La pandemia ha cambiato il nostro aspetto

Tra nuovi trend beauty, una maniacale cura della pelle o assenza di make-up, anche il nostro atteggiamento verso la bellezza si sta modificando.

12 Novembre 2020

«Aspettare che le persone si uniscano alla mia riunione virtuale è come organizzare una festa e attendere che arrivino gli ospiti. Tranne per il fatto che, nel frattempo, me ne sto lì seduta a guardarmi nello schermo, realizzando quanto sia tragicamente un cesso». Lo ha scritto Sara Atnikov lo scorso maggio, riflettendo su quello stato di disagio certo che l’ha portata a truccarsi per ogni meeting su Zoom. Che se non è stato il make-up sono stati i capelli, la tuta sì tuta no, potremmo aver ridotto la nostra routine ai minimi storici ma ci siamo coperti le occhiaie o comunque sforzati di mostrare una scheggia di dignità almeno dalla testa alla vita per un’ora di riunione, a volte è stato un peso, altre volte l’unica occasione di decoro e di controllo in un momento in cui non riuscivamo a controllare niente. Adesso è tornato tutto – non se n’è mai andato – noi tra le mura di casa, Google Meet, le cose un po’ aperte un po’ chiuse, le nostre abitudini sono state ancora sconvolte. E così, di nuovo senza palestre, senza semipermanente, senza rossetto, la ceretta di Maria Bonita Depilazione Estetica che ce l’ha tolta l’ultimo Dpcm, forse siamo sul punto di adottare un nuovo atteggiamento più accomodante nei confronti del nostro aspetto.

Se è vero che la crisi economica legata alla pandemia da Covid-19 ha colpito in maniera più o meno intensa quasi tutti i settori produttivi, cosmesi compresa (a giugno i numeri diffusi da Cosmetica Italia parlavano di una perdita di introiti pari al 48 per cento del valore), con Sephora di LVMH che ha chiuso numerosi negozi, altri prodotti per convesso hanno subito una strana crescita: quelli classificati come benessere della persona, creme, balsami, sieri, maschere, che enfasi. Non è un caso infatti che le vendite dedicate alla cura della pelle, come ha spiegato il New York Times, abbiano superato per la prima volta quelle per il trucco – che in realtà starebbero rallentando già dal 2017. Un recente sondaggio condotto da No7 supporterebbe l’idea di un “nuovo stile”, meno esigente, rivelando che l’82 per cento delle donne nel mondo al momento indosserebbe molto meno make-up rispetto ai mesi precedenti il primo lockdown. A maggio abbiamo pensato “magari una volta che le restrizioni si saranno allentate, passeremo comunque più tempo a casa rispetto a prima, interagiremo meno di persona, non avremo bisogno di truccarci ogni giorno, sarà fantastico vivremo benissimo”, poi abbiamo iniziato a uscire, e siamo tornati in lockdown. C’è chi per andare all’Esselunga di via Padova a fare la spesa adesso si mette l’ombretto argento, «così mi do un tono», dice.

Perché di varianti, modalità con cui ci stiamo abituando a questa vulnerabilità inevitabile, ce ne sono tantissime. Per alcuni la cura della pelle è diventata un obiettivo da perseguire pedissequamente, ci facciamo dieci maschere al giorno come se seguissimo la skincare routine psicotica di Patrick Bateman in American Psycho perché almeno proviamo qualcosa di diverso. Nel pieno di una pandemia, il fatto che stare al passo con le relazioni e il lavoro spesso richieda di sedersi davanti a una telecamera ha riacceso le insicurezze, durante il primo lockdown ci abbiamo provato ad essere perfezionisti, sistemarci la faccia, ma ora siamo troppo stanchi, troppo rassegnati, su Zoom abbiamo iniziato a notare tra noi che non ce ne frega più niente. Fin da piccola sono stata una discepola della chiesa di Joan Rivers di Fashion Police. Ho scoperto solo la scorsa settimana che andare a fare la spesa struccata in pigiama e cappotto mi fa sentire punk come le Olsen dopo Una pazza giornata a New York quando già a 18 anni avevano visto fallire la loro carriera cinematografica, o come Britney che prende a ombrellate una macchina.

C’è chi punta tutto sugli occhi, secondo Allure è l’anno degli ombretti con i colori accesissimi e delle sopracciglia perfette, chi ha rinunciato alle unghie smaltate – stando a Jessica Defino del Nyt la pandemia segnerà probabilmente la fine dell’ossessione per la manicure in favore di una maggiore attenzione alla salute delle mani – semplicemente perché ha trasferito da un’altra parte le proprie energie mentali, in una sorta di rivalutazione dei valori. Come a dire: non è possibile che tutti questi sconvolgimenti non compromettano alcune di quelle norme di bellezza che in qualche modo ci sono state imposte, proprio come la prima Guerra mondiale aveva galvanizzato le donne a rinunciare alla pettinatura Pompadour con le confezioni di capelli finti da sistemarsi in testa, per un bob molto meno impegnativo.

Quando sentiamo di non avere il controllo su cose che non possiamo cambiare, assumiamo maggiore controllo su ciò che, al contrario, possiamo manomettere a nostro piacimento come l’aspetto personale. Ci diamo nuove abitudini per costruirci nuovi spazi di padronanza sulla vita, con un ombretto, una crema, un profumo, basta pochissimo. E ci siamo accorti che alcune cure, anche quelle banalissime per piacerci e ottimizzarci, sono sempre servite più a noi che agli altri per farci stare meglio. Continueremo finché ce ne sarà bisogno, anche ad andare a fare la spesa pieni di ombretto. Chissà se Joan Rivers fosse viva che cosa direbbe.

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