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Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
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La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.

La pandemia ha fatto rinascere Il giornale del Quartetto

Fondato nel 1864, si occupa di musica classica, ma non solo.

08 Marzo 2021

Ci sono Andrée Ruth Shammah del Teatro Franco Parenti di Milano, Evelina Christillin del Museo Egizio di Torino, Umberto Angelini della Triennale di Milano, ma anche Dominique Meyer del Teatro alla Scala, Lionello Cerri dello Spazio Cinema Anteo, Roberto Andò, regista e scrittore palermitano (che racconta Leonardo Sciascia a 100 anni dalla nascita). Tutti rappresentanti di una cultura sospesa che da un anno ormai attende di tornare sul palco e accogliere le persone nei suoi spazi abbandonati. Per dare loro voce, rinasce il Giornale del Quartetto.

Fondato nel 1864 da Arrigo Boito e Casa Ricordi, nello stesso giorno in cui venivano messe le basi della Società del Quartetto, da dicembre del 2020 ha ripreso le sue pubblicazioni sotto la direzione di Biagio Scuderi, ex Direttore del magazine di musica classica Amadeus. «Quando a marzo sono approdato nella Società del Quartetto mi sono imbattuto nell’archivio del giornale e ho pensato che questo era l’anno perfetto per riprenderlo in mano e creare così nuove connessioni con tutti coloro che, a causa della pandemia, non abbiamo potuto più incontrare nelle nostre sale». Il magazine mensile infatti viene non solo distribuito presso la Sala Verdi e il Teatro la Scala (nella speranza, appunto, che prima o poi si ripopolino) ma anche inviato in versione digitale ai cinquemila iscritti alla newsletter e ai 25 mila iscritti milanesi del FAI, partner dell’iniziativa.

«Abbiamo appena organizzato il nostro primo concerto in streaming con il Quartetto di Cremona, in occasione del compleanno di Fabio Vacchi del 19 febbraio, e partecipando così al Festival “Silenzio in sala a tempo di musica”. Parlarne sul nostro giornale è stato un modo per farlo conoscere ma anche per farlo vivere più a lungo». Il prossimo passo dovrebbe essere quello di distribuirlo in larga scala, in modalità free press, come già fanno alcune riviste d’arte ormai note, come Artribune, o, nei primi anni, Mousse. L’obiettivo è quello di proporre un nuovo modello editoriale e recuperare uno spazio perduto. «Le riviste specializzate nel nostro settore scarseggiano, e quelle che ci sono propongono ancora i cd in copertina, mentre i giornali generalisti ci dedicano sempre meno spazio. Per questo, e per arrivare a tutti, vorrei allontanarmi il più possibile dall’house organ classico e dare voce a tutte le forme d’arte. Inoltre abbiamo iniziato ad integrare nel piano editoriale il programma di sala, ormai vecchio nella forma in cui lo conosciamo».

Dei numeri originari, che uscirono per due anni, ogni due settimane, Scuderi vorrebbe mantenere non solo l’autorevolezza ma anche l’ambizione di partecipare in prima linea al dibattito culturale. «Venivano pubblicate tutte le rassegne degli spettacoli che avvenivano in Italia e all’estero, frutto di un lavoro di ricerca e di presenza importante sul territorio e su tutta la scena musicale del momento».

Inoltre, in uno dei primi numeri del vecchio giornale, c’è il discorso integrale dell’allora Ministro francese dei Beni Culturali, Jean Baptiste Philibert Vaillant, per mettere a confronto, in modo critico, le scarse attività rivolte alla cultura nel nostro Paese. Chiedo a Scuderi se dopo oltre un secolo le cose siano cambiate, e cosa ne pensa del discorso del neo Primo Ministro Mario Draghi sulla cultura che va sostenuta, pena la perdita dello spirito (oltre che dei molti soldi). «Credo sia fondamentale riportare la cultura al centro della narrazione, e Draghi lo ha fatto. Ha definito l’Italia una grande potenza culturale e ha preannunciato un incontro dedicato al prossimo G20 per sostenere il comparto. Il rischio infatti è quello di perdere un patrimonio che definisce la nostra identità. Ora aspettiamo di vedere in cosa si tradurrà questo slancio». Ci sono paesi che stanno facendo meglio di noi? «Prendiamo la Germania, con cui siamo abituati a confrontarci: parlano di cultura in modo serio e con grande consapevolezza, affiancando al discorso azioni concrete di sostegno e supporto».

Nei primi tre numeri della nuova edizione troviamo un manifesto, il Canto della Rinascita, con cui la Società del Quartetto ha inaugurato la Stagione concertistica del 2020/21, rappresentato da un’opera originale di Fornasetti e dedicato «alla nostra città piegata dalla pandemia, a chi ha sofferto e perso i propri cari, a tutti coloro che si sono spesi senza riserva per curare i malati, alla musica e ai tanti musicisti di colpo caduti nel buio del silenzio».  C’è poi un’intervista sulla DAD, in cui Cristina Frosini, Direttrice del Conservatorio Giuseppe Verdi, racconta le criticità obiettive dell’insegnamento della musica a distanza: «l’appiattimento del suono, l’impossibilità di interazione fisica, l’ascolto talvolta davvero faticoso a causa delle linee disturbate». Ma c’è anche un elogio agli archivi digitali, come quello della Pinacoteca di Brera e della Biblioteca Nazionale Braidense, e Wunderkammer, una rubrica a cura dell’Archivio Storico Ricordi che ogni mese propone una “rarità dalle sue collezioni”.

Nel numero di marzo c’è ovviamente un omaggio a Sanremo – con una foto d’archivio che ritrae il Quartetto Cetra protagonista dell’edizione del 1954 – ed è dedicato ad Igor Stravinskij in vista dell’avvicinarsi dei 50 anni dalla morte (il 6 aprile). Proprio Stravinskij, negli anni della spagnola, inventò un modello per esportare gli spettacoli facilmente, con veloci allestimenti, una voce recitante e sette strumenti. «Nasce l’Histoire du soldat su testo di Charles-Ferdinand Ramuzù», scrive Michele Dall’Ongaro, Sovrintendente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. «Dopo la prima del 28 settembre 1918 il progetto di farlo girare in diverse città dalla Svizzera naufraga a causa della spagnola che contagia il compositore». Da qui l’idea di «un inedito modo di pensare il teatro musicale generato dalle necessità e difficoltà del momento». I nostri teatri alternativi li abbiamo trovati nel web, ma anche nelle riviste che nascono, rinascono e resistono, e che continuando mettere la cultura al centro del loro discorso, ci offrono spazi infiniti per l’immaginazione.

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