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21:49 martedì 17 marzo 2026
La foto di un giornalista ha mostrato cosa resta al Dolby Theatre dopo la cerimonia degli Oscar: una montagna di spazzatura Cibo, cartacce, bottiglie vuote: la foto ha fatto arrabbiare molti per l'inciviltà mostrata dai partecipanti alla cerimonia. La colpa, però, non è delle celebrity.
Una ricerca ha scoperto che, contrariamente a quanto si credeva, la cannabis non ha nessuna efficacia nella cura di ansia e depressione Si tratta della più grande ricerca di questo tipo mai fatta. Secondo i risultati, usare i cannabinoidi per curare ansia, anoressia nervosa, Ptsd o altre dipendenze non serve a nulla.
C’è una petizione per fare della Hoepli una bottega storica di Milano e provare così a salvarla dalla chiusura Petizione che ha già raccolto più di 48 mila firme, tra cui quelle di Eleonora Marangoni, Mario Calabresi, Alessandro Cattelan e Vinicio Capossela.
Tutti aspettavano il ritorno di John Galliano nella moda, ma nessuno si aspettava sarebbe stato una collezione per Zara La collaborazione tra il brand del gruppo Inditex e lo stilista di Gibilterra durerà due anni, e la prima collezione arriverà nei negozi a settembre.
Israele ha detto che agli sfollati libanesi non sarà consentito tornare a casa Secondo le autorità libanesi più di 1 milione di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, a quanto pare definitivamente.
Dal 20 marzo torneranno al cinema, in versione restaurata, i film di Béla Tarr Si comincia con Perdizione, poi Le armonie di Werckmeister, Sátántangó e Il cavallo di Torino. E a seguire verranno tutti gli altri.
Sempre più persone vanno dallo psicologo dicendo di essersi ammalate di depressione per colpa della politica Stress cronico, spaesamento, ansia. La cura più efficace, al momento, sarebbe l'attivismo, quello vero.
Il creatore di Fortnite sta usando i miliardi guadagnati con il videogioco per comprare foreste e salvarle dall’abbattimento Tim Sweeney sta usando il suo patrimonio personale per salvare milioni di chilometri quadrati di foresta, sottraendoli alla speculazione immobiliare.

Come sarà la fase 2 dei musei?

Una piccola inchiesta per capire quando e in che modo potremo tornare a visitare una mostra.

15 Maggio 2020

E alla fine la fase 2 arrivò anche per i musei e le gallerie d’arte. Il D Day, dopo tanto dibattere, è stato fissato per il 18 maggio, anche se le riaperture vere e proprie avverranno in molti casi il giorno successivo. Sono due mesi che le sale espositive italiane sono rimaste deserte. Secondo le linee guida dettate dal Comitato Tecnico Scientifico istituito per l’emergenza Coronavirus per poter riaccogliere pubblico dovranno seguire una serie di misure minuziose: si va dagli orari di apertura prolungati alle aperture serali, dall’obbligo di prenotazione dei biglietti online agli ingressi limitati in proporzione alle dimensioni degli spazi. E poi dispenser con gel disinfettante per le mani posizionati ovunque, pulizia quotidiana degli ambienti e, ça va sans dire, obbligo della mascherina per tutta la durata della visita.

Ma a che punto siamo? Come cambierà il nostro modo di ammirare una scultura, un quadro o una videoinstallazione? Cristiana Perrella, direttrice del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato è piuttosto serena. «Le caratteristiche del nostro museo, che è grande e spazioso, rendono più semplice adeguarsi alle norme di sicurezza», spiega. «Anche l’essere fuori dai grandi flussi turistici, come quelli che investono la vicina Firenze, ci consente di non dover fare i conti con problemi pressanti di contingentamento dei visitatori. Il nostro è sempre stato uno “slow museum”, dove si viene apposta e ci si prende il tempo di vedere una mostra con calma». Lo slow museum toscano dunque ha fissato la riapertura il 21 maggio con un orario ridotto (dal giovedì alla domenica, dalle 12 alle 20) e con l’ingresso gratuito fino a giugno. «Sarà un test», fa sapere Perrella. «Abbiamo tutto: termoscanner, gel disinfettante, schermi per gli operatori della biglietteria. Potranno entrare sessanta visitatori contemporaneamente. Solo più avanti dopo valuteremo se tornare o meno all’orario pieno». Il Pecci ripartirà con The Missing Planet, la grande mostra sulla rilettura di una delle raccolte della collezione, quella sull’arte post-sovietica, prorogata fino a fine agosto. Ma anche con una serie di progetti nuovi: la video installazione di Adrian Paci Interregnum, ed Extra Flags, l’esposizione delle bandiere d’artista commissionate durante il lockdown.

