L'attore ha ricevuto minacce di morte e la produzione ha dovuto riempire il set della serie tv di Harry Potter di security per proteggerlo. Tutto per colpa di fan che non hanno neanche il coraggio di dirsi razzisti. E che non sanno nulla di storia della recitazione.
«Musica laetitiae comes, medicina dolorum»: è il motto latino che compare spesso nei dipinti a tema musicale, ad esempio “Lezione di musica”di Vermeer. Ma «musica compagna della gioia, medicina dei dolori» è anche la bio di Nobody. Chi è Nobody? Non si sa: su YouTube la sua foto profilo è un uomo dipinto di spalle, su Spotify un uomo dipinto che si gratta via la faccia. Il primo video caricato sul suo canale risale a 2 anni fa, ha 498 mila visualizzazioni e si chiama “a playlist for mournful minds”. Io però l’ho scoperto grazie a un altro video, risalente a 8 mesi fa, “a playlist for exploring liminal spaces” (607mila views e 596 commenti), accompagnato dagli hastagh #dreamcore e #liminalspaces. Non ricordo cosa stavo cercando, forse cercavo una di quelle playlist ambient per rilassarsi di cui sto abusando negli ultimi mesi, tanto che questi mix di lo-fi, musiche atmosferiche di TikTok e rumori di pioggia sono diventati praticamente l’unica cosa che ascolto. A colpirmi della playlist sugli spazi liminali, però, non è stato tanto il titolo, ma l’immagine, un McDonald’s deserto visto da una certa distanza.
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«Ci ha salvato durante il lockdown e poi si è persa nelle playlist mediocri, ma la musica “per rilassarsi” resta il sottofondo perfetto per questo periodo», scriveva Davide Coppo in un articolo sulla riscoperta della ambient pubblicato a febbraio. Da allora i motivi per cui potremmo sentirci angosciati, disperati, inutili e senza futuro sono aumentati. Negli ultimi mesi ascoltare musica triste e calmante mi è sembrato un modo sobrio e rispettoso per soffrire in silenzio e, al tempo stesso, cercare di mantenere un minimo di controllo sulle emozioni (quanto basta per non passare le giornate nel letto a piangere). Tra rumori di pioggia sul tetto della macchina e l’intramontabile lo-fi girl, le playlist di Nobody sono state una scoperta, non solo per la musica che riuniscono ma per la cura con cui vengono illustrate e titolate. Alcune hanno titoli timidamente consolanti «you’re at your safe place away from problems» (immagine con una saturazione bassissima, al limite del bianco e nero: un letto rosa, con sopra un orsetto, davanti a una grande finestra, fuori una foresta di palme scossa dal vento) oppure «let’s escape from this disappointing reality» (immagine: un uomo che vola tra le nuvole), «quiet solitudine for one hour» (immagine: fari di una macchina nella nebbia), altri non ci provano neanche e sono apertamente malinconici, se non deprimenti: «when life doesn’t feel real anymore», «the pain of recalling memories of an empty life», «you’re inside the last memories of a dying person» (anche questa accompagnata da immagini bellissime).
Altre playlist sono invece dei Pov: «you’re a ghost seeing your loved ones for the last time before going to the afterlife» oppure «you’re a museum copyist delving into the minds of great artists to reproduce masterpieces». Altre sono come delle piccole opere d’arte, ad esempio “bread” che dura solo 33 secondi e ha l’immagine di un pezzo di pane, o “you’re in a post-apocalyptic place for 10 hours and 31 seconds” che dura esattamente 10 ore e 31 secondi. Nei commenti si riunisce una community di malinconici che si augurano buono studio (molte playlist hanno lo scopo di “romanticizzare” lo studio notturno e disperatissimo), parlano delle loro crisi esistenziali e ringraziano Nobody per il lavoro che porta avanti da ormai due anni. La sua bio, da quando ha iniziato, non è mai cambiata.
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