Stili di vita | Moda

Perché gli uomini non usano più il pigiama

È tornato di moda come look elegante, ma non si usa più per andare a dormire.

di Silvia Schirinzi

Un uomo per strada a Shangai nel marzo 2017 (Foto Johannes Eisele/AFP/Getty Images)

Sarà stato probabilmente il 2016 il momento in cui abbiamo raggiunto il “peak-pyjamas”, e cioè quando sia sulle passerelle che nelle gallery di street style (e di conseguenza nei profili delle influencer su Instagram), tornava redivivo il pigiama da uomo indossato come look da giorno. Soprattutto la camicia in seta, blu o bordeaux con i profili bianchi o a righine sottili, e il total look coordinato, hanno riconquistato una popolarità così ampia da essere riprodotti da tutti i fast-fashion e invadere perciò appuntamenti galanti, aperitivi e occasioni speciali. Prada aveva proposto il total look con piume e cristalli con il pantalone tagliato sulla caviglia, Dolce & Gabbana quello a fantasia, Alessandro Michele da Gucci lo aveva subito affiancato al più classico completo sartoriale, in una versione che in qualche modo rimandava ai salotti tangerini di Christopher Gibbs, raccontati recentemente da Costantino della Gherardesca sul Foglio. Il pigiama è tornato quindi prepotentemente a essere un’opzione sia per il giorno che per la sera, come la storia della moda d’altronde insegna: Coco Chanel lo aveva sdoganato già negli anni Trenta, da abbinare al giro di perle per passeggiate e cene anche formali, ma fu Irene Galitzine (che era principessa, non sembri un dettaglio casuale) negli anni Sessanta a renderlo un look che conquistò anche Jackie Kennedy fra le altre.

Michael K. Williams in una famosa scena di The Wire

E fin qui abbiamo parlato di donne, ma gli uomini? Messi in un angolo coloro che oggi sono savi abbastanza da considerarlo un’alternativa alla camicia e al completo, quando si abbandonano le occasioni sociali e si ritorna in camera da letto, la situazione è ben più drammatica. Il pigiama sembra infatti l’ultimo baluardo dell’eleganza maschile a soccombere al casual, inteso come quel generale disdegno à la Silicon Valley per il formale e non come la predilezione per il preppy degli hooligans tra gli anni Ottanta e i primi Novanta, ma quella è un’altra storia. Nel mondo sembra una tendenza inarrestabile ormai da molti anni, sebbene le ricerche in merito non siano aggiornatissime. C’è quella del 2004 di ABC News, ad esempio, citata sia dall’Atlantic nel 2015 che da Mel Magazine in un articolo della scorsa settimana intitolato eloquentemente “The Death of Male Pajamas”. Su un campione di più di 1500 americani intervistati telefonicamente, a fronte di un solido 55% di donne pigiamate, solo il 13% degli uomini dichiara di indossare una camicia da notte e/o un pigiama quando va a dormire, preferendo la più prosaica accoppiata boxer/mutande e maglietta.

Certo, si tratta di statistiche piuttosto vecchie e circoscritte, ma nel pezzo dell’Atlantic si cita anche uno studio più recente, commissionato dallo stesso giornale a Cotton USA e utile a inquadrare il fenomeno del progressivo abbandono degli indumenti da notte. Come parte del loro Global Lifestyle Monitor, Cotton ha chiesto, prima nel 2012 e poi nel 2014, a circa cinquemila persone in Germania, Italia e Gran Bretagna di specificare il tipo di biancheria che utilizzano più spesso, scegliendo tra intimo, calzini, reggiseni, pigiami e magliette della salute. Risultato: i tedeschi sono i più allergici al completo da notte con una media di tre a testa (sporcaccioni), gli italiani quelli che ne possiedono di più (spread anche qui) con ben sei pigiamoni a testa, probabilmente comprati dalla mamma. Alla pubblicazione della ricerca il dato aveva inspirato le più varie reazioni nella stampa nostrana, sempre attenta a questo tipo di attacco al maschio made in Italy: sarà perché i nostri son più mammoni, sarà perché son più eleganti, ma chi può stabilirlo con esattezza?

Nel lontano 2002, La Repubblica segnalava una tanto bizzarra quanto divertente ricerca di Eta Meta per il mensile Class sulle “tribù del sonno” rigorosamente maschili, dove sono stati intervistati cento psicologi «che non hanno dubbi: a ogni abbigliamento che si sceglie quando si va a letto corrisponde un profilo psicologico». Tenendo conto che il 63% di loro è abitudinario (non cambia il pigiama o il tipo di indumento scelto per dormire per anni), gli psicologi delineano ben cinque tipi di maschio italico tra le lenzuola: il “corazzato”, che non dorme mai senza il pigiama perché deve avere tutto sotto controllo, il “bottomless” che si mette solo il pantalone perché è «egocentrico e narciso, ostenta una grande sicurezza ma ha molti problemi irrisolti», il “giannimorandico” che dorme in boxer, ovvero «un uomo normale e disinibito ancora abbastanza sicuro del proprio corpo anche se la pancetta incombe», il “fantasmino” che sceglie la camicia da notte per sembrare parte dell’élite ma è un insicuro pure lui e infine “l’adamitico”, che dorme nudo: sarà anche sexy, ma attenzione perché «rifugge qualsiasi tipo di legame».

Un accesso dibattito redazionale ha invece stabilito che molti di quei pigiami posseduti (per statistica o per decoro) in realtà finiscono per stazionare nel cassetto e semmai si tirano fuori per l’ospedale, e che la stragrande maggioranza degli uomini preferisce dormire con intimo e vecchie magliette declassate dall’attività sportiva al letto, fatta eccezione per quelli che scelgono di addormentarsi in tuta contravvenendo a qualsiasi regola del buon senso. Il pigiama maschile, come racconta bene Brian VanHooker nel sopracitato articolo di Mel, è d’altra parte un retaggio del periodo colonialista dell’Impero Britannico, quando gli ufficiali inglesi erano rimasti talmente impressionati dalla raffinatezza degli ensamble notturni (vestaglie comprese) degli uomini indiani da volerli replicare in Europa, abbandonando gradualmente la camicia da notte. Ovviamente, era un distintivo delle classi privilegiate e diventerà popolare a partire dagli anni Venti, subendo molte reinterpretazioni.

Oggi, come segnala Chavie Lieber su Vox, il pigiama funziona più come oggetto di lusso che come parte integrante del guardaroba quotidiano, parte di una più ampia “gentrificazione” degli spazi del riposo nell’era digitale, assieme a materassi, lenzuola e piumoni che diventano sempre più costosi e ricercati. Si pensi ai marchi specializzati nati negli ultimi anni, come For Restless Sleepers o Sleepy Jones, che puntano (oltre alle donne) alla sempre più esigua nicchia dei vecchi e nuovi dandy, che come diceva al Wall Street Journal lo scrittore e giornalista Glenn O’Brien, proprio non riescono a farsi una ragione «di come si possano indossare boxer e maglietta per andare a letto, davvero non lo capisco».

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