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La Nizza nascosta di Romain Gary

Una passeggiata per le strade della città che accolse una madre in cerca di fortuna e il figlio futuro scrittore, diplomatico, due volte Premio Goncourt.

21 Agosto 2019

Non è solo per una curiosità da turismo letterario che si attraversano i quartieri di Nizza per andare a scoprire il luogo esatto in cui, appena arrivata dalla Polonia, la madre di Romain Gary ha acceso la sua prima sigaretta francese. Una Gauloise Bleue, naturalmente, e il luogo era la Pension de la Buffa, di cui oggi non c’è più traccia. Camminare per le strade e mercati di questa città dove hanno vissuto, tra gli anni ’20 e gli anni ’30 del Novecento, una madre in cerca di fortuna ed un figlio che riempirà la propria vita diventando scrittore, diplomatico, due volte Premio Goncourt grazie ad una sofisticata strategia di pseudonimi e parentele, ma soprattutto un camaleonte mosso dalla curiosità per il mondo, significa anche capire come le città francesi non riescano a celebrare i momenti, come in Francia nessuno ami perdersi in tributi e commemorazioni.

Non esiste, in tutta Nizza, una via dedicata a Romain Gary, ma d’altra parte, con le dovute proporzioni, in tutta Parigi non c’è una via intitolata a Napoleone Bonaparte, dal momento che Rue Napoleon è stata ribattezzata Rue de la Paix, mentre la Rue Bonaparte sulla Rive Gauche è di certo piacevole, ma non è la strada che dedicheresti ad un imperatore. È una caratteristica tutta francese, godersi la vista dalle spalle di giganti e puntare oltre.

Tornando a Gary, certo, su qualche palazzo di Nizza è stata messa la targa “qui ha vissuto…”. Alcuni, come la giornalista Carine Marret, hanno scritto libri utili a curiosi ed appassionati per fare lunghe passeggiate sulle tracce dello scrittore. Esiste anche una biblioteca, La Bibliothèque d’étude et du patrimoine Romain Gary, la più antica di Nizza, intitolata a Gary nel 2017, a trentacinque anni dalla morte. Morte per suicidio, come Hemingway, una mattina a Parigi, nella sua casa borghese al 108 di Rue du Bac, ed in effetti quella di Romain Gary è una vita che un po’ sa di Hemingway, solo meno americana, meno impegnata nell’azione, interamente votata alla ricerca delle radici. Sarà anche per questo che stiamo assistendo, in questi anni, ad un grande successo tra i lettori, che partono dalla storia narrata nella Vita davanti a sé per scendere via via in tutti i dettagli autobiografici de La Promessa dell’alba.

Bene, l’alba è stata Nizza. È in questa città sempre in equilibrio tra Francia, Italia e gente di passaggio, che è si è formato il cosmopolita Romain Gary. Un uomo, un fenomeno fortemente voluto dalla madre, Mina Owczyńska, attrice lituana che raggiunge Nizza per trovare un modo per tirare avanti, come tanti in quella fine degli anni ’20, rimasti senza nulla tra una guerra e l’altra. Arrivano a Nizza soli, nel 1927, senza un padre, senza un marito e senza contatti utili. Qui tutto si svolge intorno ai quartieri Gambetta, Musiciens, Fleurs, Parc Imperial, la lunga Avenue Jean Médecin (all’epoca si chiamava Avenue de la Victorie), l’Hotel Negresco e Boulevard Grosso (che all’epoca era Boulevard Carlone, visto che, appunto, nell’urbanistica francese niente sta mai fermo).

