Hype ↓
23:24 giovedì 22 ottobre 2026
In una nuova biografia viene svelata l’origine del leggendario odio di Cormac McCarthy per la punteggiatura Da studente fu pagato per "sfoltire" i saggi del '700, a cominciare da Swift. Da lì inizio a odiare virgolette e punti e virgola, e a usare le virgole col contagocce.
Paul Mescal, Daisy Edgar Jones, Jonathan Glazer, Irvine Welsh, Tilda Swinton, i Kneecap e molti altri hanno firmato una lettera in difesa di Sally Rooney «Sally Rooney è una scrittrice, non una terrorista», inizia così la lettera pubblicata dopo che l'editore Faber ha ritirato i libri della scrittrice irlandese dai negozi del Regno Unito per via del suo sostegno a Palestine Action.
L’AI ha scoperto nel linguaggio su cui si regge il 70 per cento dei siti web una falla gravissima che era lì da 10 anni e di cui nessuno si era mai accorto Due vulnerabilità critiche in PHP permettono di prendere il controllo dei server senza autenticarsi. Adesso si tratta di correggerle prima che AI "cattive" ne approfittino.
Sulle nuove sterline Winston Churchill, Jane Austen, William Turner e Alan Turing lasceranno il posto a un riccio, un barbagianni, un bombo e una pulcinella di mare Quasi mezzo milione di britannici ha votato gli animali che sostituiranno i personaggi storici sulle prossime sterline. Hanno vinto il riccio, il barbagianni e il bombo, a cui la Banca d’Inghilterra ha aggiunto la pulcinella di mare.
A quanto pare tanti uomini leggono romanzi romance, ma si vergognano a dirlo e lo fanno di nascosto Leggono Bridgerton e romantasy, ne parlano solo su Discord e chiedono l’anonimato. In Italia sono quasi uno su cinque nella fascia tra i 25 e i 54 anni.
Richard Linklater sta girando il suo film più ambizioso, così ambizioso che non sarà pronto prima del 2040 È un adattamento del musical Merrily We Roll Along di Stephen Sondheim e per il momento sono ne state girate tre parti su nove.
Il 50 per cento dei Gen Z dice che evita di ballare in pubblico per paura di essere ripreso e diventare virale Quasi un ragazzo della Gen Z su due evita di ballare in pubblico per paura di essere filmato e finire sui social. Lo dice un sondaggio di LifeStance Health, secondo cui la FOMO ha lasciato il posto alla paura di diventare content senza volerlo.
Dopo 188 anni si è finalmente scoperto il luogo in cui è stata scattata la prima fotografia della storia a ritrarre degli esseri umani Nel 1838 Louis Daguerre voleva fotografare un boulevard, ma sulla lastra rimasero impressi anche due sconosciuti: un lustrascarpe e il suo cliente. Quasi due secoli dopo, tre registi hanno ritrovato il punto esatto in cui si trovavano, e ora una targa li ricorda.

Le cose preferite – Back to school

Cancellini, diari, walkman, vocabolari: cinque autori raccontano oggetti e situazioni che per loro significano (ancora) il ritorno a scuola a settembre.

di Aa.Vv.
05 Settembre 2016

Le cose preferite è una nuova rubrica: di tanto in tanto firme di Studio sceglieranno alcune “cose” a cui sono legate, un frutto o un tipo di vestiario o un’esperienza, da descrivere in poche frasi. Dato che oggi inizia l’ultima settimana d’estate per milioni di studenti della scuola dell’obbligo italiana, abbiamo chiesto a cinque nostri autori di “recensire” altrettanti oggetti o situazioni che per loro, ad anni di distanza, significano ancora tornare a sedersi al proprio banco dopo due mesi abbondanti di vacanze.

*

Walkman

All’età di quindici anni frequentavo una scuola superiore alla Garbatella. La scuola si trovava a trenta chilometri dal quartiere in cui abitavo. Prendi una mappa di Roma, considera il cerchio del Gra e facci sopra un bel taglio che solchi la città per tre quarti, da nord a sud… Ecco, io ripetevo questa laparotomia verticale due volte al giorno, mattina e sera, prima in un verso poi nell’altro. Passavo le infinite ore di viaggio con la faccia incollata ai vetri degli autobus e delle metropolitane, con le diverse forme di paralisi emotiva che ne possono conseguire a quell’età. La mia cura era un oggetto che non esiste più: il walkman.

