Stili di vita

Il ritorno della cancelleria

Intervista al manager di Pineider, storico marchio fiorentino che dal 1774 è specializzato in carta, articoli per la scrittura e pelletteria di pregio.

di Studio

«I giovani sotto i 25 anni non hanno mai “scritto” con carta e penna in maniera assidua come hanno fatto le generazioni precedenti, perciò per loro il ritorno alla carta non è qualcosa che sa di nostalgico, ma piuttosto un’esperienza del tutto nuova, che potremmo definire “cool”. Trovo questa cosa bellissima» dice Giuseppe Rossi, General manager di Pineider, storico marchio fiorentino che dal 1774 è specializzato in carta, penne e articoli per la scrittura e pelletteria di grande pregio. Lo abbiamo incontrato in occasione della 94esima edizione di Pitti Uomo, dove Pineider, rilevato nel 2016 dalla famiglia Rovagnati, ha due avamposti per tutta la durata della manifestazione: uno nello spazio Flair in via De Rucellai, e l’altro nel Padiglione centrale della Fortezza da Basso, cuore della fiera che dal 12 al 15 giugno porta a Firenze la moda maschile internazionale.

Ha scritto recentemente Zoe Wood sul Guardian, commentando il successo della catena australiana di cartolerie Smiggle, sbarcata nel Regno Unito quattro anni fa: «Conosciuta per i suoi quaderni fluorescenti e le matite e le gomme profumate (…) Smiggle vuole intercettare i soldi della paghetta dei ragazzini dai cinque ai quattordici anni. Venti, trenta, cinquanta sterline a settimana: è un’opportunità di mercato più grande di quella si possa immaginare». Non è difficile immaginare che l’odore dolciastro delle penne colorate rimarrà scolpito nei ricordi di quei bambini, ai quali il Managing director di Smiggle, John Cheston, intende offrire quella che lui definisce «una valida alternativa agli schermi di telefoni e computer». Non è difficile immaginare neanche come alcuni di quei bambini, i più secchioni forse, o magari i più raffinati, si appassioneranno da adulti alle cose di carta, ai quaderni pregiati e alle penne stilografiche, di fatto confermando il trend definito da Rossi, quello della cancelleria – o stationery, come da hashtag su Instagram – di alta qualità. È un segmento di mercato, una nicchia, nella quale Pineider si muove sin dall’inizio della sua storia, lunga quasi duecentocinquant’anni, almeno da quando il primo Francesco di una lunga stirpe fiorentina avvia la sua attività di preziose incisioni su carta. «Di lì a pochissimi anni, Pineider ha arricchito la sua proposta con gli articoli in pelle, perlopiù sottobraccio e portadocumenti, per venire incontro alle richieste dei suoi committenti di allora, che erano le grandi famiglie nobiliari e i primi notai del Settecento a Firenze» racconta Rossi. Ed è stato proprio Francesco Pinaider (III, per la precisione) il primo a importare in Europa, nel 1888, la penna stilografica brevettata quattro anni prima da Lewis Waterman negli Stati Uniti.

«Il quaderno di per sé è un oggetto banale, qualcosa su cui scrivere o prendere appunti, che poi non è così scontato di questi tempi. Eppure viviamo un momento in cui sta ritornando la passione per lo scrivere a mano dopo un lungo momento di disinteresse, e noi ci teniamo che questi oggetti siano diversi dagli altri. Sono pensati per un pubblico molto esigente. Ci rivolgiamo a una nicchia di consumatori e non ci interessa uscirne» continua Rossi che sa bene come oggi, che l’industria del cool ha allargato a dismisura i suoi confini, contare su una storia di autenticità rappresenti un valore di mercato pressoché insostituibile. Gli eleganti booknotes Milano e Boston, ad esempio, che portano le filigrane Pineider nel mondo della stampa laser, piaceranno tanto ai feticisti degli appunti da riunione quanto a quelli che fanno delle foto dall’alto su Instagram di desk più o meno improvvisati. Sono piccoli oggetti di lusso che prescindono dall’essere strettamente di moda, o peggio ancora “fashion”, e mantengono così un carattere di atemporalità che soddisfa il consumatore odierno, alla ricerca di un’esperienza di acquisto che non vuole più essere fine a se stessa. «A Pitti tutti ci chiedono se questa è l’ultima collezione e noi rispondiamo che no, quello che presentiamo qui è una linea di prodotti permanenti, che non cambierà troppo negli anni: certamente si arricchirà di nuovi dettagli grafici e sfumature di colore, ampliandosi, ma nella sostanza rimarrà questa. I nostri prodotti hanno un ciclo di vita pluriennale» specifica Rossi.

Oltre al rifiuto ante litteram della stagionalità, oggi messa in discussione dall’intera industria, i prodotti Pineider piacciono indifferentemente agli uomini così come alle donne e sono completamente personalizzabili perché realizzati nei laboratori artigianali (a Firenze e a Roma, per esempio) dove ancora oggi si conservano torchi e stampe centenari. L’obiettivo per il futuro, dice sempre Rossi, è allargare quella nicchia a tutto il mondo: nel 2018 sono stati infatti conclusi accordi di distribuzione su mercati chiave come gli Stati Uniti (da Bergdorf Goodman), il Giappone (da Isetan) e l’Australia, mentre inaugura a Pitti l’e-commerce europeo che permette di crearsi il proprio set da cancelleria e/o borsa. «Siamo piccoli e rimarremo piccoli» ripete spesso l’amministratore delegato del gruppo Rovagnati, Stefano Ferrari. «Vogliamo raggiungere una visibilità internazionale che porti il cliente a scegliere un Pineider proprio perché un Pineider», conclude Rossi. Millennial appassionati di matite compresi.

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