L’album contiene 12 canzoni che esplorano «i temi della spiritualità, dell'amicizia, della libertà e della resistenza di fronte a forze oscure e minacciose». Tra le collaborazioni c'è ne è anche una con Rosalia.
Al Met c’è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole
Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
Le nuvole sono probabilmente una delle cose più disegnate di sempre. Sono tra le prime cose che i bambini mettono sul foglio, accanto al sole e alla casetta, e quasi sempre hanno la stessa forma: tre o quattro archi gonfi uniti da una linea piatta e colorate di azzurro. E non c’è niente di più difficile da dipingere bene, come sapevano i pittori, che per secoli ci hanno provato con risultati alterni. Le ritroviamo nelle icone delle previsioni del tempo, nel cloud dei nostri telefoni, nella sigla dei Simpson di Matt Groening e sulla carta da parati della cameretta di Andy in Toy Story. Le nuvole sono sopra di noi e intorno a noi, e sono tra i soggetti più rappresentati di sempre: le hanno dipinte Andrea Mantegna, che ne riempì l’oculo della Camera degli Sposi a Mantova, e René Magritte, che nel Falso specchio le fece scorrere dentro un occhio. Eppure rappresentarle in modo realistico è stato per molto tempo difficilissimo. Al Metropolitan Museum di New York la mostra Chasing Clouds racconta proprio questo, di come pittori, scienziati e fotografi ci hanno provato nel corso dei secoli.
Il percorso parte dai primi anni dell’Ottocento, quando le nuvole diventano un soggetto centrale per l’arte e per la scienza. I paesaggisti che dipingevano all’aperto, en plein air, le usavano per dimostrare di saper cogliere gli effetti più passeggeri della natura. John Constable, uno dei protagonisti della mostra, dedicava così tanto tempo a questo esercizio da avergli dato un nome, skying – letteralmente “cielando” o “andare a caccia di cieli”. Negli stessi anni i meteorologi cominciavano a studiare le nuvole e a classificarle per la prima volta. Dagli anni Trenta dell’Ottocento ci prova anche la fotografia, che avrebbe dovuto catturare il cielo con una precisione mai vista. All’inizio, però, non ci riusciva: le prime lastre erano poco sensibili al blu e nelle immagini il cielo veniva fuori bianco. I fotografi allora dipingevano le nuvole a mano sulle stampe, oppure univano due negativi, uno per il paesaggio e uno per il cielo. Solo all’inizio del Novecento i progressi della chimica e dell’ottica hanno permesso di ottenere fotografie di nuvole all’altezza della pittura.
Oltre a Constable, in mostra ci sono opere di Eugène Delacroix, Gustave Le Gray e John Singer Sargent. Il percorso si chiude con gli Equivalents di Alfred Stieglitz, più di duecento fotografie del cielo scattate a partire dagli anni Venti sopra il lago George, nello Stato di New York, in cui le nuvole diventano anche un modo per raccontare lo stato d’animo del fotografo. Per il curatore Stephen C. Pinson sono «forme visibili che spesso si rifiutano di stare ferme». Chasing Clouds è aperta dal 14 settembre e si può visitare fino al 28 febbraio 2027 nella Gallery 852 della sede sulla Fifth Avenue.