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La nuova tendenza di ritorno alla vita analogica è pagare dei servizi che ti spediscono della posta via posta Da questa idea nasce “Perch Post”, un gruppo di persone che, in cambio di una piccola quota mensile, ricevono una busta piena di materiale stampato.
Per i 400 anni dalla consacrazione di San Pietro una delle iniziative del Vaticano è ingrandire il bar per i turisti che c’è sulla terrazza La metratura del bar verrà raddoppiata, nonostante le polemiche secondo le quali servire panini e gazzose in un luogo così sacro sia quasi peccato.
Una ricerca ha scoperto che negli uffici in cui i dipendenti usano parecchio l’AI non si lavora di meno ma molto di più E la colpa è dei dipendenti, che usano il tempo risparmiato usando l'AI per lavorare a più cose, più di prima.
Su Ebay sono state messe in vendita le foto di 200 comunisti greci uccisi dai nazisti nel ’44 e adesso il governo greco sta facendo di tutto per recuperarle La scoperta ha sorpreso lo stesso governo, perché finora si pensava che della strage di Kaisariani non fossero rimaste testimonianze fotografiche.
C’è un video girato sul set di Cime tempestose in cui Margot Robbie balla e canta come Kate Bush nel video di Wuthering Heights L'ha condiviso su Instagram il "dialect coach" del film, William Conacher, per festeggiare il successo al box office.
Le puntate del Maurizio Costanzo Show con Carmelo Bene contro tutti sono state trascritte parola per parola in un libro A trent'anni dalla messa in onda di quelle due puntate del MCS, viene pubblicato «per la prima volta autorizzato, il testo integrale dei dialoghi».
È morto Frederick Wiseman, uno degli inventori del documentario moderno Premio Oscar alla carriera nel 2016, tra i suoi film più recenti e famosi c'era Ex Libris del 2017, dedicato alla New York Public Library.
L’attore che faceva Buffalo Bill nel Silenzio degli innocenti ha chiesto scusa alle persone trans per la pessima rappresentazione che il film faceva di loro «Ora ne sappiamo tutti di più, e capisco che ci sono battute nella sceneggiatura e nel film che sono infelici», ha detto.

Nel porto di Napoli

Uno spartiacque urbanistico e sociale tra due città che vivono fianco a fianco.

13 Febbraio 2019

Il porto di Napoli guarda al futuro. E il futuro è a Oriente. Un Oriente lontano, quello dell’aumento del traffico merci provenienti dall’Asia. Un Oriente vicino, quello dell’estensione dell’area portuale verso la zona Est della città. Un rebus, il porto di Napoli. Primissima area d’insediamento sin dal VII Secolo a.C., postazione militare strategica e luogo di scambi febbrili per oltre duemilacinquecento anni, poi spazio di sperimentazioni architettoniche e oggi asse portante di un triplice sistema integrato che include il porto di Castellammare di Stabia e quello di Salerno. Un cluster formalizzato nel 2016 il cui nome tace più di quanto dice: Sistema Portuale del Mediterraneo Centrale.

Diverse anime convivono nel porto. La prima è mercantile e non potrebbe essere altrimenti data la conformazione geografica della baia che guarda il Sud dritto negli occhi, e volge le spalle al settentrione e ai suoi venti freddi ostacolati dalla costa che si solleva a protezione dei naviganti. L’anima mercantile del porto di Napoli dialoga con tutto il mondo ed è destinata a tessere trame commerciali sempre più fitte dacché l’ampiezza del Canale di Suez è stata raddoppiata nel 2015, aprendo ulteriormente agli scambi tra il cuore del Mediterraneo e ciò che transita dall’Oceano Indiano. Oggi il porto attrae sempre più container la cui gestione logistica aumenta l’impatto ecologico delle attività portuali sul già provato territorio delle ex-raffinerie petrolifere e modifica radicalmente il paesaggio. Dalle banchine fino alle aree periurbane dove il mare scompare dalla vista e giunge solo in forma di salsedine, migliaia di container colorati si accalcano impilati l’uno sull’altro, come i regoli di uno schema a geometria variabile, sollevati e poi adagiati da gigantesche gru. Tanto che dall’interno del porto il Vesuvio non è più protagonista bensì sfondo di uno scenario industriale spaesante rispetto alla classica e spesso consunta iconografia della città.

Il porto ha un’anima industriale fiera. Il porto brulica. Non soltanto di auto, visto che il tragitto stradale che corre al suo interno funge da tacita arteria di decongestionamento per parte del traffico proveniente dalle zone a ridosso del Vesuvio. Il porto brulica di persone per via della commistione di due industrie: navale e turistica. Resistono, all’interno del porto, le attività di cantieristica che si polarizzano tra la classica manutenzione di cui nel Dopoguerra era l’avanguardia, e la realizzazione di scafi di ultima generazione. Ma laddove aumentano le merci, diminuiscono i lavoratori del settore siderurgico navale. Le diverse ondate di deindustrializzazione che si sono succedute sin dagli anni ’70 del ‘900 hanno fortemente ridimensionato il numero di stabilimenti attivi, con ricadute occupazionali gravose per centinaia di famiglie di portuali. Chi ripopola il porto, invece, sono viaggiatori e crocieristi. Napoli vive un boom del turismo senza precedenti. Non più di dieci anni fa, chi arrivava in città si guardava bene dal fermarvisi: ripartiva subito per Capri, Ischia e Procida, oppure si metteva in viaggio verso la penisola Sorrentina o la Costiera Amalfitana. Oggi Napoli è tornata a essere una meta appetibile, a causa di vari fattori concomitanti. Il principale? La riconfigurazione dei flussi turistici causata dall’innalzamento dei livelli di pericolosità del Vicino Oriente in seguito ai recenti attacchi terroristici di matrice islamica. Eppure Napoli ci ha messo del suo: ha cambiato faccia, si è dedicata al maquillage e si è fatta più bella per i turisti. Dal Centro Storico al Lungomare è migliorata; tutto intorno, però, è peggiorata.

È l’anima architettonica del porto a raffigurare lo spartiacque urbanistico e sociale tra queste due città che vivono fianco a fianco ma parlano linguaggi troppo diversi per comprendersi a vicenda. Da una parte, la Stazione Marittima realizzata come estensione di Piazza del Municipio. Dall’altra la Casa del Portuale, ideata e voluta da Aldo Loris Rossi, che si affaccia su Via Amerigo Vespucci. La Stazione Marittima incarna un composto spazio metafisico animato dai nuovi flussi turistici e guarda a due simboli del potere cittadino: Castel Nuovo e Palazzo San Giacomo. La Casa del Portuale, invece, che si affaccia sul versante opposto dalla parte di Via Amerigo Vespucci, semi-abbandonata e cadente di ruggine siderurgica, incarna il caos generativo di una città che non è interamente leggibile se non a partire dalla sue rovine, dal suo incompiuto, dal non-detto. Un porto di mare, Napoli, dove più che altrove va definendosi il confine tra passato e futuro, tra la città in grado di spiegare le vele per competere nel mondo e la città che non ha altra scelta che annaspare aggrappata a ciò che si ritrova. Il confine, naturale ancorché storico, tra chi ce la fa e chi non ce la fa.

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