Romain Kacew, giovanissimo, prima di diventare Romin Gary

Cammini tra questi quartieri e non ti accorgi dei confini, i quartieri virano, non si interrompono con dei cartelli come succede alle città. Un chilometro quadrato ricco di alberghi a due o tre stelle, dignitosi, adatti ad accoglierti in un giardino per la colazione, dove si incontra ancora quella comunità russa che nulla ha a che vedere con chi dalla Russia è sceso per comprare ville a Cap d’Antibes. Sono storie fatte di commercio, negozi, qualche ristorante e, soprattutto, la cattedrale di St. Nicolas, la più grande chiesa ortodossa al di fuori della Russia.

È in questo contesto che la madre di Romain Gary, malata di un diabete sempre nascosto al figlio, sbarca il lunario bussando le porte di piccoli commercianti, a loro volta immigrati, che svalutano senza scrupoli l’argenteria che questa donna si è portata dall’est. Quell’argento era la sua sola speranza, solo che valeva davvero poco. Saranno gli orefici francesi di Avenue Jean Médecin ad aiutarla con pochi soldi, ma buoni contatti per ricominciare.  Ed è grazie a questi francesi che la coppia inizia a credere in modo totale, profondo, incondizionato nei valori della Francia. «Se tutti i miei libri sono pieni di appelli alla dignità, alla giustizia, se vi si parla tanto dell’onore di essere uomini», scrive Gary, «forse è perché ho vissuto, fino al’età di ventidue anni, del lavoro di una donna vecchia, malata e spossata».

Licée Massena, Nizza

Gary si forma al Lycée Massena, dove oggi passano tram silenziosi in mezzo ai parchi urbani del più grande piano “green” del Mediterraneo. È qui che inizia a conoscere da vicino i figli della media-borghesia di Nizza, una categoria che non rientrava nei piani della madre per il figlio, ed è qui che apprende per la prima volta della disfatta della Francia contro i tedeschi nel 1870, cosa che la madre, sempre in nome di una personalissima visione della Storia francese, fino a quel giorno gli aveva omesso.

Contatto dopo contatto, madre e figlio finiscono all’Hotel Negresco, già allora quell’edificio da cartolina che emerge tra le palme della Promenade des Anglais, dove ogni giorno ricchi viaggiatori acquistano dalla donna vestiti, cappelli, accessori di moda. Romain Gary è spettatore degli atteggiamenti teatrali della madre. Un palcoscenico che, negli anni che seguono, si trasferirà al Marché de la Buffa, uno straordinario mercato coperto dove si trovava di tutto. All’angolo tra Boulevard Gambetta e Rue de la Buffa, oggi questo luogo è in forte decadenza, vittima di accordi mai realizzati tra sistema politico ed immobiliare. Ma è qui che Romain Gary incontra il suo primo pubblico, ogni giorno i gestori dei banchi di frutta e verdura assistevano all’arrivo della madre con in mano i fogli dei racconti scritti dal figlio, regolarmente rifiutati dagli editori, ma somministrati per via orale ai commercianti, ai quali veniva imposto il silenzio e l’ascolto.

Ingresso Marche de la Buffa

«La mamma si alzava alle sei del mattino, fumava tre o quattro sigarette, beveva una tazza di tè, si vestiva, prendeva il bastone e andava al Marché de la Buffa. Era un posto pieno di grida, di odori e di colori». Ora, chi si trova a passare tra questi banchi abbandonati può immaginare una donna di mezza età, tra un’insulina e l’altra, pretendere attenzione e leggere ad alta voce gli scritti del figlio pieni di «tutto il lirismo esasperato dell’adolescenza». In quel periodo, Romain Gary si firma con il suo primo pseudonimo, Francois Mermont. Mermonts: mare e monti.

È questo, Hotel Mermonts, il nome della pensione che nel 1927, sempre alla ricerca di un punto di svolta, prende in gestione la madre di Gary. «Un giorno, una Rolls-Royce si fermò davanti a casa nostra, l’autista aprì la porta, un piccolo uomo uscì seguendo una bella signorina. Non solo il piccolo signor Jedwabnikas ha acquistato l’edificio ma colpito, come tanti prima di lui, dallo spirito imprenditoriale e l’energia di mia madre, le ha affidato la gestione del palazzo. Nacque così l’hotel-pensione Mermonts».

