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Un’artista ha passato gli ultimi 12 anni a girare un remake di Titanic identico inquadratura per inquadratura a quello di James Cameron
L'opera è dell'artista cilena Claudia Bitrán, si intitola Titanic, A Deep Emotion e verrà esposta alla Cristin Tierney Gallery di New York.
L’artista Claudia Bitrán ha passato gli ultimi 12 anni a ricreare Titanic. Non una sua versione di Titanic, non un suo film ispirato a quello di James Cameron, ma una copia perfetta dell’originale, un nuovo film identico al vecchio, parola per parola, inquadratura per inquadratura. L’approccio lo-fi dell’opera è evidente dalle immagini che la stessa artista ha pubblicato sui social per raccontare la sua titanica impresa. Ovviamente, Bitrán non ha accesso ai fondi a cui ha avuto accesso Cameron nel 1997, quindi si è arrangiata come meglio ha potuto. Basta la prima scena del film per notare le tutt’altro che impercettibili differenze tra l’originale e il remake: dove Cameron aveva usato il meglio delle tecnologie VFX dell’epoca per creare dei credibilissimi sottomarini, Bitrán ha dovuto creare gli stessi sottomarini usando la tecnologia stop motion. Il risultato, va detto, è lodevolissimo e non sfigura nemmeno se paragonato al blockbuster per eccellenza.
A Bitrán, come è facile capire dall’impresa assurda nella quale si è lanciata, non manca l’ambizione: per realizzare il suo Titanic non ha esitato ad assoldare una troupe di 1400 persone tra collaboratori, attori e maestranze (diamo per scontato che il costo di tutta l’operazione sia risultato sostenibile perché spalmato nell’arco di 12 anni, altrimenti, in questo sì, arriverebbe molto vicino a quello del Titanic originale). «Mi piace molto realizzare opere che un vasto pubblico al di fuori del mondo dell’arte possa apprezzare, comprendere o seguire», ha detto Bitrán ad Artnet. «Adoro questo film. Ammiro il talento di James Cameron. Penso che sia davvero un film perfetto, che ha resistito molto bene al passare del tempo».
L’artista cilena, però, ha stabilito delle regole ferree per la realizzazione del remake. A interpretate Rose, ha deciso sin dall’inizio, sarebbe stata lei, mentre gli altri personaggi, compreso Jack, sarebbero stati interpretati da un cast in continuo cambiamento, senza ruoli fissi, indipendentemente dall’età, dal sesso o dall’etnia. Tutti gli effetti speciali sarebbero stati creati a mano, utilizzando materiali riciclati. Le scene sarebbero state girate in diverse lingue a seconda di quella con la quale gli attori protagonisti in quel dato momento si sentiva più a loro agio. Queste regole hanno contribuito non solo a fare del film una vera e propria opera d’arte ma anche ad aiutare Bitrán da un punto di vista logistico, consentendole flessibilità nel lavorare con collaboratori che provenivano alcuni dagli Stati Uniti, altri dal Messico e altri ancora dal suo Paese natale. L’artista ha anche raccontato che talvolta la decisione di girare una scena in un certo momento o in un certo luogo era abbastanza improvvisa: alcuni luoghi, dalle stazioni ferroviarie alle scale, le ricordavano «un momento di Titanic», e quindi decideva di organizzare lì una parte delle riprese. «È una sorta di collage», ha detto della sua opera.
Il risultato di questi 12 anni di lavoro è un film si chiama Titanic, A Deep Emotion e sarà visionabile alla Cristin Tierney Gallery di New York dal 20 febbraio al 28 marzo.
Il sorprendente successo di questo terzo spin-off della saga dimostra due cose: il pubblico ha ancora voglia di Game of Thrones ma non vuole più saperne di quel Game of Thrones.