Anche Roma si prepara al grande rientro, strutturando un piano di capienze massime per ogni sito riaperto al pubblico. Non potranno entrare più di cento persone all’ora nei Musei Capitolini e ai Mercati di Traiano; cinquanta visitatori a Palazzo Braschi e Centrale Montemartini così come all’Ara Pacis; mentre un massimo di ottanta persone all’ora sono consentite nei Fori Imperiali e nell’area della Colonna Traiana. Per i Musei Vaticani e il Colosseo, i luoghi più gettonati, sono previste visite serali e il prolungamento fino a quattro ore dei normali orari, con chiusura tra le 22 e le 23 non solo di sabato ma anche in due giorni infrasettimanali ancora da decidere.

A Milano il piano prevede che 19, 20 e 21 maggio saranno aperti, fra gli altri, il Castello Sforzesco e la GAM. Nel weekend del 22-24 maggio apriranno invece il Museo del Novecento, Palazzo Morando e il MUDEC. Palazzo Reale l’opening al 28 maggio, dal giovedì alla domenica. E le gallerie private? Ognuno deciderà come muoversi. La Galleria milanese di Giò Marconi per esempio riaprirà con Mario Schifano. «Abbiamo scelto di ripartire con lui», spiega Giò Marconi. «Ovviamente provvederemo alla sanificazione degli ambienti e a predisporre tutti i dispositivi di sicurezza. Gli ingressi per ora saranno contingentati e solo su appuntamento. Speriamo davvero sia una fase di transizione. Non vediamo l’ora di tornare alla normalità». La Galleria Poggiali di Milano vuole riprendere il cammino in modo naturale. «Pur prendendo le dovute precauzioni», spiega Marco Poggiali, «non vedo uno stravolgimento così netto rispetto a prima. La galleria purtroppo non è uno spazio che vive di grandi folle. Cercheremo di fissare incontri personali per le visite e di spostare fino a luglio la mostra di Olaf Breuning. Il futuro? Si sa ben poco. Vivremo alla giornata cercando di organizzare eventi di qualità e abbandonando una volta per tutte queste noiosissime dirette Instagram».

Anche alla Monitor Gallery di Roma tutto è pronto. «Ma andremo per gradi», spiega la direttrice Paola Capata. «Fino al 3 Giugno saremo aperti solo su appuntamento. Lavoreremo chi in galleria, chi da remoto, ma a “porte chiuse” al fine di garantire una ripresa il più possibile sicura e graduale». Nonostante il notevole impatto sul lavoro, il lockdown, secondo Capata, ha anche offerto lo spunto per trovare nuove strade alternative. Una di queste è il ricorso all’online. «Da aprile ad oggi», spiega la direttrice, «abbiamo prodotto tre viewing room dedicate a Ian Tweedy, la cui mostra avrebbe dovuto essere inaugurata nella sede Lisbona a fine Marzo; Io sono verticale, group show ora in corso negli spazi di Pereto, e Oscar Giaconia, in scena a Roma. La visita virtuale è una opportunità non solo per i collezionisti ma anche per curatori e addetti ai lavori. Certo, l’incontro dal vivo è un’altra storia…».

La fondazione Macte di Termoli, piccolo gioiello, nel cuore del Molise, ha scelto il 20 maggio per riprendere, rendendo gratuita fino al 30 giugno la mostra, prorogata fino al 13 settembre, dedicata a Nanda Vigo [scomparsa il 16 maggio, ndr]. «Per l’accesso e le modalità di visita seguiamo quanto previsto dalle normative centrali e regionali», dice Paolo Larivera De Matteis, presidente Fondazione Macte. In futuro, per lui, il modo di vivere l’arte non cambierà proprio per quella fisiologica esigenza che il visitatore ha di instaurare un rapporto di “intima tangibilità emotiva” con le opere che osserva. «Forse cambierà l’esperienza di visita», aggiunge. «Probabilmente aumenterà la qualità del tempo che ognuno di noi vi dedicherà. Ma sono certo che nello svolgere la loro funzione, i musei riscopriranno un nuovo modo di diventare il cuore pulsante della loro comunità».

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