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L’epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo è dovuta anche al fatto che i primi contagiati risultavano negativi perché sono stati testati per la variante di Ebola sbagliata I sanitari hanno sottoposto tutti al test per rilevare la variante Zaire. Si è poi scoperto che le infezioni erano dovute a quella Bundibugyo.
Sally Rooney pubblicherà Intermezzo in Israele con un editore filopalestinese che si oppone all’occupazione e all’apartheid Negli ultimi 5 anni la scrittrice aveva rifiutato di essere tradotta e pubblicata in Israele, una scelta fatta per sostenere il movimento BDS (Boycott, Divestment, Sanctions).
La NATO è preoccupata che se la guerra in Iran dovesse continuare si ritroverà senza armi e munizioni perché gli Stati Uniti ne stanno usando troppe Finora gli Usa hanno speso 29 miliardi di dollari per una guerra di cui non si vede la fine e ancora non è chiaro lo scopo.
C’è una gran polemica nel mondo letterario perché la Premio Nobel Olga Tokarczuk ha detto di aver usato l’AI durante la stesura del suo nuovo libro Cosa che in realtà non ha mai detto, come si è affretta a spiegare lei stessa in un comunicato stampa in cui precisa che l'AI non scriverà mai al posto suo.
Se siete in Sicilia e incontrate Mick Jagger, sappiate che è lì perché interpreta il padre di Josh O’Connor nel nuovo film di Alice Rohrwacher La sua parte però sarà piuttosto breve, poco più di una scena accanto a Kyo, il personaggio interpretato da Josh O'Connor.
Il prezzo del desideratissimo Royal Pop di Swatch e Audemars Piguet è già crollato ma era assolutamente prevedibile Molti reseller stanno dunque scoprendo solo ora che passare ore in fila ad aspettare forse non è stata la più sensata delle decisioni.
Cate Blanchett produrrà l’adattamento cinematografico di Fashionopolis, il famosissimo libro-denuncia sul fast fashion di Dana Thomas Lo farà con la sua società di produzione, Dirty Films. Il film verrà scritto (e co-prodotto) dalla stessa Dana Thomas e diretto da Reiner Holzemer.
La Presidente irlandese Catherine Connolly ha detto di essere orgogliosa di sua sorella Margaret, medico di bordo della Global Sumud Flotilla arrestata dalle forze armate israeliane Lo ha detto durante un incontro con re Carlo a Buckingham Palace. E ha aggiunto di essere anche «molto preoccupata».

La pandemia ha fatto rinascere Il giornale del Quartetto

Fondato nel 1864, si occupa di musica classica, ma non solo.

08 Marzo 2021

Ci sono Andrée Ruth Shammah del Teatro Franco Parenti di Milano, Evelina Christillin del Museo Egizio di Torino, Umberto Angelini della Triennale di Milano, ma anche Dominique Meyer del Teatro alla Scala, Lionello Cerri dello Spazio Cinema Anteo, Roberto Andò, regista e scrittore palermitano (che racconta Leonardo Sciascia a 100 anni dalla nascita). Tutti rappresentanti di una cultura sospesa che da un anno ormai attende di tornare sul palco e accogliere le persone nei suoi spazi abbandonati. Per dare loro voce, rinasce il Giornale del Quartetto.

Fondato nel 1864 da Arrigo Boito e Casa Ricordi, nello stesso giorno in cui venivano messe le basi della Società del Quartetto, da dicembre del 2020 ha ripreso le sue pubblicazioni sotto la direzione di Biagio Scuderi, ex Direttore del magazine di musica classica Amadeus. «Quando a marzo sono approdato nella Società del Quartetto mi sono imbattuto nell’archivio del giornale e ho pensato che questo era l’anno perfetto per riprenderlo in mano e creare così nuove connessioni con tutti coloro che, a causa della pandemia, non abbiamo potuto più incontrare nelle nostre sale». Il magazine mensile infatti viene non solo distribuito presso la Sala Verdi e il Teatro la Scala (nella speranza, appunto, che prima o poi si ripopolino) ma anche inviato in versione digitale ai cinquemila iscritti alla newsletter e ai 25 mila iscritti milanesi del FAI, partner dell’iniziativa.