La Targa di Romain Gary a Nizza

Si trova al numero 7 di Boulevard Grosso, esattamente alla fine della grande e trafficata Rue Dante. Oggi non c’è più traccia né dell’Hotel né del giardino dove passava il tempo la madre in attesa dei clienti. Al suo posto ci sono gli appartamenti residenziali di una costruzione vagamente art deco. Però una targa molto fotografata e condivisa dai turisti letterari ricorda il passaggio, per tre anni, dal 1930 al 1933 di Romain Gary, scrittore e, soprattutto, compagno della Liberazione. Perché il Sud della Francia, oltre ad essere luogo di vacanze ed avventure, è un luogo con una forte vocazione militare. In Provenza, ad Aubagne, ha stabilito il suo quartiere generale la Legione Straniera, a Tolone è nato il grande porto militare, tra la Provenza e la Camargue sono nascosti con discrezione tutti i campi di volo che servono l’aeronautica.

Ed è proprio a Salon-de-Provence che Romain Gary si arruola in aeronautica, lasciando per la prima volta la madre così fiera di un figlio che parte per servire il suo Paese d’adozione, anche se, con grande frustrazione, di aerei e di combattimenti ne vedrà pochi. Nel 1938, Gary torna per una breve licenza a Nizza, scende dal treno e si dirige all’Hotel Mermonts «presi un taxi alla stazione e dopo la curva di Rue Gambetta in Rue Dante potei vedere nel giardinetto antistante l’albergo una figurina che mi fece sorridere, come sempre, con tenerezza ed ironia» scrive nella sua autobiografia. La madre lo accoglie senza commozione, al contrario invita il figlio a farsi carico di una importante missione. «Era molto semplice: dovevo andare a Berlino e salvare la Francia, e incidentalmente anche il mondo, uccidendo Hitler». Affrontare e, se necessario, salvare il mondo fa parte di quella promessa fatta alla madre, al pari di vestirsi presso i migliori sarti di Londra.

Cattedrale Russa St Nicolas, Nizza

Un chilometro più a nord dell’Hotel Mermonts c’è il Parc Imperial. Zona storicamente russa, a pochi passi dalla Cattedrale ortodossa di Saint Nicolas. Quartiere residenziale, immerso nelle siepi e nel silenzio, il rumore delle auto è sostituito da quello delle palline da tennis che rimbalzano sulla terra rossa. Il Lawn Tennis Club, inaugurato alla fine dell’ottocento, era il ritrovo degli aristocratici di tutta Europa. Qui, un pomeriggio del 1927 si trovarono, nello stesso momento, Romain Gary, la madre e il re Gustavo di Svezia. Dopo una lunga partita estenuante e fallimentare che segnò l’adolescenza dello scrittore, finì che il re pagò di tasca propria al giovane, all’epoca ricco solo di carisma e speranze, l’iscrizione per un anno al circolo. Gary non mise mai più piede al Parc Imperial, ma durante la sua lunga carriera diplomatica volle per sempre bene alla Svezia.

Nizza ed il Sud della Francia – Costa Azzurra è il modo in cui la chiama chi viene qui a fare vacanze di baldoria – sono luoghi da sempre segnati dall’incontro di persone che sanno improvvisare, che cercano un’escamotage, un trucco, per farcela. È qui che una rifugiata russa può pretendere una pausa dalle grida del mercato semplicemente dicendo «non sapete con chi state parlando. Mio figlio sarà ambasciatore di Francia, Cavaliere della Legione d’Onore e grande autore drammatico». E non era possibile diventare tutto questo in un piccolo villaggio della Polonia orientale. Fare un giro per le vie della città sulla tracce di Romain Gary e dei colpi di teatro della madre è uno dei modi per capirlo.

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