Il regista sta lavorando a 31 "scatole magiche", basate su altrettante sue illustrazioni, che verranno esposte a luglio al Ghibli Park, in Giappone.
Una comunicazione per i lettori di Rivista Studio
Una breve spiegazione sui prezzi di copie e abbonamenti.
Care lettrici, cari lettori, l’anno appena iniziato porterà alcune novità per Rivista Studio e Studio Editoriale, che vi racconteremo col passare dei mesi e che genereranno una ulteriore crescita del nostro ecosistema editoriale e un arricchimento dell’offerta per chi ci segue e ci legge. Questa nuova fase richiederà degli sforzi e degli investimenti che crediamo siano necessari in un contesto, quello dei media, in grande e continuo fermento.
In attesa di raccontarvi di più, pensiamo sia corretto condividere e spiegare in maniera trasparente un passo necessario da fare nel 2023: il cambiamento del prezzo della copia (che passa da 7 a 10 euro in edicola e da 8,5 a 12 euro per l’acquisto on line) e dell’abbonamento annuale (che passa da 28 a 33 euro). Le ragioni sono varie: negli ultimi due anni i costi di produzione per chi, come noi, fa riviste di carta sono aumentati vertiginosamente. Parliamo di due costi su tutti: quello della carta e quello della logistica. I nostri prezzi sono rimasti invariati per oltre 8 anni, e possiamo considerare questo aumento come un passaggio fisiologico. Speriamo comprenderete questa scelta. A noi, in questo momento, resta il compito di dimostrare di meritarci la vostra attenzione, continuando a fare Rivista Studio con impegno e cura sempre maggiori, affrontando nuove sfide e ampliando sempre di più la nostra comunità. Grazie per continuare questo percorso insieme a noi.
Era già successo con Killers of the Flower Moon, adesso la storia si ripete con il nuovo film di Scorsese, What Happens at Night. Sempre su richiesta (insistente) di Leo.
In pochi hanno visto i suoi film, pochissimi al di sotto dell'età pensionabile hanno visto Walker Texas Ranger, nessuno conosce le sue terribili idee politiche, ma tutti hanno visto i meme basati su di lui. Ed è quello che oggi piangiamo: non Norris, ma l'internet della nostra giovinezza.
L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.