«Abbiamo appena organizzato il nostro primo concerto in streaming con il Quartetto di Cremona, in occasione del compleanno di Fabio Vacchi del 19 febbraio, e partecipando così al Festival “Silenzio in sala a tempo di musica”. Parlarne sul nostro giornale è stato un modo per farlo conoscere ma anche per farlo vivere più a lungo». Il prossimo passo dovrebbe essere quello di distribuirlo in larga scala, in modalità free press, come già fanno alcune riviste d’arte ormai note, come Artribune, o, nei primi anni, Mousse. L’obiettivo è quello di proporre un nuovo modello editoriale e recuperare uno spazio perduto. «Le riviste specializzate nel nostro settore scarseggiano, e quelle che ci sono propongono ancora i cd in copertina, mentre i giornali generalisti ci dedicano sempre meno spazio. Per questo, e per arrivare a tutti, vorrei allontanarmi il più possibile dall’house organ classico e dare voce a tutte le forme d’arte. Inoltre abbiamo iniziato ad integrare nel piano editoriale il programma di sala, ormai vecchio nella forma in cui lo conosciamo».

Dei numeri originari, che uscirono per due anni, ogni due settimane, Scuderi vorrebbe mantenere non solo l’autorevolezza ma anche l’ambizione di partecipare in prima linea al dibattito culturale. «Venivano pubblicate tutte le rassegne degli spettacoli che avvenivano in Italia e all’estero, frutto di un lavoro di ricerca e di presenza importante sul territorio e su tutta la scena musicale del momento».

Inoltre, in uno dei primi numeri del vecchio giornale, c’è il discorso integrale dell’allora Ministro francese dei Beni Culturali, Jean Baptiste Philibert Vaillant, per mettere a confronto, in modo critico, le scarse attività rivolte alla cultura nel nostro Paese. Chiedo a Scuderi se dopo oltre un secolo le cose siano cambiate, e cosa ne pensa del discorso del neo Primo Ministro Mario Draghi sulla cultura che va sostenuta, pena la perdita dello spirito (oltre che dei molti soldi). «Credo sia fondamentale riportare la cultura al centro della narrazione, e Draghi lo ha fatto. Ha definito l’Italia una grande potenza culturale e ha preannunciato un incontro dedicato al prossimo G20 per sostenere il comparto. Il rischio infatti è quello di perdere un patrimonio che definisce la nostra identità. Ora aspettiamo di vedere in cosa si tradurrà questo slancio». Ci sono paesi che stanno facendo meglio di noi? «Prendiamo la Germania, con cui siamo abituati a confrontarci: parlano di cultura in modo serio e con grande consapevolezza, affiancando al discorso azioni concrete di sostegno e supporto».

Nei primi tre numeri della nuova edizione troviamo un manifesto, il Canto della Rinascita, con cui la Società del Quartetto ha inaugurato la Stagione concertistica del 2020/21, rappresentato da un’opera originale di Fornasetti e dedicato «alla nostra città piegata dalla pandemia, a chi ha sofferto e perso i propri cari, a tutti coloro che si sono spesi senza riserva per curare i malati, alla musica e ai tanti musicisti di colpo caduti nel buio del silenzio».  C’è poi un’intervista sulla DAD, in cui Cristina Frosini, Direttrice del Conservatorio Giuseppe Verdi, racconta le criticità obiettive dell’insegnamento della musica a distanza: «l’appiattimento del suono, l’impossibilità di interazione fisica, l’ascolto talvolta davvero faticoso a causa delle linee disturbate». Ma c’è anche un elogio agli archivi digitali, come quello della Pinacoteca di Brera e della Biblioteca Nazionale Braidense, e Wunderkammer, una rubrica a cura dell’Archivio Storico Ricordi che ogni mese propone una “rarità dalle sue collezioni”.

Nel numero di marzo c’è ovviamente un omaggio a Sanremo – con una foto d’archivio che ritrae il Quartetto Cetra protagonista dell’edizione del 1954 – ed è dedicato ad Igor Stravinskij in vista dell’avvicinarsi dei 50 anni dalla morte (il 6 aprile). Proprio Stravinskij, negli anni della spagnola, inventò un modello per esportare gli spettacoli facilmente, con veloci allestimenti, una voce recitante e sette strumenti. «Nasce l’Histoire du soldat su testo di Charles-Ferdinand Ramuzù», scrive Michele Dall’Ongaro, Sovrintendente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. «Dopo la prima del 28 settembre 1918 il progetto di farlo girare in diverse città dalla Svizzera naufraga a causa della spagnola che contagia il compositore». Da qui l’idea di «un inedito modo di pensare il teatro musicale generato dalle necessità e difficoltà del momento». I nostri teatri alternativi li abbiamo trovati nel web, ma anche nelle riviste che nascono, rinascono e resistono, e che continuando mettere la cultura al centro del loro discorso, ci offrono spazi infiniti per l’immaginazione.

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