In pochi hanno visto i suoi film, pochissimi al di sotto dell'età pensionabile hanno visto Walker Texas Ranger, nessuno conosce le sue terribili idee politiche, ma tutti hanno visto i meme basati su di lui. Ed è quello che oggi piangiamo: non Norris, ma l'internet della nostra giovinezza.
In una galleria di Manchester è stato rimosso un quadro con dei nudi femminili
Un quadro che mostra un gruppo di giovani ninfe adolescenti che tentano un giovane uomo, una fantasia erotica vittoriana, può essere considerato offensivo per il clima e la sensibilità di questo momento storico? È la domanda che la Manchester Art Gallery ha posto al suo pubblico dopo aver deciso di rimuovere dalle sue sale Hylas and the Nymphs, un quadro di John William Waterhouse, uno dei più noti tra i pittori preraffaelliti. Il quadro si trovava in una sala intitolata “Alla ricerca della bellezza” che contiene, commenta il Guardian, «quadri del Diciannovesimo secolo che mostrano un sacco di carne femminile».
Il quadro è stato sostituito da un avviso che mette a disposizione lo spazio per «generare un dibattito su come esponiamo e intrepretriamo le opere della collezione pubblica di Manchester». Alcuni visitatori hanno così attaccato dei post-it per dare conto delle loro reazioni.
Clare Gannaway, curatrice di arte contemporanea della galleria, ha detto che la rimozione è stata pensata «per suscitare una discussione e non per censurare». La stessa rimozione è oggetto di un’azione artistica al centro di una personale dell’artista Sonia Boyce, che inaugurerà il prossimo marzo.
Censura o abile mossa di marketing? Sembrerebbe molto più la seconda, visto che la notizia ha iniziato a girare molto, generando reazioni indignate che, fermandosi al titolo, gridano appunto alla censura.
In pochi hanno visto i suoi film, pochissimi al di sotto dell'età pensionabile hanno visto Walker Texas Ranger, nessuno conosce le sue terribili idee politiche, ma tutti hanno visto i meme basati su di lui. Ed è quello che oggi piangiamo: non Norris, ma l'internet della nostra giovinezza.
L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.