mozzarella svedese con pomodori; insalata Karshamra, un piatto tipico a base di cipolle e uova in camicia; e composta di cipolle, funghi, carciofi e tartufi.

Rijks
Rijksmuseum, Amsterdam

Lo chef Joris Bijdendijk, che conquistò una stella Michelin a 29 anni e un’altra nel 2016 per il Rijks, si serve di ingredienti locali, biologici e stagionali per creare una cucina olandese contemporanea, arricchita dai sapori che l’hanno influenzata nei secoli. Ha l’ambizione di trasformare il ristorante nello specchio gastronomico del Rijksmuseum, che custodisce la storia dei Paesi Bassi. Il menu è modellato sul programma del museo e all’inaugurazione di una nuova mostra viene invitato uno chef a cucinare e inventare appositamente qualche piatto. Il menu degustazione varia ogni settimana e prevede tre portate a 37 euro o quattro a 47 euro: troverete per esempio Capesante con crema d’ostriche e fragole verdi e Zucca aromatica con porcini e noci.

Múzeum Café and Restaurant
Museo nazionale di Budapest, Budapest

Storico e prestigioso ristorante di Budapest: aperto nel 1885 e frequentato nel tempo da parlamentari, scrittori, attori e artisti della città, conserva un po’ del bagliore della Belle Èpoque, tra vecchi lampadari, pareti damascate, porcellane di Zsolnay e pianoforte in sottofondo. L’atmosfera però non è fasulla né troppo turistica. È il posto giusto per assaggiare piatti magiari tradizionali al loro meglio, come la halászlé, una zuppa di pesce gatto con paprika e strutto, la coscia d’anatra con cavoli e patate, e ovviamente il gulash, o sperimentare proposte aggiornate al gusto contemporaneo, più leggere e con sapori a contrasto, come il petto d’anatra con fragola e pepe verde.

Cafetaria
Museu Calouste Gulbenkian, Lisbona

Un anno fa sembrava un triste self-service, poi è stato rinnovato e la supervisione del menu è stata affidata a Miguel Castro e Silva, uno dei primi chef portoghesi a innovare la cucina tradizionale, attirandosi inizialmente molte critiche e finendo per dirigere alcuni dei migliori ristoranti di Lisbona, come il Less e il DeCastro Flores. Il menu prevede piatti tipici come baccalà alla Bras, riso con polpo, quiche di pomodoro e le francesinhas, i sandwich di Oporto che ricordano il croque monsieur francese. Da assaggiare i pasteis salati, i classici tortini di pasta sfoglia e uova farciti con crema di baccalà, spinaci e merluzzo, o solamente verdure.

Tratto da “Studio Taste” pubblicato sul numero 36 in edicola dal 19 settembre.

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