Hype ↓
08:55 martedì 17 febbraio 2026
Per catturare Maduro l’esercito americano avrebbe usato anche l’intelligenza artificiale Claude Lo ha svelato un'inchiesta del Wall Street Journal, che ha citato fonti anonime «vicine al Pentagono».
Yuko Yamaguchi, la donna che ha “disegnato” Hello Kitty negli ultimi 46 anni, ha lasciato il suo ruolo Ringraziandola per il suo lavoro, Sanrio ha dichiarato che Yamaguchi ha «passato il testimone alla prossima generazione».
I protagonisti della nuova campagna di Zegna sono Mads Mikkelsen ma soprattutto i Giardini d’inverno di Pietro Porcinai Né serra né veranda, ma ponte ideale tra i luoghi dell'abitare e il paesaggio. Furono realizzati negli anni '60 e da allora sono rimasti invariati.
Il capo di Instagram ha detto che passare 16 ore al giorno sui social non significa avere una dipendenza dai social Secondo Adam Mosseri, passare tutto questo tempo su Instagram costituisce, nel peggiore dei casi, un «uso problematico» della piattaforma.
Il giorno di San Valentino più di un milione di iraniani della diaspora sono scesi in piazza in tutto il mondo per protestare contro il regime Era dal 1979 che non si vedevano manifestazioni così partecipate di iraniani che vivono lontano dall'Iran.
Il prossimo film di Sean Baker sarà ambientato in Italia e avrà per protagonista Vera Gemma Il regista di Anora ha detto che sarà una «lettera d'amore alle commedie sexy italiane degli anni '60 e '70».
L’Irlanda è il primo Paese al mondo a introdurre il reddito di base per artisti Il BIA (Basic Income for Arts) consiste in un compenso di 325 euro alla settimana che arriverà a 2 mila artisti scelti a estrazione tra 8 mila richiedenti.
Sull’isola di Epstein c’era un Pokestop di Pokemon Go ma non si sa chi è stato a metterlo lì E probabilmente non lo sapremo mai, visto che lo sviluppatore del gioco Niantic nel frattempo lo ha rimosso.

Il presepe siamo noi

Edoardo De Angelis racconta il suo adattamento del classico di Eduardo De Filippo, Natale in casa Cupiello, in onda su Rai1 il 22 dicembre.

21 Dicembre 2020

«Provo un senso di appartenenza viscerale nei confronti di quest’opera e di Eduardo De Filippo. È un legame strano, perché non è solo un legame intellettuale o un punto di contatto con la mia esperienza di spettatore. È qualcosa di più: è qualcosa che ha a che fare con la natura umana». Edoardo De Angelis – regista di Indivisibili e Il vizio della speranza, napoletano, classe ‘78 – parla di De Filippo come di un maestro di vita. Cita opere e passaggi, influenze e lezioni. Il suo adattamento di Natale in casa Cupiello, in onda su Rai1 il 22 dicembre, non è semplicemente un omaggio: è il confronto di un autore con un altro, è la possibilità di ripercorrere certi passi, di studiarli da vicino, di modificarli. «Eduardo non ci ha raccontato solo delle storie di famiglia, mescolate nel calderone della sua arte. Ci ha mostrato il mondo. E dopo averlo visto in quel modo, dal suo punto di vista, seguendo il suo dito, non siamo più riusciti a guardarlo diversamente. Abbiamo iniziato a parlare la sua lingua».

E che lingua è?
Il suo è un napoletano particolare, specifico. C’è stata una lunghissima discussione, anche a distanza, tra De Filippo e Roberto De Simone. Proprio su questo. Per De Simone, De Filippo non rappresenta la cultura napoletana in sé, ma la cultura borghese. E la diatriba, se la vogliamo chiamare così, attiene soprattutto alla lingua. Perché Eduardo ha riscritto il napoletano, e le generazioni successive si sono sempre espresse in quel napoletano. Antropologicamente, è una cosa straordinaria.

Perché?
Perché ti dà la misura dell’influenza che ha avuto e ha ancora sugli esseri umani.

Ma chi era De Filippo?
In un’intervista Flaiano disse: se vogliamo identificare un autore importante, capace di far parlare davvero gli esseri umani, dobbiamo pensare ad Eduardo De Filippo. Eduardo ha elevato la scrittura teatrale a scrittura letteraria. E anche lì, volendo, c’è stato un movimento carpiato.

In che senso?
Non è partito dalla dimensione letteraria, ma dalla vita stessa. Eduardo lo diceva spesso: il teatro si confonde con la vita e la vita si confonde con il teatro. Questo legame è uno dei suoi insegnamenti più importanti.

L’altro qual è?
È riuscito nella magia, incredibile, di scrivere tragedie facendo comunque ridere. È la cosa che cerco di fare da sempre, fin dal mio primo lavoro. Voglio far convivere, nello stesso fotogramma, queste due anime, questi due sentimenti: la disperazione più profonda e l’attaccamento gioviale alla vita.

Ricorda la prima volta che ha visto Natale in casa Cupiello?
No. Ma è una cosa che è sempre stata presente nella mia memoria. De Filippo è come il terremoto: sai che c’è stato, sai che esiste, ma non ricordi con precisione la prima volta che l’hai avvertito.

Confrontarsi con le sue opere, con la sua eredità, è una sfida o un’occasione?
Un’occasione. Ma per poterla cogliere è necessario compiere un grande gesto liberatorio.

E cioè?
Per questo film, ho chiesto a tutti di dimenticare l’interpretazione di Eduardo. Quello che deve resistere è l’Eduardo autore.