Erano gli anni a cavallo tra la fine degli Ottanta e l’inizio dei Novanta, in giro c’era musica eccezionale, ma l’album che mi sparavo nelle orecchie ogni giorno era un disco del 1972, Made in Japan dei Deep Purple. La mia era una scuola di cinema, passavamo molto tempo a guardare vecchi classici in Vhs. L’insegnante di storia del cinema era una donna anziana che lasciava brillare i suoi occhi minuscoli dietro a un paio di lenti enormi, gongolando trasognata alla vista di antichi capolavori in bianco e nero. Nel buio, non visti, noi studenti ci isolavamo indossando le cuffie di spugna del walkman, scambiandoci le cassette (Maxell, Basf, Tdk, queste ultime erano le mie preferite), qualcuno fumava, qualcun altro precipitava in un altro mondo.

Sono passati ventotto anni.

Oggi salgo in macchina per andare in ufficio (lavoro, manco a farlo apposta, in una scuola di cinema) e mi capita di ascoltare un pezzo degli Okkervil River, “Where The Spirit Left Us”. A metà canzone c’è una strofa, otto parole che finiscono per coprire un arco molto ampio di tempo, per azzerarlo e distruggerlo:

Did the silence drop? Did your walkman stop?

(Andrea Pomella)

Youthful Weedies

Vocabolario di greco

Chi ha studiato al classico sa qualcosa che agli altri non è dato sapere: l’unico libro che meriterebbe di bruciare in un nuovo Fahrenheit 451 – se non direttamente all’inferno – è il Rocci. Vocabolario Greco-Italiano, lorenzo rocci scritto minuscolo, società editrice Dante Alighieri, copertina blu. Peso 2 chilogrammi circa, pagine di carta sottile da grande manuale, quella che al primo gesto di rabbia o impazienza si strappa. Se hai fatto il ginnasio e come altra sciagura di gioventù avevi quel tipo di genitori favorevoli alle difficoltà perché temprano il carattere, a quattordici anni ti avevano comprato proprio lui. La famiglia liberale e progressista per i figli invece sceglieva La Magna-Annaratone, il dizionarietto a prova di somaro. Come l’orologio di Topolino: lì c’era il greco stampato a lettere grandi e chiare, un italiano facilissimo, pesava un terzo dell’altro. Nessun senso di frustrazione all’apertura.

Il Rocci invece era la Sparta dei vocabolari: sfogliavi e odorava di avversità. Davvero un vocabolario sarebbe riuscito a rovinarti l’esistenza dal primo all’ultimo giorno di scuola superiore? Certo. Per tre motivi.

1) Perché sembrava uscito da una pressa medievale. La scrittura greca era un corsivo minuscolo e diabolico del 1940. Con l’italiano non andava meglio: toni da epopea e prosa barocco-fascista. Se avevi il Rocci traducevi la versione due volte.

2) Perché era inutile sperare in una frase difficile già tradotta. Nessun aiuto, farcela o no dipendeva da te. Il mondo ti imponeva la sua prima legge: hai più possibilità di cavartela da solo che ad aspettare soccorsi. E imparasti che alle soluzioni si arriva in un solo modo: inventandosele per disperazione.

3) Perché ogni tanto trovavi la citazione che ti serviva e gridavi al miracolo. La prova più spietata a cui ti sottoponeva il Rocci era il compito in classe, quando cercavi per lunghi paragrafi e a un certo punto incrociavi proprio la frase che ti stava facendo impazzire, tutta intera. All’inizio sembrava l’arcobaleno, poco dopo scoprivi che era solo riportata in greco ma non tradotta. Era la vita che si esibiva nella sua specialità: la beffa.

Il momento migliore con il tuo vocabolario veniva a giugno. Sorridevi al dorso blu sbrindellato dalle mille volte che ci avevi passato le mani e senza essere minimamente fiero dell’ultimo anno di studi pensavi soltanto “non ti rivedrò per tre mesi”. Sentivi che era una felicità strana, un sollievo colpevole. In anticipo di vent’anni Lorenzo Rocci ti stava dando l’anteprima del tuo futuro in ufficio, stavi imparando com’è odiarsi tra adulti. (Ester Viola)

Cancellino

La mia maestra di italiano delle elementari ci teneva che non lo chiamassimo “cancellino”, ma più propriamente cassino. Forse perché veniva dalla provincia di Frosinone, da un paese chiamato così, ragion per cui immaginavo che il geniale attrezzo fosse un’invenzione originaria di là. Il dizionario della Hoepli lo definisce «rotolo di cimosa che serve per cassare i segni del gesso sulla lavagna. Sinonimo: vivagno». Ah beh, allora. Capisco solo ora che quella palla di polvere di gesso non c’entrava niente con Cassino, e nemmeno con l’abbazia di Montecassino, né coi placiti cassinesi, di cui la maestra ci parlò in tempi come minimo prematuri. «Sao ko kelle terre»… Forse, pensavo, quell’utensile si chiamava così non per la sua provenienza, ma perché serviva a cancellare le kappa dell’italiano volgare per sostituirle con le q e le ch dell’italiano “vero”. Oggi, dopo che tante volte ho sostituito la ch con la k negli sms del vecchio Startac, scopro che cassino derivava (ovviamente) da cassare. Non solo era un bell’oggetto, fatto a forma di Girella, ma si poteva anche srotolare un po’ dal fondo mentre pensavi alla risposta che non sapevi, ed era divertente correre sull’ardesia a quadretti con quella specie di pattina della mano, per cassare le cazzate scritte prima dell’ingresso della maestra. Mi fa pensare a Io speriamo che me la cavo, all’allora così magica parola sgarrupato.

