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22:22 venerdì 20 marzo 2026
Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.
Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.
C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.

Chi è Orbán e perché non è un amico dell’Italia

Ritratto del premier ungherese e della sua bromance con Salvini, che lo incontra martedì a Milano.

27 Agosto 2018

Viktor Orbán è l’uomo delle contraddizioni. Se è diventato quello che è, lo deve anche a George Soros, il filantropo liberale che gli ha finanziato gli studi a Oxford. Eppure uno dei provvedimenti più rappresentativi della sua leadership, che ha trasformato l’Ungheria in un punto di riferimento per i sovranisti, è la cosiddetta “legge anti-Soros”, che limita il lavoro delle Ong che accolgono i migranti, preceduta da una campagna antisemita contro il magnate, che è di origine ebraica. Uno dei cavalli di battaglia di Orbán è infatti la lotta contro l’accoglienza dei profughi, che nel caso dell’Ungheria significa la ridistribuzione dei richiedenti asilo, dai cosiddetti Paesi di primo arrivo (Italia, Grecia e Spagna) alle altre nazioni europee. Eppure il premier ungherese annovera tra i suoi sostenitori Matteo Salvini, il ministro dell’Interno di una nazione il cui interesse è, guarda caso, proprio redistribuire i profughi. Detesta l’Europa, perfida unione di nazioni che farebbero meglio a rimanere tali, eppure sta provando a indebolirla tessendo alleanze transnazionali.

Martedì Salvini e Orbán si incontreranno a Milano: non sarà un vertice istituzionale, hanno fatto sapere dal governo, ma politico. Del resto il leader leghista negli ultimi anni ha dimostrato chiaramente di vedere in Orbán un modello, così come prima lo era stata Marie Le Pen (la differenza è che Orbán è al potere dal 2010, mentre il Front National non ha mai vinto un’elezione). Nel 2017 lo stesso Salvini aveva difeso il governo Orbán davanti al Parlamento europeo: la sua Ungheria sì che pensa al bene dei propri cittadini, questo il succo del discorso, mentre l’Europa «si preoccupa dei Rom e dei finti profughi». A giugno, in occasione della visita del vice cancellerie austriaco Heinz-Christian Strache, Salvini e Strache avevano annunciato insieme la nascita di una “coalizione dei volenterosi” tra Roma, Vienna e, appunto, Budapest. «Mi ha telefonato Orbán, insieme a lui cambieremo le regole di questa Europa», aveva detto il leghista a ridosso di quell’occasione.

Orbán, va detto, è anche una creatura politica più complessa di quanto non si tenderebbe a pensare. Come scriveva il New York Times in un profilo di qualche mese fa, appartiene a una tipologia specifica, che è anche quella del presidente ceco Milos Zeman: quei politici dell’Est che furono dissidenti liberali durante i regimi comunisti, e che in tempi più recenti hanno ripudiato l’idea di società aperta, rifugiandosi nel nativismo. La sua è la storia, riassume il Nyt, di un «accademico liberale che si è trasformato in un populista illiberale», anzi in un vero e proprio «eroe dei populisti» di tutta Europa, e anche americani: Steve Bannon si dice sia un estimatore pure lui. Proprio come Putin, visto da destra Orbán è più un simbolo che un personaggio reale.

Il paradosso più grande, in questa bromance Orbán-Salvini, sta proprio nella questione dei profughi. Non si tratta di posizionamento politico, ma di semplice interesse nazionale, un concetto che, per paradosso, i nazionalisti sembrano avere dimenticato. L’interesse dell’Italia è spingere per una redistribuzione dei profughi: il Trattato di Dublino stabilisce che i richiedenti asilo debbano rimanere, in attesa di ottenerlo, nei Paesi di primo arrivo, e non bisogna avere una posizione anti-immigrazione per rendersi conto che questo grava in modo sproporzionato sui Paesi mediterranei. L’Ungheria ha però messo in chiaro che i profughi che arrivano in Italia, Grecia e Spagna non li vuole, ha chiuso le sue frontiere: come si fa a vederla come un alleato?

Un altro paradosso sta nell’idea di Europa. Da Budapest a Roma, i populisti vogliono affossare il progetto di un’Europa senza frontiere: facciamo un’Europa delle nazioni, dicono, ognuno torni a farsi gli affari suoi e a perseguire i suoi interessi nazionali. Il problema è che, per raggiungere questo obiettivo, devono passare da una dimensione sovra-nazionale, cioè europea, con elezioni europee e alleanze europee. Senza contare che anche il discorso sugli interessi nazionali è zeppo di contraddizioni: se ogni governo riprende a farsi i propri, come la mettiamo quando un nostro vicino di casa, come l’Ungheria, ha interessi radicalmente diversi dai nostri?

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