Di cosa parla Natale in casa Cupiello?
Di famiglia. È il tema fondamentale. Abbiamo un padre che sta affrontando una crisi profonda del suo ruolo. Da una parte ci sono quelli che vogliono la famiglia nella sua visione classica, immutabile. E poi ci sono quelli che la vogliono cambiare.

Sergio Castellitto nel ruolo di Luca Cupiello

Il presepe è un elemento chiave.
C’è questo libro bellissimo di Roberto De Simone, intitolato Il presepe popolare napoletano, in cui si parla di Benino, il pastore che dorme. Benino rappresenta l’anello di congiunzione tra il mondo reale e il mondo onirico. Quando nasce Gesù, Benino si sposta, si avvicina alla grotta e diventa il pastore della meraviglia. E questa è una simbologia pratica. Una cosa che fa anche Eduardo.

In che modo?
I personaggi di Natale in casa Cupiello si muovono tutti tra temi morali e sentimentali. Luca è attaccato al presepe e alla famiglia tradizionale: è vero. Così come Tommasino e Ninuccia, i suoi figli, sono attaccati ad una visione più libera del mondo. Ma Luca capisce il desiderio degli esseri umani di non rimanere fermi. E Ninuccia e Tommasino sanno che non c’è una libertà assoluta.

Con la sua versione di Natale in casa Cupiello, che cosa ha provato a fare?
Con il cinema, questi movimenti si possono esplorare meglio. Sono uscito dalla dimensione teatrale e ho provato ad approfondire alcuni aspetti. Solo quelli accennati dallo stesso Eduardo, però. Come la relazione tra i due fratelli.

Perché ha scelto Sergio Castellitto per il ruolo del protagonista?
Durante la prima riunione, dissi che Luca doveva essere interpretato da un napoletano. Fu una reazione di pancia. Io lavoro sempre con attori della mia terra. Ma poi ho capito una cosa.

Che cosa?
Che servivano un nuovo corpo e una nuova voce per una nuova interpretazione. E che non dovevano essere per forza napoletane. Castellitto è stato la scelta giusta. Anche perché è uno di quegli attori-autori, e questa è una caratteristica importante nel lavoro di Eduardo. In questo adattamento, si possono notare alcuni cambiamenti. In alcuni momenti o in alcune battute.

Quanto è importante l’eredità di De Filippo oggi?
Eduardo è il nostro Shakespeare, i suoi racconti sono racconti archetipici. I sentimenti che racconta sono sentimenti che riguardano ogni essere umano. Sarebbe un errore gravissimo considerarlo solo come patrimonio della tradizione napoletano. È un autore conosciuto in tutto il mondo, e le repliche degli spettacoli di Toni Servillo, anche le riprese, ne sono un esempio evidente.

Ma come si adatta De Filippo in un film?
Non ci deve essere nessuno sforzo. Deve essere naturale. Questi testi possono vivere anche in un linguaggio diverso da quello originale. Anzi, scavare questo tesoro ha riportato alla luce nuovi gioielli, nuove cose, che sono perfette per il cinema.

Questo film, però, andrà in onda in tv.
Non ho mai pensato di fare televisione. L’ambiente in cui abbiamo lavorato è stato un ambiente di grande rispetto per la dimensione autoriale. C’era un clima di totale sostegno. E poi in questi anni c’è stato un progressivo sgretolarsi delle barriere tra estetica televisiva ed estetica cinematografica. Sono due spazi che oggi coesistono.

A lei piace il presepe?
Molto. Lo faccio da quando ero bambino, e adesso lo faccio con la mia famiglia. Ogni anno aggiungiamo un nuovo pastorello. Quest’anno abbiamo aggiunto la bufala, che è particolarmente vicina alle mie origini. Ma il presepe non può non piacere.

ⓢ Perché?
Perché il presepe siamo noi.

Articoli Suggeriti
Leggi anche ↓
Il prossimo film di Sean Baker sarà ambientato in Italia e avrà per protagonista Vera Gemma

Il film sarà una «lettera d'amore alle commedie sexy italiane degli anni '60 e '70».

Per Federico Frusciante il migliore dei mondi possibili era quello in cui si parla sempre e solo di cinema

È morto a 52 anni uno degli youtuber più famosi d'Italia, un "anti-critico" che aveva iniziato con una piccola videoteca a Livorno ed era arrivato ad avere un pubblico di migliaia e migliaia di appassionati.

L’Irlanda è il primo Paese al mondo a introdurre il reddito di base per artisti

Il BIA (Basic Income for Arts) consiste in un compenso di 325 euro alla settimana che arriverà a 2 mila artisti scelti a estrazione tra 8 mila richiedenti.

Eravamo prontissimi a stroncarlo, ma “Cime tempestose” di Emerald Fennell è davvero difficile da odiare

La regista semplifica al massimo la trama del romanzo di Emily Brontë, scatenandosi invece nei costumi, nelle scenografie e nella descrizione dell'attrazione erotica tra i protagonisti, con un risultato molto tenero.

Alla Berlinale, il Presidente della giuria Wim Wenders è stato criticatissimo per aver detto che «il cinema deve stare lontano dalla politica»

Lo ha detto durante la conferenza stampa di presentazione del festival, rispondendo a una domanda su Israele e Palestina.

Per il suo centenario, E/O ripubblicherà tutta l’opera di Christa Wolf con le copertine degli anni Ottanta

Si comincia il 9 aprile con la riedizione di Cassandra.