Se ero chiamata alla lavagna la prima ora, sbriciolavo la pastiglietta amara di fluoro tra le dita, e poi pulivo la mano sul cassino, quel simpatico cassatore vintage, il cui nome era impolverato di mistero. Solo lui mi fa accettare volentieri che le aule dei miei figli non si siano ancora dotate di Lim. (Arianna Giorgia Bonazzi)

School Hearing Test

Diario

Veniva ogni anno, quel momento. Due mesi e mezzo di vacanze (due-mesi-e-mezzo!). Poi, all’improvviso, un pomeriggio, guardando la televisione, incappavi nella prima pubblicità delle cartelle, degli astucci e dei diari. E capivi: la scuola stava per riprendere. Ma quell’attimo – oh, sant’Iddio, quale incanto perduto! – non recava né angoscia, né paura o tristezza. Al contrario: dopo mesi (due-mesi-e-mezzo!) di mare, quasi provavi un’emozione, una voglia. Pensavi ai compagni da rivedere, alla città in cui saresti rientrato. Incredibile a dirsi: non vedevi l’ora. Cartella e astuccio non andavano presi, perché andavano bene anche quelli dell’anno prima. Ma il diario! Ti precipitavi a ricomprarlo – dei Masters, di Jonathan dimensione avventura – e lo sfogliavi pregustando. Quelle pagine vuote, i fogli bianchi (in che giorno della settimana sarebbe capitato il tuo compleanno?), erano segno dei tuoi buoni propositi: l’anno sarebbe stato bello, era un fatto.

Oggi ho due figli, e guardando annoiato Rai Yoyo incappo nelle stesse pubblicità. E mi domando cosa pensino i bimbi. Non ho mai smesso di pensare a settembre come al vero Capodanno, il momento in cui giuro e faccio nuove promesse: quest’anno – ma sì, “quest’anno scolastico” – più vita sociale, più sport, più progetti… Non manterrò niente, come sempre. Ma, mi dico: come altro dovremmo comportarci, se non illudendoci ogni volta? Se non pensando a un diario da scrivere? Forse non sei veramente fregato finché fai propositi davanti alle pubblicità dei diari. Finché speri e credi, a ogni santo settembre, a dodici mesi di «dimensione avventura». (Errico Buonanno)

Pesca di beneficenza

Hanno allestito la pesca di beneficenza nell’aula di musica. C’è un lenzuolo bianco con un buco alla mia altezza. È tirato agli angoli e ben teso come un muro dietro cui non si può andare né vedere. Abbiamo cinquemila lire a testa, siamo in una coda che è lunga tutta la scuola, e uno per volta diamo i soldi all’insegnante di ginnastica. Piano piano ci avviciniamo al lenzuolo bucato. I compagni di classe mi sono mancati per i primi due giorni dopo la fine della scuola. Chi ha già infilato il braccio ha tirato su giocattoli brutti, quaderni da femmina, magliette con la scritta della scuola. Dietro al lenzuolo c’è un altro insegnante che senza vederti sceglie cosa farti catturare. Io immagino la prodezza di pescare quanto lì dietro c’è di più bello. Prima di lasciarmi qui davanti stamattina i miei genitori mi hanno messo in tasca la banconota da cinquemila lire e mi hanno fatto gli auguri.

Devo capire se complimentarmi anche con chi ha pescato male fin qui o se fare come se questi bambini che mi sfilano accanto per tornare ciascuno alla propria classe siano fantasmi che non dovrei neanche vedere. Così infilano il braccio tutti, così adesso lo infilo io. L’insegnante di ginnastica non dimette per un istante il suo buonumore. Mentre la mia mano scompare dentro il lenzuolo, mi faccio delle premonizioni: mi servirebbe una cartella con i dinosauri, un temperino capiente che mi manca ancora nell’astuccio, e vorrei anche una palla piccola con cui giocare nei corridoi durante l’intervallo di pranzo. Il cielo della finestra ha il colore del pavone. Ho pescato un cancellino rotondo, da lavagna. Quando ritorno a casa, metto la punta della lingua tra i denti davanti. La strada che fanno i miei genitori in macchina è piena di buche nell’asfalto, di sicuro la morderò. (Gabriele Di Fronzo)

Immagini Hulton Archive
Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.